In Trentino Alto Adige si va verso le chiusure domenicali dei negozi

Favorevoli l’Unione commercio dell’Alto Adige. In Trentino proposta di legge della maggioranza con procedura d’urgenza. Contrarie al provvedimento la grande distribuzione che annuncia licenziamenti in caso di approvazione.

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chiusure domenicali dei negozi

In Trentino Alto Adige le “lenzuolateliberalizzatrici volute dall’allora ministro all’industria Pier Luigi Bersani non hanno mai attecchito, tanto più quelle connesse con l’apertura sette giorni su sette degli esercizi commerciali, prima confinati solo ai comuni turistici, tanto che ora si vorrebbe tornare alle chiusure domenicali dei negozi.

Ora, con la scusa che la pandemia da Coronavirus e le conseguenti chiusure forzate di tantissime attività commerciali e il contingentamento di quelle alimentari, politica e organizzazioni dei commercianti cercano nuovamente di tornare all’antico con la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali durante le festività domenicali ed infrasettimanali.

In Alto Adige, l’Unione commercio, turismo e servizi critica la decisione della provincia di Bolzano con cui è stata revocata le chiusure domenicali dei negozi obbligatorie per tutte le aziende commerciali in tutte le località della provincia, tale che, a partire da inizio luglio, sarà ripristinata la liberalizzazione degli orari di apertura introdotta dal governo italiano guidato da Mario Monti nel 2012 e in vigore fino all’inizio dell’emergenza sanitaria.

L’Unione commercio turismo servizi Alto Adige aveva richiesto esclusivamente una riapertura per i negozi delle 24 località altamente turistiche in Alto Adige, cioè quelle che superano i 120 pernottamenti per abitante per anno. Il motivo: con i confini aperti e la libertà di movimento in ambito italiano i primi ospiti stanno tornando in Alto Adige. 

«La ricerca di un’offerta adeguata anche in ambito commerciale nelle località turistiche è una parte fondamentale della nostra cultura dell’accoglienza – spiega il presidente dell’Unione, Philipp Moser -. Alla fine, però, è purtroppo emerso che, a livello giuridico, mantenere questa specifica regolamentazione solo per alcune località, non sarebbe stato sostenibile».

L’Unione ribadisce che, come regola di base, deve rimanere la chiusura domenicale dei negozi. «Le esperienze delle ultime settimane ci hanno mostrato con chiarezza che non esiste alcuna necessità di fatto per un’apertura dei negozi di domenica e nei festivi» precisa Moser, auspicando una normativa locale in tema di orari di apertura e per una regolamentazione delle aperture domenicali e festive a favore della varietà del commercio altoatesino. 

«Abbiamo bisogno di una soluzione su misura delle necessità dell’Alto Adige che preveda anche eccezioni per le località turistiche, per il commercio di vicinato e per le aziende della tradizione – aggiunge Moser -. Così come prevedono i nostri valori e le nostre tradizioni, la domenica è un giorno di riposo, e offre pertanto tempo per gli interessi personali, la società e le famiglie – tanto più in questo periodo».

In provincia di Trento, è la politica a muoversi prima degli operatori economici, con la maggioranza di centro destra che vuole cavalcare le nuove “abitudini” dei cittadini sperimentate durante il blocco imposto alle attività. La giunta provinciale guidata dal leghista Maurizio Fugatti ha presentato uno specifico testo di legge che sarà discusso dal Consiglio provinciale con procedura d’urgenza, procedura contestata dalle minoranze che tuttavia ne condividono lo spirto.

Chi è contrario alla proposta di stringere le maglie delle aperture festive dei negozi è la grande distribuzione, dove catene di supermercati e negozi monomarca annunciano i possibili effetti negativi sull’occupazione e sui fatturati se le chiusure festive dovessero tornare una realtà.

La cosa migliore sarebbe lasciare le cose come sono, ovvero con la facoltà – non obbligo – di tenere aperto anche di domenica e nelle festività per chi vuole tenere aperti i negozi. Comprensibilmente, tale facoltà non è gradita dalle piccole realtà familiari, che hanno oggettive difficoltà organizzative, ma la liberalizzazione ha dimostrato di essere largamente positiva, sia per l’occupazione che per la crescita economica, senza tralasciare la comodità di trovare sempre un esercizio aperto. Tanto più in un periodo di crisi che si prospetta duro per la prevista crescita della disoccupazione e il crollo della ricchezza prodotta. Dare un’ulteriore spintarella alla decrescita che non si preannuncia felice non sembra la migliore delle strategie possibili.

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