A maggio nuovo record storico del debito pubblico sopra quota 2.500 miliardi

Secondo la rilevazione della Banca d’Italia tra gennaio e maggio 2020 è cresciuto di 66,4 miliardi.

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La notizia lanciata dalla Banca d’Italia è passata quasi sotto silenzio, nell’indifferenza dei media, ma non è affatto trascurabile il fatto che il debito pubblico italiano abbia raggiunto un nuovo, poco invidiabile, record storico, con il superamento di quota 2.500 miliardi di euro, fermandosi a 2.507,6 miliardi.

La rottura della soglia psicologica di quota 2.500 miliardi è importante, perché potrebbe aprire la strada ad ulteriori sfondamenti di quota, specie ora che si parla sempre più insistentemente di un probabile decretoFerragosto” per iniettare nuova liquidità nell’asfittica economia nazionale e per finanziare un riassetto del sistema fiscale nazionale, sempre allo scopo di mettere ossigeno nei bilanci di famiglie e sistema economico.

Secondo Banca d’Italia, il nuovo record di giugno riflette, oltre al fabbisogno del mese (25,0 miliardi), l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (14,5 miliardi, a 61,4), gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione del tasso di cambio, che hanno nel complesso aumentato il debito di ulteriori 1,0 miliardi. Il fabbisogno cumulato del Tesoro fra gennaio e maggio raggiunge i 66,4 miliardi di euro, più del doppio dei 29,6 miliardi dello stesso periodo del 2019 e di ben 86 miliardi rispetto a maggio 2019.

Banca d’Italia ha analizzato la struttura del debito pubblico italiano, formato da 1.962 miliardi di titoli a medio e lungo termine (erano 1.928 il mese precedente), 139 a breve termine, e 404 miliardi (precedenti 379) a tasso variabile. 

I detentori del debito pubblico (dati di aprile: quello di maggio sarà comunicato il mese prossimo) vede i non residenti a quota 726 miliardi, in netto calo dall’inizio dell’anno, quando il portafoglio in mano estera ammontava a 784 miliardi circa, chiaro segnale del calo della fiducia degli investitori esteri sul sistema Italia e, in particolare, sul governo BisConte. Banca d’Italia detiene 464 miliardi, in aumento dai 407 di inizio 2020, secondo le direttive emanate dalla Banca centrale europea che ha continuato la politica di immissione di denaro a tassi negativi e ad acquistare titoli pubblici anche di basso livello qualitativo. 

Quanto alla durata del debito il dato è leggermente calato, da 7,4 a 7,3 anni, portandosi ai livelli del 2018. In leggera crescita la quota del debito con vita residua fino a un anno, a 558 miliardi (570 a gennaio). 

Se il Def varato a fine aprile ha certificato un rapporto debito/Pil del 134,8%, tutte le stime prevedono che a fine anno raggiunga il 156%, con molta probabilità che vada anche oltre quota 160%, specie se il crollo dell’economia raggiungerà il livello più basso della forchetta di stima (9,6-11,5) attuale, che potrebbe anche raggiungere quota -13% se in autunno dovesse scoppiare una seconda ondata di Coronavirus.

Il problema rimane il rilancio dell’economia, che con i provvedimenti finora presi dal governo BisConte ha inciso molto poco, con la manifattura in leggera ripresa dai minimi, ma con il commercio fermo al palo e con le famiglie che continuano a tesaurizzare maggiori quote di risparmio in vista di uno scenario incerto e pessimistico. Servirebbero provvedimenti che vadano oltre lo spicciolo assistenzialismo, specialità in cui il governo delle quattro sinistre è maestro, per iniettare risorse e fiducia nelle famiglie e nelle aziende, con un taglio generalizzato delle imposte e il riavvio delle opere pubbliche, che vedono ancora bloccati oltre 300 miliardi di euro di risorse già disponibili ma finiti nelle sabbie mobili della burocrazia.

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