Il sottosegretario Fraccaro in tour per presentare il superbonus edilizia al 110%

Tappa in Trentino per incontrare le categorie economiche e le istituzioni locali. Fraccaro: «sarà un notevole volano per l’economia e per l’ambiente». 

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superbonus edilizia al 110%
Da sx il sottosegretario Riccardo Fraccaro, il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti e il vicepresidente Mario Tonina.

Il superbonus edilizia al 110% potrebbe essere un notevole volano per la ripresa economica soprattutto in un ambito fortemente in crisi come quello edilizio, oltre ad avere positive ripercussioni anche sull’impatto ambientale del settore immobiliare che, da solo, è responsabile del 40% delle emissioni inquinanti.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, il trentino Riccardo Fraccaro, sta realizzando un tour per presentare il superbonus edilizia al 110% alle categorie economiche e alle istituzioni locali. Ora la tappa in Trentino, con incontri con artigiani ed industriali, oltre che con gli amministratori locali con cui «sarà creato un tavolo di lavoro tecnico per seguire l’emanazione dei decreti attuativi che stanno avvenendo in questi giorni» sottolinea Fraccaro, secondo cui «il provvedimento nel suo complesso coinvolgerà più protagonisti, dalle imprese edili a quelle impiantistiche, al mondo del credito nella gestione della commercializzazione dei crediti fiscali. E, a questo proposito, oltre alle grandi banche nazionali, spero che anche quelle locali sappiano cogliere l’opportunità».

Secondo Fraccaro «il superbonus edilizia al 110% avrà anche forti ripercussioni sulla qualità di vita delle persone in termini di ammodernamento delle tecnologie domotiche, dei nuovi impianti di climatizzazione, dell’adeguamento antisismico. Anche la previsione di un incremento minimo di due classi di merito per accedere ai benefici non limita gli interventi volti a conseguire il massimo della classe energetica, cosa che comporterebbe anche un drastico calo dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti. Il tutto a costo zero per i proprietari».

La presenza del sottosegretario in Trentino è stata l’occasione anche per chiedere sostegno anche ad alcuni interventi infrastrutturali di forte importanza per il territorio locale, come la funivia Trento-Bondone o il collegamento ferroviario Rovereto-Riva del Garda. «Si tratta di interventi che potrebbero rientrare all’interno degli investimenti da inserire nel Piano per la rinascita da 206 miliardi di euro che l’Europa ha concesso all’Italia – ha detto Fraccaro -. Entro la metà di ottobre dovranno essere presentati a Bruxelles i primi obiettivi del piano per ottenere l’anticipazione già nel 2021. Potrebbero essere due opere interessanti con forti ricadute sul territorio».

La provincia di Trento ha assicurato il suo supporto ad entrambe le opere, mentre per quanto riguarda i finanziamenti la partita è ancora tutta aperta e la possibilità di accedere ai fondi europei potrebbe essere molto interessante. 

Parimenti, oltre al progetto di ripristinare la vecchia ferrovia a scartamento ridotto RoveretoMori-Riva chiusa nel 1936 sul cui tracciato ora corre una bella pista ciclabile, sarebbe opportuno valutare anche un collegamento funiviario automatico, cosa che garantirebbe una maggiore flessibilità d’impiego (possibilità di mettere in servizio un numero di cabine variabile a seconda dei picchi di flusso passeggeri), minori costi operativi (un conto è realizzare un’infrastruttura pesante come una ferrovia con i problemi di attraversamento di aree urbane e ambientalmente tutelate, altro è realizzare una linea funiviaria con qualche palo di sostegno che, nel caso di impianti leggeri con cabine ad ammorsamento automatico da 10 posti potrebbero correre anche nelle vicinanze della sede stradale o della pista ciclabile, con stazioni anche più frequenti rispetto a quella ferroviaria) e di gestione, oltre che offrire scorci paesaggistici sicuramente migliori di quelli che può offrire una ferrovia a terra, specie nel passaggio del biotopo dell’ex lago di Loppio e nella discesa sulla piana del lago di Garda. Senza considerare il fatto, infine, che la tecnologia funiviaria è sviluppata da aziende regionali (con ricadute positive sull’occupazione e sul gettito fiscale alle casse dell’Autonomia speciale), mentre quella ferroviaria è tutta di fuori regione.

Infine, Fraccaro ha fatto un accenno all’ormai annosa questione della concessione A22, scaduta da quasi 5 anni. «A settembre dovrebbero essere chiari gli scenari – ha detto -. Il governo è favorevole ad una concessionein house” con la liquidazione dei privati, ma il limite posto dalla Corte dei Conti sulla valorizzazione della quota di capitale di Autobrennero detenuta dai privati di 70 milioni di euro pare difficilmente superabile».

Anche in questo caso, la situazione sarebbe risolvibile con il superamento del regime concessorio, facendo ritornare la gestione delle autostrade direttamente in capo allo Stato. Parimenti, è necessario attrezzare una struttura che sia in grado di gestire le infrastrutture autostradali post concessione, magari rilevando direttamente dalle ex società concessionarie parte del personale delle strutture tecniche che, a seguito della cessazione della concessione, sarà in eccedenza, evitandone il licenziamento. In questo modo, sarebbe possibile gestire in modo unitario e strategico le infrastrutture nazionali, ad iniziare da quelle già scadute o in procinto di esserlo (da Autobrennero ad Autovie Venete, al gruppo Atlantia e a parte del gruppo Gavio), contribuendo così ad assicurare una manutenzione migliore di quella fatta dai concessionari privati e ad abbassare il costo dei pedaggi.

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