Cresce la dipendenza dall’estero italiana per i prodotti agricoli

Secondo Coldiretti manca all’appello circa un ¼ del fabbisogno nazionale. Il deficit è cresciuto con il blocco delle attività dovuto alla pandemia da Coronavirus.

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prodotti agricoli ettore prandini
Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.

In Italia cresce la dipendenza dall’estero per i prodotti agricoli destinati all’alimentazione: «da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus, il 57% delle 730.000 aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia da settore a settore, dall’allevamento al vino, dall’ortofrutta all’olio, dai fiori alle piante senza dimenticare la pesca» denuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini sottolineando che l’obiettivo di un adeguato livello di approvvigionamento alimentare «deve tornare ad essere un tema di sicurezza nazionale per ii quale un sostegno importante può arrivare dalle risorse rese disponibili dal “Recovery fund”». 

«I problemi pandemici che hanno portato all’interruzione delle catene di approvvigionamento, le difficoltà vissute in termini di mobilità delle merci e dei servizi, rendono strategico investire nel settore – ha sottolineato Prandini -, aumentando la capacità di resilienza delle filiere agroalimentari nazionali anche con investimenti infrastrutturali per rilanciare la competitività del Paese con le risorse in arrivo dall’Europa dopo il raggiungimento dell’accordo. L’allarme globale provocato dal Coronavirus – ha precisato Prandini – ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali».

Il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75%, con l’Italia che è dipendente dall’estero per quasi tutti i prodotti agricoli, dalla carne al latte fino ai cereali e fatta eccezione solo per vino, frutta e carni avicole.

Servirebbe un impegno per l’innovazione con l’agricoltura 4.0 di precisione per arrivare a coinvolgere il 10% della superficie coltivata in Italia con lo sviluppo di applicazioni su diversi fronti: dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti.

Secondo Coldiretti investire in tecnologie è fondamentale per il rilancio del Paese in un’ottica di economia circolare, dal settore della chimica verde alla valorizzazione di allevamenti e foreste per la produzione di biometano e biogas, ma anche per affrontare un’altra emergenza per le campagne italiane, il cambiamento climatico che quest’anno ha presentato un conto di miliardi con la perdita di 1 frutto estivo su 3 per il taglio del 28% nel raccolto di pesche e nettarine e del 56% delle albicocche, rispetto allo scorso anno.

«Per lo sviluppo sostenibile dell’Italia, come Coldiretti – ha ricordato Prandini – abbiamo ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti la messa in cantiere di una rete di circa mille laghetti nelle zone di media montagna da realizzare senza cemento e da utilizzare per la raccolta dell’acqua da distribuire in modo razionale in primis ai cittadini, quindi all’industria e all’agricoltura. Un progetto che può e deve essere sostenuto a livello nazionale e regionale, al pari del piano per lo sviluppo della zootecnia al Sud con una linea vitelli-vacche da latte e carne “100% Made in Italy” che porterebbe nuove opportunità occupazionali».

Quanto all’export, secondo Coldiretti va promosso un piano straordinario di internazionalizzazione con la creazione di nuovi canali e una massiccia campagna di comunicazione per le produzioni100% Made in Italy” e per la stessa Italia, a partire da quei paesi dai quali i flussi turistici sono storicamente più consistenti.

«Serve poi recuperare i ritardi strutturali e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo. Una mancanza che ogni anno – ha denunciato Prandinirappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export e una “bolletta logisticapiù pesante per la movimentazione delle merci».

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