Brexit: in caso di mancato accordo, danni per 110 miliardi di euro all’automotive europeo

L’introduzione di dazi variabili dal 10% (auto) al 22% (veicoli commerciali) taglierebbe la produzione comunitaria di circa 3,5 milioni di pezzi.

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brexit bandiera UE che spezzettata

A sole 15 settimane dalla fine del periodo di transizione della Brexit, i leader europei dell’industria automotive uniscono le forze nel chiedere che la Gran Bretagna e l’Unione Europea si assicurino un ambizioso accordo di libero scambio senza ulteriori posticipi. 

I negoziatori della Brexit devono fare tutto il possibile per evitare un’uscita senza accordo al termine della transizione, che, secondo gli ultimi calcoli, costerebbe al settore pan-europeo dell’automotive qualcosa come 110 miliardi di Euro di perdite a livello commerciale nei prossimi cinque anni, mettendo a rischio posti di lavoro in un settore che garantisce occupazione a 14,6 milioni di persone, 1 posto di lavoro su 15 sia in UE che nel Regno Unito.

Le principali associazioni che rappresentano i costruttori di autoveicoli e di componenti dell’Unione Europea, ACEA (Associazione europea dei costruttori di autoveicoli) e CLEPA (Associazione europea della componentistica automotive), insieme a 21 associazioni nazionali comprese l’associazione inglese dell’automotive (SMMT), l’associazione dell’industria automotive tedesca (VDA), il comitato dei costruttori di auto francese (CCFA) e la Plateforme automobile francese (PFA) avvertono che il settore potrebbe subire pesanti ripercussioni. L’economia e i posti di lavoro al di là e al di qua della Manica rischiano un secondo devastante colpo, derivante dall’assenza di un accordo, che andrebbe ad aggiungersi ai circa 100 miliardi di euro di valore della produzione persi finora, quest’anno, a causa della crisi dovuta al Coronavirus. 

Senza un accordo al 31 dicembre per la Brexit, entrambe le parti sarebbero costrette a commerciare secondo le cosiddette regole non preferenziali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), tra cui un dazio del 10% sulle auto e fino al 22% su veicoli commerciali leggeri e autocarri. 

Queste tariffe doganali – molto più alte dei ridotti margini della maggior parte dei produttori – dovrebbero quasi certamente essere trasferite sui consumatori, rendendo i veicoli più costosi, riducendo le possibilità di scelta e incidendo sulla domanda. Inoltre, anche i fornitori automotive e i loro prodotti saranno colpiti da queste tariffe che renderanno la produzione più costosa, oppure porteranno ad un aumento delle importazioni di componenti da altri Paesi competitivi. 

Prima del Coronavirus, la produzione di autoveicoli, britannica e dell’Unione Europea contava 18,5 milioni di unità all’anno. Quest’anno, sono già andate perse 3,6 milioni di unità a causa della pandemia da Coronavirus.

Nuove stime suggeriscono che, considerando solo autovetture e veicoli commerciali leggeri, la riduzione della domanda derivante da una tariffa WTO al 10% potrebbe cancellare all’incirca 3 milioni di unità prodotte in Gran Bretagna e Unione Europea nei prossimi cinque anni, con perdite del valore di 52,8 miliardi di Euro per gli stabilimenti britannici e di 57,7 miliardi per quelli sul territorio UE. Anche i fornitori verrebbero penalizzati da questi cambiamenti. 

Questa perdita combinata di valore commerciale danneggerebbe gravemente le entrate di un settore che è uno degli asset più preziosi d’Europa, che dà lavoro a milioni di persone e genera prosperità per tutti, con un surplus commerciale combinato di 74 miliardi di Euro con il resto del mondo nel 2019. Insieme, il settore automotive dell’UE 27 e quello della Gran Bretagna sono responsabili del 20% della produzione mondiale di autoveicoli, con circa 60,8 miliardi di Euro all’anno spesi in innovazione, che li rendono il più grande investitore europeo in ricerca e sviluppo. 

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