Giovani imprenditori Confapi: il Coronavirus colpisce maggiormente le imprese giovanili

Nel I trimestre 2020 in Italia il numero delle attività è calato del 17,4%. Morello Ritter: «se non si cambia, non ci può essere futuro per gli under 35».

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Giovani imprenditori Confapi
Jonathan Morello Ritter, presidente Giovani imprenditori Confapi

L’emergenza Coronavirus, secondo i Giovani imprenditori Confapi, colpisce duramente i giovani imprenditori. Lo dicono i numeri: il raffronto fra il primo trimestre del 2020 e il primo trimestre del 2019 vede un crollo delle nuove iscrizioni di imprese ai registri delle Camera di commercio, con un -17,4% sul piano nazionale. Sono circa 952.000 i giovani titolari o soci di un’impresa – un terzo sono donne – in Italia, e che nel complesso hanno un’età media di 28,7 anni. 

«Sono giovani e silenziosi imprenditori a caccia di opportunità, e spesso sono piccoli costretti a fare i conti con i grandi – sottolinea il padovano Jonathan Morello Ritter, presidente nazionale dei Giovani Imprenditori Confapi -. Donne e uomini purtroppo pieni di problemi economici e finanziari, acuiti dalla crisi di queste settimane, anche adesso che, in tempo di Coronavirus, il 70,5% delle grandi imprese ha investito in digital marketing (contro il 33% delle piccole) dando respiro a molte start-up digitali».

«Parliamo di imprenditori che però fanno fatica ad incassare e che si scontrano principalmente su uno scoglio: accedere a fidi bancari e a quegli anticipi delle fatture che consentirebbero loro una crescita più rapida, l’acquisizione di più clientela e l’assunzione di persone. Il punto – secondo Morello Ritter – è che i governi stanziano soldi, ma intanto non cambiano le regole, a partire dal famigerato accordo di Basilea che norma il merito creditizio delle imprese, e che ha l’effetto di frenare qualsiasi accesso al mondo bancario. E si deve tenere conto che negli ultimi anni quasi una su tre delle nuove aperture è opera di giovani imprenditori. Poi, però, un terzo di queste nuove aziende chiude i battenbti nei primi 5 anni di vita e quasi la metà non supera il biennio».

Nel frattempo, tutti gli imprenditori d’Italia stanno studiando il tomo di 464 pagine e i 256 articoli del Decreto Rilancio, non ancora giunto alla sua veste definitiva, attesa per sabato prossimo. «È ancora presto per valutare le ripercussioni dell’emergenza epidemiologica e, anche se la produzione dovesse ripartire a pieno regime, serviranno mesi per capire quanto pesante è il calo della domanda – afferma il presidente nazionale dei Giovani imprenditori Confapi -. Di sicuro nel Decreto Rilancio sono inserite misure incoraggianti, come teoricamente è lo stanziamento di risorse per chi investe nelle start-up innovative, con l’innalzamento delle detrazioni al 50%: un provvedimento utile per la ricapitalizzazione».

Ma per Morello Ritter «si poteva fare ancora di più. Come Confapi avevamo proposto l’introduzione di finanziamenti con rientro parziale del capitale, misura che avrebbe permesso di usufruire di liquidità immediata: in sostanza, un contributo a fondo perduto ammortizzabile in più anni. Era una soluzione da prendere in considerazione e che in passato ha funzionato molto bene. Ma, lo ripeto, ancora più importante sarebbe che cambiassero le regole di Basilea, vero imbuto che finisce con lo strozzare in Italia qualsiasi nuova idea di impresa».

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