A maggio il mercato dell’auto flette “solo” del 49,6%

Anfia e Unrae chiedono al governo provvedimenti di sostegno ad un settore totalmente trascurato che “vale” 5.529 imprese, 274.000 addetti (diretti e indiretti), più del 7% degli occupati del settore manifatturiero italiano, 105,9 miliardi di euro di fatturato, pari all’11% del fatturato della manifattura in Italia e al 6,2% del PIL italiano, 76,3 miliardi di euro di prelievo fiscale sulla motorizzazione.

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Nonostante la riapertura il 4 maggio delle attività economiche, il mercato dell’auto fa segnare un altro crollo (-50%) verso lo stesso periodo del 2019. Precipitano tutti i canali: vanno giù del 35% i privati, del 69% il noleggio e del 57% le società. 

Secondo i dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a maggio diminuiscono del 49,6% le immatricolazioni di autovetture, a 99.711 unità rispetto alle 197.881 dello stesso mese dello scorso anno, con una perdita di circa 98.000 unità. Nel cumulato gennaio-maggio 2020 le immatricolazioni in meno diventano quindi quasi 460.000, da 910.872 a 451.366 unità, un tracollo del 50,4%. 

«Il dato delle immatricolazioni di maggio – commenta Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – per la maggior parte consegne di ordini sottoscritti prima dell’inizio dell’emergenza da Coronavirus, conferma la gravità della crisi senza precedenti che sta attraversando il settore auto». 

«D’altra parte, la mera riapertura dei concessionari non basta a far ripartire la domanda, con famiglie e imprese prostrate dal crollo dell’attività economica e con un futuro quanto mai incerto e fosco – continua Crisci -. Testimonianza ne sono i dati raccolti a fine maggio che parlano di un calo degli ordinativi di circa il 60% rispetto a maggio dello scorso anno. Nell’assoluta, incomprensibile sordità e indifferenza della classe politica, è sempre più grande il rischio di chiusura nei prossimi mesi di centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto, che si accompagnerebbe drammaticamente alla scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro». 

Essì che il mercato dell’auto è un settore strategico per l’economia nazionale, visto che annovera 5.529 imprese, 274.000 addetti (diretti e indiretti), più del 7% degli occupati del settore manifatturiero italiano, 105,9 miliardi di euro di fatturato, pari all’11% del fatturato della manifattura in Italia e al 6,2% del PIL italiano, 76,3 miliardi di euro di prelievo fiscale sulla motorizzazione.

«Chiediamo ancora al governo – conclude Crisci – l’adozione di un interventoverticale”, con misure specifiche per il settore automotive, che includa un programma strutturale teso a facilitare il ricambio del vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini. Chiediamo un regime fiscale sull’auto aziendale pari a quello degli altri paesi europei, a partire dalla detrazione dell’Iva sulle al 100%. Chiediamo inoltre che il sistema bancario trovi forme e modi di accelerare l’erogazione alle imprese della filiera distributiva automotive delle sempre più vitali risorse rese disponibili dal Decreto Liquidità». 

Richieste per il rilancio del mercato dell’auto cui s’associa Paolo Scudieri, presidente di Anfia, la filiera italiana dell’automotive: «quel che è peggio, è che le istituzioni, a tutti i livelli, non sembrano voler riservare un posto al nostro comparto nel futuro del Paese. Oltre alla mancanza di un piano di rilancio della filiera che invece gli altri maggiori mercati europei, come la Francia, hanno già messo in campo – per riportare la domanda e la produzione su livelli regolari nel breve termine, ma anche per accompagnare la transizione verso l’elettrificazione nel medio- lungo periodo – si avvertono espliciti segnali di ostilità e discriminazione verso l’automobile». 

Analizzando i dati del mercato per segmenti, a maggio si assiste ad un calo generalizzato, con tutti i comparti in forte flessione. Nel mese, diminuiscono del 62% le immatricolazioni di vetture del segmento delle utilitarie. Le autovetture medie vedono calare il proprio mercato del 55%, con le medie-inferiori in flessione del 56% e le medie superiori del 49%. In calo anche i Suv di tutte le dimensioni, che cedono il 40% del mercato e rappresentano il 45% del mercato del mese, con i Suv piccoli che mostrano una variazione negativa del 41%, quelli compatti del 43%, quelli medi del 31% e quelli grandi del 12% (il minor calo tra tutti i segmenti). La variazione è negativa anche per le immatricolazioni di monovolumi, che a maggio si riducono del 60%. Infine, si segnala la forte flessione delle auto superiori (-63%), delle auto di lusso (-49%) e delle sportive (-54%). 

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