Austria, riapertura dei confini avanti, ma con molto giudizio

Il ministro della Salute Anschober: «l’Italia è ancora un focolaio, serve prudenza». Il ministro degli Esteri Schallenberg: «riapriremo sulla base dei dati». Kompatscher: «prosegue la trattativa per la riapertura». La Croazia apre le proprie frontiere a tutti, tranne che agli italiani.

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Da parte del governo austriaco la riapertura dei confini con l’Italia è ancora lungi dal divenire e, quando lo sarà, avverrà sulla base di dati certi relativamente alla diffusione del Coronavirus.

A Vienna il ministro della salute, Rudolf Anschober, sostiene che «l’Italia è ancora un focolaio, anche se in alcune regioni la situazione è migliorata e l’impegno è grande. Sono un sostenitore della libertà di movimento, ma con l’Italia dobbiamo ancora essere prudenti». Anschober sottolinea che per ora resta in vigore l’obbligo di tampone negativo per l’ingresso in Austria. 

Stesso registro da parte del ministro degli esteri, Alexander Schallenberg: «la riapertura dei confini si basa su dati e fatti. Iniziamo con i nostri vicini, questo funziona bene. Sarà un processo che durerà fino a giugno, luglio e agosto. Vogliamo tornare alla libera circolazione in Europa, senza però affrettare nulla».

Si professa ottimista circa una rapida riapertura dei confini austro italiani (ed in particolare quello del Brennero) il presidente della provincia di Bolzano e dell’Euregio Triolese, Arno Kompatscher: «siamo in dialogo con l’Austria e lo scambio con i ministeri competenti procede bene. Siamo stati i primi ad aver chiuso in anticipo la stagione invernale. La decisione non è stata indiscussa, ma è stata poi condivisa da tutti». 

Intanto, i partiti dell’Euregio Tirolese spingono per la riapertura del Brennero con una manifestazione proprio al confine del Brennero: «non ha senso mantenere la chiusura della frontiera, anche perché il territorio ha dimostrato di avere gestito bene la pandemia da Coronavirus e la situazione è ampiamente sotto controllo da giorni» hanno sottolineato i rappresentanti di Lega, Süd-Tiroler Freiheit, Freiheilichen, Team K, M5s, parlamentari italiani e austriaci di Lega, Spoe, Fpoe, Liste Fritz e Neos. «L’asse del Brennero è strategico per le nostre valli e sono moltissimi i cittadini austriaci che, con l’avvicinarsi dell’estate, vogliono venire in Italia, così come gli italiani che hanno necessità di spostarsi per lavoro o vorrebbero trascorrere un periodo di riposo in Austria».

Intanto, la Croazia apre le proprie frontiere senza restrizioni a 10 paesi ma non agli italiani. La misura si applica a dieci Paesi che hanno avuto risultati positivi nel contenimento del coronavirus e includono Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia, ha spiegato il premier Andrej Plenkovic sottolineando che il «divieto temporaneo all’attraversamento delle frontiere è stato abolito per il turismo». 

Dal fronte dell’economia, la perdurante chiusura delle frontiere è esiziale per le imprese del settore turistico. Per il presidente di Federalberghi Veneto, Marco Michielli, «ha ragione Zaia, la vicenda delle frontiere si sta facendo stucchevole. Gli albergatori fremono per riaprire, ma ogni mattina leggono tutto e il contrario di tutto: alle dichiarazioni dei Paesi stranieri di un sostanziale boicottaggio dell’Italia fanno da contraltare gli annunci di alcuni esponenti del nostro Governo che tendono a rassicurare, ma senza dare certezze». 

La situazione rischia di diventare drammatica per le aziende dell’ospitalità: «non abbiamo alba di quando la situazione si sbloccherà, ma voglio ricordare che in Veneto il 60% della clientela è straniera, e che quindi abbiamo un’urgente necessità di conoscere, e subito, i tempi e le modalità di riapertura – incalza Michielli – Faccio presente che per aprire un hotel non basta alzare la serranda, ma ci vogliono almeno tre, quattro settimane di preparativi. È inaccettabile l’ipotesi di privilegiare alcuni Paesi rispetto ad altri nell’area Shengen: ricordo che l’Italia è tra gli Stati fondatori d’Europa, e voce in capitolo ne dovrebbe avere. Già partiamo penalizzati perché le strutture che riapriranno dovranno ricevere gli ospiti con la mascherina, mentre i Paesi nostri diretti competitor non hanno annunciato misure simili, ora ci si mette anche la questione delle frontiere. Penso che se gli altri Stati dovessero riaprire i confini a metà giugno sarebbe troppo tardi».

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