A palazzo Ferro Fini celebrati i 50 anni di Regione Veneto

Inaugurata una mostra che ripercorre 10 legislature. E in processo autonomistico riparte a settembre, forse. Seduta della commissione paritetica Stato regione Veneto a Venezia con Boccia.

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50 anni di regione veneto
da sx il ministro Francesco Boccia, il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, e il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin.

Inaugurata a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, la mostra sui 50 anni di Regione Veneto e dell’istituzione delle regioni a statuto ordinario, alla presenza del ministro agli affari regionali, Francesco Boccia, dove governatore veneto, Luca Zaia e dei presidenti del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, e di quello Veneto, Roberto Ciambetti.

«Come qualcuno avrà già avuto modo di vedere, la nostra mostra idealmente si apre con l’elenco dei veneti eletti alla Costituente, perché le regioni sono incardinate nella Costituzione e nel solco della Costituzione si sono sviluppate sin dall’inizio con lo Statuto del Veneto steso dalla Commissione speciale approvato il 4 dicembre 1970 con 48 voti a favore con il solo voto contrario del rappresentante missino – ha detto Ciambetti inaugurando la mostra sui 50 anni di Regione Veneto -. Quello Statuto poneva come pilastro l’autogoverno del Popolo Veneto e questi cinquant’anni possono essere letti come la ricerca di quell’autogoverno, ricerca culminata con il referendum dell’ottobre 2017 e l’ampio mandato assegnato alla Regione da oltre 2.300.000 elettori per trattare con il governo come previsto dalla Costituzione». 

«L’Autonomia in questa Regione è un valore culturale, che vede dei punti di riferimento storici da Silvio Trentin ad illustri studiosi del diritto costituzionale come il cattolico Feliciano Benvenuti e il laico Livio Paladin, e poi ancora Giorgio Berti, Giorgio Pastori – ha aggiunto Ciambetti -, uomini delle istituzioni, e capaci di formare e informare generazioni di professionisti e ricercatori cresciuti nel rispetto del valore democratico del regionalismo sentito come valore e non come egoismo come vorrebbe una bieca propaganda che purtroppo ha molta eco nello stato e in tanta stampa».

«C’è una condivisione di principi su cui si poggia la richiesta dell’Autonomia, i principi della piena attuazione della Costituzione» ha detto Boccia -. Quando Mattarella ci ricorda che l’Autonomia è la forza dell’unità nazionale se attua i principi di sussidiarietà, ci dice di ottemperare in fretta al nostro dovere che è attuare tutta la nostra Costituzione. Il Consiglio regionale veneto unanimemente è d’accordo nell’attuare tutta la nostra Costituzione e sono qui per ribadirlo. Non ci siamo mai fermati nemmeno nei mesi drammatici di lotta al Coronavirus – ha ricordato Boccia -. I nostri uffici non si sono mai fermati; ma sono qui anche a ribadire che il lavoro è sull’attuazione dell’autonomia differenziata, separando i livelli essenziali delle prestazioni, sulle quali il Parlamento dovrà esprimersi».

Il processo autonomistico riprende a settembre, forse. «Penso sia un dovere di tutte le forze politiche accelerare il processo. Non c’è distinzione tra Nord e Sud quando discutiamo dell’attuazione piena della Costituzione – ha proseguito Boccia -. Certamente a settembre avremo anche una disponibilità nel calendario parlamentare per discussioni che devono assolutamente trasformarsi in un atto che consenta poi al Parlamento di esprimersi. Il disegno legge quadro era pronto, penso vada integrato anche con l’esperienza degli ultimi mesi, ma non dobbiamo perdere tempo. Il 22 luglio la commissione riprende a lavorare e spero che il Parlamento si possa esprimere al più presto. Chiediamo che le forze politiche si assumano le proprie responsabilità – ha sottolineato Boccia -. L’Autonomia è l’attuazione della Costituzione, non è di destra o di sinistra, del Pd o della Lega e chi la rinvia danneggia il Paese. Autonomia e responsabilità sono due facce della stessa medaglia».

Parole di buon senso e condivisibili quelle del ministro Boccia, se non fosse che anche lui è una sorta di Penelope moderna che nelle occasioni ufficiali nelle regioni dove l’Autonomia è un valore tesse una tela che poi puntualmente disfa quando torna a Roma o si reca nelle realtà dove prevale l’assistenzialismo centralista.

Nonostante ciò, Zaia vede il bicchiere mezzo pieno: «il ministro sa che siamo la terra dell’Autonomia, con lui abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto e si è fatto un buon lavoro. Il dossier del Veneto è pronto e fa piacere che sia stato ricordato che nonostante il fermo del Coronavirus la partita non si è mai arrestata. Pandemia permettendo, continuiamo con il lavoro – ha aggiunto Zaia -. I tavoli hanno già prodotto i dossier per le diverse materie, il Veneto conferma le sue richieste, poi ci sarà il confronto con il Governo che si va a concretizzare con la firma di un contratto che è quello che prevede la Costituzione. Il passaggio parlamentare non ci preoccupa – ha aggiunto il governatore veneto – perché se qualcuno vota contro l’Autonomia vuol dire che vota contro la Costituzione», confermando un punto irrinunciabile della richiesta di Autonomia su tutte le 23 materie elencate dalla Costituzione. 

All’inaugurazione della mostra sui 50 anni di Regione Veneto ha partecipato anche il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin, secondo cui «i rapporti di collaborazione tra le due regioni sono già conclamati nell’ambito dell’EuroregioneSenza Confini” e, recentemente, è certamente significativo il patto a favore della promozione unitaria di un litorale Adriatico che arriva fino all’Emilia Romagna. Adesso è però il momento di costruire una sinergia ancora più stretta in quella che si presenta come una delle sfide più importanti di presente e futuro, l’internazionalizzazione congiunta del sistema imprese con particolare attenzione all’Europa centro-orientale».

«Le nostre due regioni – ha evidenziato Zaninstanno dialogando molto bene a ogni livello, da quello istituzionale a quello economico, com’è giusto e logico che sia in considerazione di affinità logistiche e vocazionali, ancora più marcate dopo le ottime gestioni locali dell’emergenza Coronavirus. Forti di un sistema imprese con molti punti in comune – sottolinea ZaninVeneto e Friuli Venezia Giulia possono agire insieme per superare gli effetti della crisi post Covid-19 grazie a una maggiore penetrazione in mercati di riferimento dove, ora più che mai, l’unione può fare la forza a beneficio delle rispettive economie e, di conseguenza, del benessere complessivo di tutti i cittadini». 

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