Unimpresa: Italia fanalino di coda in Europa per i prestiti garantiti

La denuncia di Unimpresa: «serve azzerare la burocrazia nell’erogazione della liquidita, soprattutto per le Pmi». «Serve una nuova guida politica, forte, autorevole e determinata». 

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Unimpresa critica il premier Giuseppe Conte per l'eccessiva lentezza nell'erogazione dei prestiti garantiti alle Pmi.

Italia ancora una volta fanalino di coda, nel panorama europeo, sui prestiti con garanzia pubblica: secondo il Centro studi di Unimpresa, a metà aprile, quando nel Belpaese la macchina dei finanziamenti con paracadute non era ancora in moto, in Francia erano già state sbloccate 150.000 pratiche, in Spagna 44.000, in Germania10.000 e in Gran Bretagna 6.000.

Per Unimpresa in Italia, al 5 maggio, le richieste complessive esaminate dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese erano arrivate a quota 90.000: di queste, 70.000 si riferiscono a finanziamenti fino a 25.000 euro e le restanti 20.000 a operazioni fino a 800.000 euro. Sono soltanto 170, invece, le operazioni avviate con garanzia Sace (oltre 800.0000 euro), ma quelle autorizzate sono solo tre.

«Sembra più facile fare vacue promesse che rimboccarsi le maniche, come hanno fatto i nostri colleghi europei. In Germania, infatti, sono stati erogati aiuti alle imprese con grande speditezza dal 4 aprile, in Franciadal 19 marzo e negli Stati Uniti è stato attuato il “Paycheck protection program” (PPP), che prevede forme di finanziamento immediato alle imprese in difficoltà – commenta il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri -. I Paesi alleati hanno un fattore in comune: l’azzeramento totale o quasi di burocrazia. In un contesto, come quello italiano, proprio la burocrazia, ogni giorno che passa, determina la morte di qualcheimpresa».

Secondo Unimpresa, le 90.000 domande al Fondo centrale di garanziavalgono5,4 miliardi di euro: le 70.000 domande per i prestiti fino a 25.000 euro per 1,5 miliardi di euro, mentre le 20.000 richieste fino a 800.000 euro ammontano a 3,9 miliardi. Per quanto riguarda Sace, il totale delle 170 istruttorie esaminate si riferiscono a richieste di prestiti per complessivi 12,5 miliardi.

In Italia le garanzie pubbliche valgono 210 miliardi. In Gran Bretagna sono già stati erogati 1,1 miliardi di euro di finanziamenti garantiti, in Francia le operazioni sbloccate ammontano complessivamente a 22 miliardi. La Franciaha messo a disposizione garanzie per 300 miliardi, la Spagna per 100 miliardi, la Germania per 822 miliardi; in Gran Bretagna, vengono concessi fino a 5 milioni di sterline con garanzia pubblica concessa dal governo all’80% alle piccole e medie imprese che fatturano fino a 45 milioni di sterline.

«Le imprese non si aiutano a parole, ma con fatti concreti, in grado di produrre risultati nell’immediato futuro. Il governo starebbe lavorando ad un differimento dei versamenti, sospesi per i mesi di marzo, aprile e maggio, per le varie imposte dirette e indirette, al 16 settembre 2020 o in “comode” rate mensili, fino a dicembre 2020. Inoltre, si apprende, con stupefatto interesse, che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i termini delle attività degli enti impositori è solo sospesa, per circa 84 giorni, quindi non annullata. Dove sarebbe l’aiuto concreto tanto annunciato dal Governo?» si chiede Salustri, convinto che «le imprese italiane abbiano bisogno di un supporto finanziario importante e di una reale riduzione delle imposte, oggi più che mai. Da una parte, il fisco continua a fare una guerra ormai inutile e pericolosa nei confronti dei contribuenti italiani. Dall’altra, si piega al sovranismo europeo che continua a manipolare a proprio piacimento il nostro paese che, inerme, subisce senza se e senza ma, rovesciando sui cittadini ogni conseguenza fiscale, civile e sociale».

Secondo Salustri «bisogna ammettere che i decreti, promulgati fino ad ora, non hanno contenuto alcun aiuto concreto e nessun sostegno reale alle imprese, perché, di fatto, nulla agevolano. Sono una cura palliativa del dolore, somministrata ad un paziente ormai in fin di vita. Quello che servirebbe realmente all’Italia, al punto dove siamo arrivati, è una nuova guida politica, forte, autorevole e determinata a rigenerare dalle fondamentauna fiscalità, con una riforma a 360 gradi, rendendola più equa, meno oppressiva e più giusta nei confronti di tutti i contribuenti, non più sfacciatamente parziale e persecutoria. Quanti altri imprenditori il Governo Contedovrà ancora avere sulla coscienza, insieme con le 30.000 vittime da Coronavirus? Quanti cittadini dovranno ancora perdere il lavoro e quante imprese dovranno ancora essere svendute, perché il governo in carica si ravveda? L’unico dato positivo, si fa per dire, che si registra nelle ultime ore è che l’Italia ha perduto il primato di ultima in classifica nel calo del Pil 2020».

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