Aci calcola l’effetto Coronavirus sul mercato dell’auto italiano

Nel 2020 un'auto su cinque avrà più di 18 anni, record europeo. Anfia, Unrae e Federauto chiedono sostegno al rilancio del settore automotive.

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Il 2020 sarà un anno da non ricordare per il mercato dell’auto italiano ed europeo, con il crollo delle vendite causa gli effetti della pandemia da Coronavirus che ha praticamente azzerato le vendite di auto nuove nei mesi di marzo e aprile, mentre maggio è avviato ad una ripresa molto blanda del tutto incapace di segnare una concreta inversione di tendenza.

Secondo uno studio realizzato dall’Aci, le vendite di auto nuove nel 2020 si attesteranno sotto la soglia di 1,6 milioni di auto, con un ulteriore invecchiamento del parco auto circolante italiano, già il più vecchio d’Europa con un’età media di 11,5 anni.

Una vecchiaia che si riflette direttamente sul livello d’inquinamento del parco circolante, che cresce a Sud ove l’età media del parco circolante è maggiore rispetto a quella delle regioni del Nord: a Sud il 44,5% dei veicoli circolanti non supera il livello Euro 3, a fronte di una media nazionale del 32,%.

Il settore dell’automotive nazionale è in crisi nera, sia a livello della produzione che della commercializzazione, con tante aziende a rischio di saltare. Di qui la richiesta al governo nazionale di attuare rapidamente un’azione di sostegno alle vendite di nuovi modelli che, oltre ad essere più sicure, offrono anche livelli di inquinamento decisamente più bassi, specie se già omologate Euro 6 pieno.

Nel 2019, anno di leggera ripresa del settore, gli italiani hanno speso per l’auto 155 miliardi di euro, principalmente nell’acquisto (49 miliardi), poi nella gestione: carburante (39 miliardi) e manutenzione (26 miliardi). In crescita il contributo delle spese relative a pneumatici, parcheggi e pedaggi autostradali, mentre figurano in leggera diminuzione quelle per l’acquisto e nei premi RCA. Il settore è stato una delle maggiori fonti di gettito fiscale con ben 65 miliardi di euro, di cui circa 8,5 derivanti dall’Iva e 6,7 dal bollo. 

I numeri che raccontano l’impatto dell’emergenza Coronavirus sul settore automotive sono drammatici: i livelli produttivi dell’intera filiera in Italiagià in calo da 20 mesi a fine febbraio 2020 – sono crollati del 21,6% nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui gli autoveicoli prodotti risultano in diminuzione del 24% rispetto a gennaio-marzo 2019. Il blocco ha provocato quasi un azzeramento del mercato auto italiano (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile). In pratica, nel bimestre marzo-aprile 2020 le immatricolazioni di auto si sono dimezzate rispetto allo stesso bimestre del 2019 (-51%, ovvero 361.000 immatricolazioni perse) e non è andata meglio per veicoli commerciali e industriali. 

La riapertura dei concessionari, lo scorso 4 maggio – peraltro con centinaia di migliaia di veicoli immobilizzati sui piazzali – da sola, non basta certo a riavviare il mercato, e, con esso, la filiera produttiva automotive, data la situazione di profonda incertezza, che condiziona il clima di fiducia di cittadini e imprese, e l’indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori. 

In assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato dell’auto 2020 con 500.000/600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente determinerà un mancato gettito Iva di circa 2,5 miliardi di euro. 

Il rallentamento delle vendite – che il meccanismo in vigore di “bonus-malusnon è sufficiente a contrastare – sarà responsabile di un mancato rinnovo del parco circolante italiano e renderà molto difficile lo smaltimento dei veicoli in stock presso case automobilistiche e concessionari, con il mercato in stallo, che impedirà alla filiera industriale di ripartire a ritmi sostenibili. 

Risulta incomprensibile per Anfia, Unrae e Federauto come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l’automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti che in più occasioni ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero. Non è più rinviabile l’attuazione di un’importante campagna di incentivi per la rottamazione di auto e veicoli commerciali vetusti e l’acquisto di autoveicoli di ultima generazione Euro 6, e per lo sviluppo infrastrutturale, nonché la revisione della fiscalità sulle autovetture (soprattutto di quelle aziendali) per un adeguamento a livello europeo. 

Fino ad ora, l’unica risposta del governo Bisconte è stato il potenziamento del contributo per l’auto elettrica e a basso impatto ambientale, portando da 100 a 200 milioni il fondo per gli incentivi. Poca cosa in tutto per il mercato dell’auto, ma nulla per quanto riguarda la produzione italiana, in quanto focalizzata su veicoli elettrici o ibridi, quasi esclusivamente di produzione estera, decisamente più cari di quelli tradizionali e non sempre complessivamente più ecologici. 

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