Siglato l’accordo tra le regioni dell’arco alpino nord orientale per il monitoraggio genetico dell’orso bruno

Pan: «indispensabile tenere sotto controllo la popolazione ursina che si è diffusa in tutto il NordEst».

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Orso M49 Maurizio Papillon

Regioni e Province autonome dell’arco alpino fanno squadra per tracciare la presenza dell’orso bruno con un monitoraggio genetico, che fotografi consistenza e l’andamento evolutivo della specie protetta.

Sono circa una settantina i plantigradi, segnalati in Trentino, a seguito dell’azione di ripopolamento dalla Slovenia effettuata vent’anni fa. La Regione Veneto, insieme a Lombardia e Friuli Venezia Giulia e alle province di Trento e Bolzano e sotto il coordinamento di Ispra, dà continuità al monitoraggio degli esemplari, che spesso sconfinano nelle province e regioni contermini, affidando alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (ente di ricerca strumentale della Provincia trentina) le analisi di laboratorio dei campioni biologici. Lo scopo è costruire un data-base organico e a lungo termine sulla presenza della specie protetta nelle aree alpine e prealpine del quadrante nordorientale.

«L’accordo – spiega l’assessore all’agricoltura, Giuseppe Pan – fa seguito ai piani di azione che da oltre dieci anni la Regione Veneto ha adottato, in collaborazione con le Province e il Corpo forestale dello Stato, per seguire l’evoluzione dell’orso bruno e tracciare i casi di dispersione dal nucleo originario stabilendo legami di parentela e variabilità genetica. Questo nuovo accordo, valido sino al 2022, ci impegna a condividere ed aggiornare un database relazionale in formato elettronico accessibile online che raccolga tutte le informazioni di campo, come segni di presenza, danni, tracciamento radio, avvistamenti, e i risultati delle analisi genetiche su tutto l’areale di presenza della specie, al fine di conoscere lo stato della popolazione sulle Alpi, con informazioni puntuali su distribuzione, consistenza, caratterizzazione demografica, trend e status genetico. La banca dati interregionale – conclude Pan – ci consentirà di monitorare riproduzione e spostamenti dell’orso bruno e di fornire alle comunità delle aree interessate o limitrofe ai suoi movimenti un primo strumento di informazione, prevenzione e gestione della specie».

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