A luglio segnale di vita per la manifattura italiana ed europea

L’economia italiana viaggia ancora a rilento, segnando il primo miglioramento da due anni.

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osservatorio confcommercio fvg

Nell’Eurozona e anche in Italia a luglio cresce l’attività della manifattura con un rimbalzo anche superiore alle attese secondo la ricerca effettuata dall’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo assieme a Prometeia indica a maggio il momento di svolta. 

Secondo i dati diffusi da Ihs Markit, l’indice Pmi del settore della manifattura italiano è aumentato a 51,9 a luglio da 47,5 di giugno segnando il primo miglioramento in quasi due anni. L’indice Pmi principale è stato il più alto da giugno 2018. «I dati di luglio in generale suggeriscono come il settore sia sulla giusta direzione verso la ripresa, con le previsioni sulla produzione che restano decisamente positive – commenta Lewis Cooper, economista di Ihs Markit -. Detto ciò, dopo uno shock così estremo, la strada verso la ripresa è ancora lunga ed è essenziale che le condizioni della domanda continuino a migliorare», evidenziando come l’introduzione di nuove misure restrittive per contrastare la “seconda ondata” della pandemia «potrebbe ostacolare la ripresa». 

«Le aziende manifatturiere e le linee di produzione – aggiunge Coopercontinuano ad operare al di sotto della loro capacità limitando le ore di lavoro e di conseguenza il livello occupazionale si è ridotto per il quattordicesimo mese consecutivo. Anche la domanda estera rimane debole, gli ordini esteri continuano a diminuire ulteriormente».

In ripresa l’attività di Francia e Germania e nel complesso dell’intera Eurozona con l’indice Pmi europeo attestato a 51,8 contro la stima flash di 51,1 e quella finale di giugno a 47,4. Ihs Markit segnala che «anche se modesto, il miglioramento generale delle condizioni operative segnalato dal Pmi è stato il primo registrato dall’indagine da febbraio 2019». 

Secondo Chris Williamson, chief business economist di Ihs Markit, «i dati dei prossimi mesi saranno importantissimi nel valutare se la recente ripresa della domanda avrà un seguito, aiutando quindi le aziende a recuperare la produzione persa alleviando il bisogno di ulteriori tagli futuri».

A confermare la ripresa anche una ricerca curata dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e da Prometeia che segnala che la fase di recupero è iniziata già a maggio mentre il punto di minimo del ciclo manifatturiero è stato toccato in aprile, quando produzione e fatturato hanno registrato una contrazione superiore al 40% nel confronto con i livelli di aprile 2019. 

A maggio è partito il rimbalzo, che risulta vivace rispetto al dato di aprile (+54,4% la produzione, +47% il fatturato) ma ancora parziale rispetto ai livelli di maggio dello scorso anno: nel complesso dei primi cinque mesi del 2020, il calo ammonta al 21,6% per la produzione e al 19.3% per il giro d’affari. 

«Nonostante la rimozione dei blocchi produttivi – si sottolinea nella ricerca – la domanda resta ancora debole, in Italia e sui mercati internazionali“. Anche i protagonisti dell’Eurozona presentano un ciclo della manifattura deteriorato, in particolare Francia (-19,9% il calo tendenziale della produzione gennaio-maggio) e Spagna (-17,6%), che hanno adottato misure simili di confinamento per contrastare l’emergenza sanitaria. Meno intensa la caduta della produzione in Germania (-15,9%), dove la crescita dei contagi da Coronavirus e le misure di limitazione sono state più contenute. 

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