Referendum ed elezioni amministrative, pari e patta

L’annunciato cappotto salviniano non c’è stato, anzi. Dalle elezioni regionali in Veneto, dove Zaia più che doppia la lista Lega, e la mancata affermazione in Toscana e nei tanti comuni mettono in discussione la linea politica "nazionale" del segretario leghista. Bene Fratelli d’Italia che conquista le Marche e lotta testa a testa in Puglia. 

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Ad urne chiuse, dall’esito del voto referendario e delle elezioni amministrative escono diverse risposte che di fatto finiscono con lo stoppare l’ascesa del segretario leghista Matteo Salvini, mentre l’annunciato scivolone Dem non si è verificato, mentre si conferma la crescita di Fratelli d’Italia. Non pervenuto il M5s, che, a parte il referendum dove i grillini cantano vittoria, altrove sono totalmente irrilevanti.

Il referendum ha visto il “trionfare largamente con quasi il 70% dei votanti, mentre il “No” si è fermato al 30,42%. Un risultato che ora vedrà un consistente taglio della rappresentanza parlamentare di 315 eletti tra Senato e Camera.

Più articolato e foriero di conseguenze politiche il risultato delle elezioni amministrative regionali e comunali (quest’ultime saranno scrutinate solo martedì mattina e tutte le riflessioni si basano su sondaggi ed exit poll). Quello che per il centro destra ed in particolare del leader della Lega, Matteo Salvini, doveva essere un cappotto, alla fine si rivela una giacchetta, che si riduce ad una maglietta per il segretario dell’ex partito padano. Da un rotondo 6-0, alla fine si deve accontentare di un pari e patta 3-3, dove l’annunciato sfondamento nel baluardo rosso della Toscana non si è materializzato, replicando così il risultato di qualche mese fa dell’Emilia Romagna. 

Di fatto, Salvini si deve accontentare del solo risultato del Veneto, ma con qualche problemino non del tutto trascurabile. In regione l’arrembante successo di Luca Zaia, alla guida del centro destra, è dato nelle varie previsioni stabilmente oltre il 70% dei consensi, la lista Zaia con il richiamo alla Liga Veneta è accreditata di un clamoroso 51,2% dei consensi, surclassando il 14,9% conquistato dalla lista Lega nazionale non più padana. Bene il risultato di Fratelli d’Italia dato all’8,3%, mentre diventa irrilevante l’apporto di Forza Italia calata al 2,6%. Molto debole il risultato delle sinistre, con un Pd calato al 13,6%.

La forte affermazione alle elezioni regionali della lista Zaia su quella della Lega apre in casa del Carroccio più di un problema, anche se lo stesso segretario della Liga Veneta e vicesegretario della Lega Salvini premier, Lorenzo Fontana, getta acqua sul fuoco che cova: «un risultato che ci soddisfa, visto che in entrambe le liste i candidati sono tutti esponenti della Lega e lo stesso Zaia è un tesserato della Lega». Sarà, ma con queste elezioni qualcosa sulla linea politica nazionale di Salvini inizia a scricchiolare. 

Alle elezioni suppletive del collegio uninominale Veneto 9 del Senato, vince il centro destra con Luca De Carlo, sindaco di Calazo di Cadore e già deputato di Fratelli d’Italia che va a sostituire lo scomparso senatore Stefano Bertacco, anche lui di Fratelli d’Italia.

Nelle Marche l’unico cambio di maggioranza dove il candidato di Fratelli d’Italia, Francesco Acquaroli, è in vantaggio di oltre 10 punti (al 47,30%) sul candidato delle sinistre Maurizio Mangialardi con il Pd al 26,65%. Anche nelle Marche, secondo le prime proiezioni sulle schede scrutinate, emerge un Fd’I in decisa crescita al 17,81% con la Lega al 21,88%.

In attesa dello scrutinio di martedì mattina, iniziano ad emergere i risultati degli “exit pollrelativi ad alcuni capoluoghi. In Trentino Alto Adige, a Bolzano il centro destra con il candiato sindaco Roberto Zanin è in leggero vantaggio (33-37%) contro il sindaco uscente del centro sinistra, Renzo Caramaschi fermo al 29-33% e con il candidato della Svp, Luis Walcher quotato tra il 10 e il 14,5%. Il risultato del capoluogo altoatesino si deciderà al ballottaggio quasi certo tra 15 giorni.

Gara tra il centro sinistra e il centro destra praticamente già finita a Trento, dove il candidato delle sinistre, Franco Ianseselli pare avviato a confermare l’elezione già al primo turno, con una forchetta tra il 51 e il 55%, mentre il competitore del centro destra, Andrea Merler è staccato di almeno 20 punti, tra il 30-35%, confermando così i sondaggi della vigilia elettorale. A Trento il risultato è figlio dell’incapacità del centro destra di proporre un candidato sindaco autorevole, capace di coalizzare e mobilitare l’elettorato, tale da andare almeno al ballottaggio. Sull’esito elettorale su cui lo stesso Salvini aveva riposto forti aspettative dopo una lunghissima serie di governi delle sinistre, pesa l’incapacità soprattutto della Lega, maggiore forza politica della coalizione, di proporre un proprio candidato autorevole, finendo vittima dei veti incrociati e delle vecchie ruggini personali. Con in più l’aggravante, dopo avere scartato almeno una decina di candidature, di cambiare in corsa pure un candidato sindaco già in campagna elettorale, sostituito da un candidato già scartato nella prima selezione. Insomma, un comportamento autolesionistico da manuale.

A Venezia il sindaco uscente Luigi Brugnaro non parrebbe più forte di una riconferma già al primo turno, con il candidato delle sinistre, Pierpaolo Baretta in forte rimonta.

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