Assemblea privata di Confindutria Emilia in digitale

Caiumi: «al Paese non è concesso di sbagliare. L’emergenza sanitaria scaricata sulle imprese. All’Italia serve una classe politica più capace e con capacità di visione dell’economia».

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Valter Caiumi, presidente Confindustria Emilia.

Assemblea privata di Confindustria Emilia che, causa pandemia di Coronoavirus, si è svolta integralmente in forma elettronica con la partecipazione di più di 1.300 associati collegati in teleconferenza attraverso il sistema digitale sviluppato che in quest’occasione ha fatto il suo battesimo del fuoco. Un’assemblea in cui il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi, ha fatto il punto sulla situazione economica e politica del Paese.

Di fronte a una prova come quella dell’emergenza Coronavirus «un Paese come il nostro che ha poche risorse finanziarie, è un Paese a cui non è concesso sbagliare – ha detto Caiumi -. E più il tempo passa e più ciò è drammaticamente vero. Ma noi ci ostiniamo, a pensare che non sia così che le risorse ci siano sempre e comunque e che si possa continuare a sbagliare all’infinito. Lasciando o mettendo nelle posizioni istituzionali persone che non sono in grado di portare quel carico». 

Dinanzi agli imprenditori manifatturieri di Bologna, Ferrara e Modena, Caiumi ha richiamato la politica ad un ruolo di più alto livello: «è drammaticamente basso l’attuale livello della classe politica, soprattutto nazionale, incapace di avere una chiara visione del Paese, ad iniziare dall’economia e dal sistema produttivo e l’attuale immobilismo frutto dell’indecisione del governo e di provvedimenti poco chiari sono lì a dimostrarlo».

Il leader di Confindustria Emilia guarda al lato positivo: «come imprenditori siamo abituati a superare gli ostacoli di ogni genere, gestiremo anche questa situazione», anche se «per essere franchi, non usciremo tutti da questa crisi, e certamente saremo diversi. Consapevoli delle debolezze del nostro Paese – ha aggiunto -, ne parliamo da troppo tempo: deboli nell’educazione, nel senso civico, nel rispetto dell’ambiente, infrastrutture datate, dando sempre poco valore alle competenze ma molto attenti ad occupare posizioni. Sapevamo che davanti ad una prova difficile non avremmo retto. E la prova è arrivata: si chiama Covid-19, ha toccato tutto: persone, economia, sistemi sociali»

Con l’avvento del Coronavirus, «il nostro ruolo di imprenditori da sempre svolto con senso civico, è stato rinnegato. Siamo passati nel giro di pochi mesi da co-attori di cambiamento di una società con al centro le persone, ad un ruolo di compensazione del welfare pubblico, per decreto. E non siamo stati noi a fare passi falsi. L’ho detto e lo ribadisco: l’emergenza sanitaria è stata, in modo inaccettabile, scaricata sulle imprese, che si sono ritrovate sole e nell’impossibilità di reagire». 

Per Caiumi «la lezione l’abbiamo appresa, non daremo più con facilità la nostra fiducia, abbiamo bisogno di persone straordinariamente capaci, oneste, corrette che si facciano carico della situazione senza abusarne a loro vantaggio personale». 

Caiumi, nella sua relazione, ha toccato anche il tema del rapporto con l’Europa: «cosa ci siamo meritati in Europa? Quanto, come Paese in termini di autorevolezza, abbiamo inciso? Mai i migliori, sempre lenti nelle risposte, poco presidio ai tavoli, poca autorevolezza nella maggior parte dei parlamentari, incredibilmente divisi anche a Bruxelles. Siamo sempre in coda alla richiesta, mai in attacco con la proposta. Questo stile non ci rappresenta». Ad ogni modo, ha sottolineato Caiumi, «possiamo dire che il modello di sicurezza europeo è stato inesistente, somma di addendi a segni contrapposti che si annullano, ma c’è qualcuno che vince e qualcuno che perde, avvantaggiandosi ancora una volta, anche in queste circostanze».

Caiumi critica anche il fatto che il governo annunci decreti a favore dell’economia che poi ritardano ad essere effettivamente resi operativi: «non è possibile che si presentino dei provvedimenti attesi dal mondo dell’economia come per immediati e poi, dopo cinque giorni dall’annuncio, non siano ancora ufficializzati, con il risultato che scorrono i termini di vecchi decreti in scadenza e le imprese non sanno come comportarsi con la ripresa delle attività. Non è un bel modo di amministrare la cosa pubblica».

E, riguardo al sostegno di uno dei prodotti di punta del territorio terra di motori, Caiumi è netto: «ancora una volta un settore strategico per l’economia, per l’occupazione, per l’export e per la ricerca come l’automotive che ha reso la Motor Valley emiliana famosa e rinomata in tutto il mondo è stato completamente trascurato, se si eccettuano i 6,9 miliardi di euro di credito che sembrerebbe garantito dalla Sace al gruppo FCA. Davvero un po’ troppo poco e le conseguenze di questo mancato sostegno non tarderanno a venire».

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