Obbligo di chiusura dei negozi alla domenica in Trentino tra polemiche

La proposta della Lega criticata dai commercianti. La commissione legislativa ha approvato il testo di legge con procedura d’urgenza. Sanzione di 1.200 euro a chi sgarra. Inutile prova di forza: la provincia Autonoma non ha competenza in materia e il governo centrale la respingerà.

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In un periodo di crisi economica causa gli effetti della pandemia da Coronavirus con attese ancora più fosche per il prossimo autunno, la maggioranza di governo a trazione leghista della provincia di Trento non trova di meglio che approvare in tutta fretta una proposta di legge volta a stabile l’obbligo di chiusura dei negozi alla domenica e durante le festività in tutte le realtà non turistiche del territorio.

La Seconda commissione legislativa del Consiglio provinciale ha approvato il disegno di legge n. 58 proposto dall’assessore provinciale al commercio e turismo, Roberto Failoni. Nel corso della discussione in commissione è stata inserita la previsione di una sanzione da 200 a 1.200 euro per gli operatori commerciali che non rispetteranno l’obbligo di chiusura dei negozi alla domenica. 

Il presidente della Provincia, il leghista Maurizio Fugatti, si sente sicuro: «saremo un esempio per l’Italia tutta, crediamo molto in quest’iniziativa». Sul fronte dei favorevoli, oltre alla maggioranza di centro destra trentino, i sindacati che lamentano dalle aperture domenicali e festive problemi per la vita in famiglia e, soprattutto, il ridotto indennizzo per il lavoro domenicale e festivo.

Non altrettanto gli amministratori locali, specie quelli espressione del centro sinistra, molto preoccupati degli effetti del ripristino delle chiusure domenicali e festive, anche perché c’è ancora molta incertezza su quali saranno le realtà considerate turistiche, con facoltà di tenere aperto alla domenica, e quelle no con obbligo di chiusura dei negozi alla domenica .

Contraria alla norma pure Confcommercio, Confesercenti e la Federazione trentina della cooperazione, preoccupati circa l’impatto della norma su fatturati delle aziende e pure sull’occupazione.

Già, perché mentre gli esercizi commerciali sono ancora alle prese con scarso afflusso di clienti nei negozi, tanto che molti riflettono seriamente sulla convenienza del mantenimento dell’apertura, ci s’interroga sugli effetti economici derivanti dalla norma: in ballo ci sono diverse centinaia di milioni di fatturato (che generano tasse che alimentano il bilancio dell’Autonomia provinciale) che verranno a mancare, così come parecchie migliaia di posti di lavoro saranno destinati alla soppressione, con buona pace di quegli studenti o componenti delle famiglie che hanno trovato conveniente lavorare circa 20 ore durante il sabato e la domenica per poi dedicarsi allo studio o alle attività casalinghe.

Il treno condotto dalla Lega procede dritto verso l’approvazione della norma già la prossima settimana e sul calendario è già segnata la data del 3 luglio per la sua entrata in vigore, con prima applicazione per domenica 5 luglio.

Sarà comunque un’applicazione di durata molto breve: non avendo una competenza diretta in fatto di regolamentazione degli esercizi commerciali, quella della Lega è solo una prova di forza destinata a cozzare contro il muro del governo centrale che non potrà fare altro che respingere la norma, con la Provincia di Trento che farà ricorso alla Corte costituzionale per vedersi alla fine bocciato il riscorso con conseguente inutile spreco di denaro pubblico che potrebbe anche essere sanzionato dalla Corte dei conti.

Più intelligente il comportamento della provincia di Bolzano, pure lei favorevole alla chiusura domenicale e festiva degli esercizi commerciali: «prima di provvedere alla chiusura, è necessario avviare una trattativa nella Commissione paritetica Stato-Autonomie per il riconoscimento in capo alle due province della relativa competenza statutaria – afferma il presidente della provincia di Bolzano, Arno Kompatscher -. Solo dopo la provincia potrà normare in materia, stabilendo anche la chiusura domenicale e festiva dei negozi». Intanto, la provincia di Bolzano ha provveduto a riaprire tutte le attività precedentemente chiuse per coronavirus.

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