Unimpresa, in un anno i prestiti alle aziende crollati di 42 miliardi

Poca speranza di un reale impegno del mondo creditizio a sostegno del mondo produttivo coinvolto nella crisi Coronavirus. Politino: «lunedì si apre una fase cruciale per il futuro del Paese, quando partiranno milioni di richieste per finanziamenti garantiti dallo Stato». 

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Strada sbarrata per le imprese italiane in banca: secondo il Centro studi di Unimpresa, i prestiti alle aziende, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 42 miliardi di euro (-6%) trainati al ribasso sia dai crediti a breve termine (-16 miliardi) sia dai finanziamenti di medio e lungo periodo (-25 miliardi). In crescita di 5 miliardi i prestiti alle famiglie, trainati dal credito al consumo (+8 miliardi) e dai mutui (+3,9 miliardi), comparti che hanno evitato il tracollo e compensato il pesante calo registrato sul fronte dei prestiti personali (-7,8 miliardi). In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di oltre 37 miliardi, passando da 1.304 miliardi a 1.266 miliardi: in media oltre 3 miliardi al mese tagliati ad aziende e cittadini. Inoltre, negli ultimi 12 mesi, da febbraio 2019 a febbraio 2020, le rate non pagate (sofferenze) sono calate: nell’ultimo anno si è registrata una diminuzione di oltre 28 miliardi (-28,47%) da 164 miliardi a 71 miliardi.

«Lunedì si apre una fase cruciale per il futuro del Paese, quando partiranno milioni di richieste da parte delle Pmi italiane per i prestiti alle aziende garantiti dallo Stato grazie al “Decreto Liquidità” – commenta il vicepresidente di Unimpresa, Salvatore Politino -. L’atteggiamento avuto degli istituti negli ultimi anni purtroppo non lascia ben sperare: temiamo comportamenti dilatori da parte delle banche, molte delle quali vedono, nei prestiti garantiti, un appesantimento di costi senza alcuna contropartita di ritorno. Il rischio è che le aziende perderanno tempo. Chiediamo alle banche trasparenza»prestiti alle imprese

Secondo il rapporto dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, il totale dei prestiti al settore privato è calato nell’arco dell’ultimo anno, da febbraio 2019 a febbraio 2020, di 37,6 miliardi (-2,89%) passando dai 1.304,1 miliardi di febbraio 2019 ai 1.266,4 miliardi di febbraio 2020. Nel dettaglio, è calato di 41,8 miliardi (-6,18%) lo stock di prestiti alle aziende passati da 676,9 miliardi a 635,1 miliardi: in particolare, sono calati di 16,2 miliardi (-7,52%) da 215,6 miliardi a 199,4 miliardi i crediti a breve termine (fino a 1 anno); giù di 4,7 miliardi (-2,89%) i prestiti di media durata (fino a 5 anni) scesi da 163,1 miliardi a 158,3 miliardi; sono decisamente calati di 20,8 miliardi (-7,00%) i finanziamenti di lungo periodo (oltre 5 anni) passati da 298,1 miliardi a 277,2 miliardi. Risultano complessivamente in leggera salita, invece, di 4,1 miliardi (+0,66%) i prestiti alle famiglie, passati da 627,2 miliardi a 631,3 miliardi: in particolare, è salito di 8,1 miliardi (+7,77%) il credito al consumo (denaro concesso per acquistare elettrodomestici, automobili, televisori e smartphone) passato da 103,7,06 miliardi a 111,8 miliardi; in aumento anche i mutui di 3,9 miliardi (+1,03%), saliti da 379,9 miliardi a 383,8 miliardi; in deciso calo, invece, i prestiti personali, scesi di 7,8 miliardi (-5,47%) da 143,5 miliardi a 135,6 miliardi.prestiti alle imprese

Per quanto riguarda i prestiti non rimborsati, si registra un rilevante calo delle sofferenze lorde, diminuite in totale di 28,5 miliardi (-28,47%) dai 100,1 miliardi di febbraio 2019 ai 71,6 miliardi di febbraio 2020. Il rapporto tra sofferenze lorde e prestiti è passato dal 7,68% al 5,66%. Sono calate di 18,3 miliardi (-27,32%) le rate non pagate dei prestiti alle aziende, scese da 67,4 miliardi a 49,1 miliardi; in diminuzione di 8,6 miliardi (-39,04%) anche i crediti deteriorati riconducibili alle famiglie, passati da 22,1 miliardi a 13,5 miliardi e continuano a calare anche quelli legati alle imprese familiari, scesi da 8,1 miliardi a 6,3 miliardi, in contrazione di 1,8 miliardi (-22,67%); risultano in crescita di 361 milioni (+15,21%), invece, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni, dei fondi e delle Onlus, passate da 2,3 miliardi a 2,7 miliardi. Il totale delle sofferenze nette, ovvero quelle non coperte direttamente da garanzie, è diminuito di 7,6 miliardi (-22,83%) da 33,6 miliardi a 25,9 miliardi. Il rapporto tra sofferenze nette e prestiti è passato dal 2,58% al 2,05%.

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