Aumentano i debiti della pubblica amministrazione verso i fornitori

Nel I trimestre 2020 anche una parte del fisco ha pagato in ritardo le imprese. L’insoluto ammonta ad circa 50 miliardi di euro.

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debiti della pubblica amministrazione

Secondo l’Eurostat i debiti della pubblica amministrazione (p.a.) italiana sono in aumento. Sebbene questi dati non contengono la componente in conto capitale, che secondo alcune stime ammonterebbe tra i 7-8 miliardi di euro all’anno, i mancati pagamenti di parte corrente hanno toccato, il 31 dicembre scorso, i 49,4 miliardi di euro. 

«In attesa che il ministero dell’Economia certifichi ufficialmente a quanto ammonta il debito commerciale della p.a.dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo – la situazione è destinata a peggiorare. Se le difficoltà degli enti locali sono sotto gli occhi di tutti, nulla lasciava presagire che avessero problemi perfino le amministrazioni centrali. Oltre ai ministeri, in questo primo trimestre del 2020 anche una parte dell’amministrazione finanziaria non ha rispettato i tempi di pagamento. Ancorché la giustizia tributaria e tre agenzie fiscali abbiano saldato i propri fornitori in anticipo, il demanio, invece, ha liquidato le imprese dopo 7 giorni dalla scadenza prevista per legge, il ministero delle Finanze dopo 8 e la Guardia di finanza addirittura dopo 136».

Le cifre riportate dall’Eurostat evidenziano, inoltre, che negli ultimi 4 anni l’ammontare complessivo dei debiti della pubblica amministrazione è in costante crescita. Se nel 2016 i debiti di parte corrente erano 44,3, nel 2017 sono saliti a 45,6, nel 2018 hanno toccato i 47,8 per arrivare a 49,4 miliardi nel 2019. L’anno scorso, il dato assoluto era pari al 2,8% del Pil: tra i 27 paesi Ue monitorati, solo la Croazia, con il 2,9%, ha registrato una incidenza più elevata di quella italiana. 

L’aspetto paradossale di questa vicenda è che nessuno è in grado di affermare a quanto ammonta esattamente il debito commerciale della p.a., nonostante le imprese che lavorano per quest’ultima abbiano da parecchi anni l’obbligo, per essere liquidate, di emettere la fattura elettronica e, contestualmente, si dovrebbe essere in grado di conoscere in tempo quasi reale di conoscere l’esatto ammontare delle spese da quietanzare. 

Sebbene questa prassi sia partita gradualmente dal luglio del 2017, lo Stato non è ancora in grado di dimensionare il debito complessivo contratto da tutte le amministrazioni pubbliche con i propri fornitori, per il semplice fatto che una parte importante delle amministrazioni pubbliche non hanno ancora aderito alla piattaforma Siope+. Pertanto, possono saldare i propri fornitori con scadenze ben oltre quelle stabilite dalla legge. 

Con il decretoRilancio”, il governo BisConte ha messo a disposizione di regioni, Asl ed enti locali 12 miliardi di euro per liquidare i debiti commerciali maturati entro della fine del 2019. Una somma che dovrebbe contribuire ad abbassare lo stock, anche se la soluzione più efficace per azzerare o quasi i mancati pagamenti potrebbe essere quella di ricorrere al cosiddetto Fondo salva Stati (MES). Considerando che circa la metà dei debiti commerciali della p.a. sono ad appannaggio della sanità, il ricorso al fondo per 36-37 miliardi di euro potrebbe consentire all’amministrazione pubblica di erogare una buona parte di queste risorse ai fornitori delle aziende sanitarie che da sempre subiscono i ritardi di pagamento più pesanti.  

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