Federalberghi Veneto turismo in crisi per mancanza di stranieri

I fatturati del settore ricettivo crollano del 70%. Michielli: «stiamo lavorando in deficit: sostegno ai lavoratori e alle imprese».

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turismo in crisi

Il turismo in Veneto è in crisi, soprattutto il settore ricettivo, alle prese con la quasi totale mancanza di turisti stranieri, quelli con maggiore capacità di spesa, con fatturati che crollano del 70%: questo il quadro drammatico delineato da Federalberghi Veneto, che parla di un’estate che stenta a partire, con le città d’arte alle prese con una Caporetto, mentre le spiagge confidano sull’ultima coda della stagione per contenere le perdite, la montagna ripone nel mese di agosto la speranza di accogliere i turisti fidelizzati, le terme guardano direttamente al 2021. 

Tutti, indistintamente, lavorano in deficit perché prevenire, faticare, resistere per raddrizzare una stagione mai così incerta e drammatica, remando contro un nemico invisibile e una stampa straniera tutt’altro che mite. Hai voglia a sanificare, garantire test, abbassare i prezzi, aumentare i servizi. Le imprese alberghiere del Veneto che hanno deciso di aprire (e sono la maggioranza) hanno messo in campo tutto ciò che è umanamente, economicamente e scientificamente possibile per dare alle nostre località la consistenza di luoghi sicuri. Ma la diffidenza è dura a scalfire. 

Secondo il presidente di Federalberghi e Confturismo Veneto, Marco Michielli, «questa è un’estate autarchica, considerato che il 96% degli italiani che faranno vacanza resterà in Patria. Nonostante ciò, si sta evidenziando un calo di turisti italiani del 20% ed un crollo del 70% di quelli stranieri (storicamente, la parte più consistente del bacino turistico veneto). A giugno ci hanno penalizzati le incertezze post-confinamento, luglio ha registrato i primi movimenti degli italiani, ma siamo ben lontani dai livelli degli anni passati. Ulteriore batosta, soprattutto nelle città d’arte, è il blocco totale di alcuni mercati che esprimono una notevole capacità di spesa (americani, russi e cinesi)».

Per Michielli «c’è una doppia diffidenza: la prima è sanitaria, la seconda economica. Le notizie su una possibile ripresa del virus in autunno frenano i turisti fin da ora: servono interventi forti per salvare le imprese e i posti di lavoro, come prorogare la cassa integrazione fino a fine dicembre; ridurre il cuneo fiscale per le aziende che richiamano in servizio il personale; prolungare le misure sull’Imu e sugli affitti estendendole a tutte le strutture alberghiere». 

Nelle singole realtà, a Jesolo, dove hanno deciso di aprire 330 alberghi su 370, l’occupazione delle camere raggiunge il 90%-95% nei fine settimana, ma scende al 60% nella media infrasettimanale. I turisti sono prevalentemente italiani, contrariamente alle abitudini storiche del litorale. Il tasso di cancellazione delle prenotazioni è raddoppiato, passando dal 15% medio degli ultimi anni al 30% di questi mesi. 

«Le ultime uscite sulla stampa riguardo il cluster della Croce Rossa più di qualche fastidio lo hanno dato, facendo aumentare la percentuale delle cancellazioni – lamenta il presidente dell’Associazione Spiagge Venete, Alberto Maschio –. Il paradosso è che tutto questo sta succedendo a fronte di una curva di casi Covid in discesa e di misure di prevenzione rigorosissime». Sono molti infatti gli alberghi che hanno aderito all’accordo tra l’Aja (Associazione Jesolana Albergatori) e la Casa di cura Rizzola per tenere costantemente monitorati, anche attraverso i test, il personale e i clienti.

A Caorle in quest’ultima settimana le presenze turistiche sono in calo del 70% rispetto al 50% della settimana scorsa. Negli alberghi aperti, il 90% del totale, si registrano altrettanti cali di fatturato. «Alcuni trasformato l’albergo dalla pensione completa a servizio “bed&breakfast”, o addirittura solo “bed”, riducendo o eliminando la parte della ristorazione, che nel settore alberghiero incide notevolmente sui costi», spiega il presidente dell’Associazione Albergatori Caorle (ACA), Loris Brugnerotto. Si lavora quasi prevalentemente nei fine settimana perché i clienti, esclusivamente italiani, si fermano solo 3 giorni. Mancano i tedeschi e gli austriaci, ma anche gli ungheresi, i danesi e gli olandesi, e gli italiani hanno esaurito le ferie e i soldi.

Positiva invece l’iniziativa lanciata a fine confinamento dall’Associazione, che ha offerto 3 giorni gratuiti di soggiorno agli operatori sanitari e alle forze dell’ordine impegnati sul campo nella lotta al Covid e che, attraverso il passaparola, hanno fatto da volano ad altri arrivi paganti, anche per periodi più lunghi. L’Associazione ha inoltre stipulato una convenzione con il Gruppo Centro di Medicina per i test e i controlli, e alcuni imprenditori si stanno muovendo anche sul fronte assicurativo nel caso di contenziosi o rivalse.

Anche a Bibione è aperto il 90% degli alberghi (solo 10 sono chiusi). L’occupazione delle camere è a -50% rispetto agli anni scorsi, con leggero incremento nel fine settimana. Agosto si affaccia con buoni presupposti, un timidissimo ritorno dei clienti dalla Germania, ma la totale assenza degli austriaci, e con più della metà degli alberghi ad applicare il Bonus vacanze per i turisti italiani (la maggioranza) in arrivo. Come tutte le territoriali aderenti a Federalberghi Veneto, anche qui sono state inviate a ogni associato le linee-guida e la cartellonistica da esporre negli hotel. «Abbiamo chiesto al comune di destinare una minima parte dell’imposta di soggiorno a una copertura assicurativa per i nostri clienti, ma non abbiamo ancora avuto risposta», spiega il presidente dell’Associazione Bibionese Albergatori (ABA), Silvio Scolaro. 

A Venezia «il 15% degli alberghi aprirà entro fine estate, un altro 15% non aprirà. Attualmente, in sostanza, è aperto il 70% degli hotel: si tratta di una scommessa, un atto di fede, perché in realtà turisti in questo momento non ce ne sono», spiega il direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori (AVA), Claudio Scarpa. A Venezia i tassi di occupazione delle camere sono al 15%; erano saliti al 40% solo nella notte del Redentore, comunque ben poco rispetto al tutto esaurito che di solito garantisce questo evento. Ora si torna sulle media del 15%. Secondo le stime dell’AVA, in autunno il tasso dovrebbe salire al 40%, ma è comunque un risultato insufficiente a reggere i costi aziendali. «Gli alberghi tengono aperto per un dovere civico – sottolinea Scarpa -, perché la città deve ripartire, riposizionarsi come un attrattore turistico nei mercati internazionali, così come stanno facendo i musei e i ristoranti. Speriamo che nel futuro la situazione migliori. Nella primavera 2021 il coronavirus dovrebbe essere un brutto ricordo e tutto dovrebbe tornare alla normalità».

Non va meglio nelle città d’arte. A Vicenza è aperto il 70% delle strutture alberghiere e l’occupazione delle stanze è di poco più dello 0% nei fine settimana (tanto che diverse strutture chiudono nei fine settimana), mentre durante la settimana sale al 40% esclusivamente per effetto del turismo d’affari, ma solo per 1-2 notti di permanenza. Ma in agosto il business si ferma, ed ecco che molti alberghi hanno previsto di chiudere per 2-3 settimane in quel mese. «Quest’anno sarà molto dura, stimiamo un calo dei fatturati del 70% – commenta Oscar Zago, presidente dell’Associazione albergatori di Vicenza –. Manca tutto il settore “leisure”, sono spariti i gruppi, per ovvi motivi di sicurezza, e anche la fiera dell’oro di settembre è stata cancellata. Una situazione disastrosa».

A Padova, da marzo a luglio l’occupazione massima delle camere non è andata oltre il 30%. Gli albergatori navigano a vista: aprendo e chiudendo (soprattutto nei giorni feriali) a seconda della domanda. In sofferenza più acuta le strutture che lavorano con le comitive e i gruppi organizzati, con perdite di fatturato difficilmente recuperabili. Molte di queste sono completamente vuote da mesi. «Tanto che – afferma la presidente di Federalberghi Padova, Monica Soranzo – molti colleghi hanno deciso di chiudere per tutto agosto in attesa di capire cosa accadrà a settembre».   

Le strutture alberghiere di Treviso sono aperte al 70%. L’occupazione delle camere varia: è intorno al 30% durante la settimana, scende al 5% durante i fine settimana. Per la provincia, la zona Sud che è quella che soffre di più, soprattutto quella legata a Venezia (Terraglio, ad esempio). Gruppi non ce ne sono più, e gli alberghi che lavoravano con le comitive sono chiusi. Resiste la zona delle colline, la Pedemontana, che nei fine settimana riesce a coprire il 20% delle stanze, grazie anche al cicloturismo e al Patrimonio Unesco rappresentato dalle colline del Prosecco. La presenza è in media di 2/3 notti. Soffrono le strutture a 4 stelle e superior, che lavorano con i dirigenti d’azienda e che attualmente sono vuote; quelle di categoria inferiore lavorano con le maestranze e i tecnici, e in qualche modo reggono, anche se rivedono i prezzi verso il basso. Gli alberghi della cintura urbana del capoluogo, come conferma il presidente del Gruppo albergatori di Treviso e provincia, Giovanni Cher sono tutti chiusi. 

A Verona la stagione è fortemente pregiudicata (anche) dalla cancellazione della stagione lirica, delle fiere e dei concerti. «In vista ci sono le undici serate organizzate dalla Fondazione Arena, ma i primi dati sulle prenotazioni non sono confortanti», spiega il presidente dell’Associazione degli albergatori di Verona, Giulio Cavara, che attribuisce al “circo mediatico” attorno a episodi isolati rispetto a un panorama di emergenza in regressione il “colpo di grazia” di questa stagione.

Cavara, che è anche il referente di Federalberghi Veneto per le città d’arte, parla di un quadro devastante su tutti i centri storici. Nella città dell’amore, dov’è aperto l’80% degli alberghi, si fatica a raggiungere il 10% di occupazione delle camere (la forbice va dal 5% al 20%). 

Grazie al report fornito dal partner di Federalberghi H-Benchmark (piattaforma web che permette l’acquisizione, l’aggregazione e l’analisi comparativa di una serie di dati sull’andamento del mercato turistico) è possibile delineare un’immagine molto realistica e quasi in tempo reale dell’occupazione turistica della sponda veneta del Lago di Garda aggiornata all’ultimo fine settimana (25-26 luglio). Le giornate di sabato e domenica scorse hanno registrato un’occupazione delle camere del 75%, un punto percentuale in più rispetto al fine settimana precedente e ben il 13% in più rispetto a due settimane fa. Gli ospiti stranieri (soprattutto tedeschi, austriaci e svizzeri) sono aumentati del 3% rispetto alla scorsa settimana. Da segnalare il ritorno degli olandesi (circa il 4% degli stranieri), assenti fino a qualche tempo fa.

Dal lunedì al venerdì i numeri scendono ma anche in questo caso si nota un progressivo aumento di occupazione: si è passati da un 25/30% di occupazione della settimana a cavallo tra giugno e luglio ad un 50/60% della scorsa settimana. Le prenotazioni per ferragosto, al momento, si attestano al 51%. Ad oggi sulla costa veneta del Lago di Garda ha riaperto circa il 90% delle strutture ricettive. «Questi dati ci confortano – afferma il presidente di Federalberghi Garda Veneto, Ivan De Beni – e rappresentano lo stimolo ad andare avanti. Bene il ritorno degli olandesi e la fiducia dimostrata degli ospiti stranieri che hanno percepito la nostra grande attenzione e rispetto delle regole per garantire loro una vacanza sicura. Nonostante in questo periodo nella scorsa stagione le prenotazioni per ferragosto fossero quasi al completo, il dato del 51% è positivo, considerato che le prenotazioni si effettuano sotto data. Rimanendo su questi livelli, siamo fiduciosi che anche agosto non deluderà le nostre aspettative».

Dal lago alla montagna: nella regina delle Dolomiti venete, dov’è aperto il 95% delle strutture, in giugno a Cortina le presenze sono precipitate al -80%, a fronte di un’altissima percentuale di strutture aperte, sanificate, e di costi d’esercizio elevati. A luglio qualcosa si è mosso: «abbiamo sia prenotazioni per questi giorni, che per il prosieguo della stagione, fino al 20 agosto, anche di turisti stranieri», spiega Roberta Alverà, presidente degli albergatori di Cortina. Nella parte centrale di agosto, si confida nel ritorno dei clienti fidelizzati, a compensare la stagione. Dopo gli annunci di una possibile ripresa del virus in autunno, diverse strutture hanno già programmato la chiusura da inizio settembre. Ma intanto, nell’ultima settimana di luglio nel centro di Cortina si sono già visti alcuni turisti francesi, tedeschi e austriaci: è un turismo italiano, e in parte europeo, che si muove prevalentemente con l’auto. È una stagione nemmeno lontana parente di quella che gli albergatori avevano programmato a marzo, con una permanenza media di 2-3 giorni. 

Oltre Cortina, nel resto delle Dolomiti venete, la situazione non cambia di molto: -80% di presenze nel mese di giugno. In più, come spiega il presidente di Federalberghi Belluno, Walter De Cassan, sono venuti a mancare tutti i grandi eventi sportivi che solitamente portavano negli alberghi tra le 10.000 e le 20.000 persone, che pernottavano per un’intera settimana. A infierire su un quadro già compromesso ha contribuito la chiusura dei passi alle auto per due giornate. In tutta la montagna bellunese si registra il tracollo degli stranieri. Tanto che le uniche zone a reggere sono quelle che già negli anni passati lavoravano prevalentemente con una clientela italiana (presente nella misura del 70-80%). Molti hanno usufruito del “Bonus vacanze” che, dopo un inizio titubante, dopo la semplificazione delle procedure ha dato una timida spinta agli arrivi. Gli alberghi aperti nel Bellunese sono il 95% del totale (molti hanno aperto con un mese di ritardo rispetto a maggio), ma c’è molta preoccupazione per l’inverno: questo è il periodo in cui si cominciano a vendere le stanze per Natale e Capodanno, ma è ancora tutto fermo.  

Infine il turismo termale nel comprensorio euganeo di Abano e Montegrotto, dove è aperto circa il 40% degli hotel, strutture che dall’inizio dell’anno hanno registrato perdite di fatturato superiori al 75%. Tra il primo e il secondo fine settimana di agosto aprirà la quasi totalità delle strutture (il 95% circa). Più della metà di queste sta iniziando ora a misurarsi con il mercato e finora è a un -100% di presenze. Il restante 5% degli hotel non ha registrato un numero di prenotazioni tale da giustificare l’apertura neanche nel momento più alto della stagione, giunti all’VIII mese dell’anno.

«Gli ospiti che ad oggi hanno prenotato le vacanze nelle nostre strutture sono quasi solo italiani, questo perché oltre alle difficoltà oggettive relativamente agli spostamenti per gli stranieri, permane a livello internazionale un clima di insicurezza e in parte anche un terrorismo diffuso – afferma il presidente di Federalberghi Terme Abano e Montegrotto, Emanuele Boaretto -. Ormai possiamo dire addio al 2020 e auspicare che la primavera del 2021 sia meno “timida” di quel che già temiamo».

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