200 milioni di euro dal “Frie” per le imprese del Friuli Venezia Giulia

Bini: «a gennaio semplifichiamo l'accesso al "Frie"». Da Re: «Frie in crescita nei primi 10 mesi del 2020».

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Presentazione del bilancio del Frie. Da sx, l'assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, e il presidente del Frie, Alessandro Da Re.

Ammontano ad oltre 200 milioni di euro i finanziamenti erogati nel 2020 dal sistema dei Fondi di rotazione regionali (Frie) a favore delle imprese del Friuli Venezia Giulia. I dati sono stati presentati a Udine dall’assessore regionale alle attività produttive, Sergio Emidio Bini, e dal presidente del “Frie”, Alessandro Da Re.

«Il “Frie” ha dimostrato di saper rispondere con efficacia e efficienza alla crisi economica dovuta alla pandemia, così come alla spinta agli investimenti che comunque sta caratterizzando le Pmi della regione – ha detto Bini -. Negli ultimi dieci mesi è incrementato a doppia cifra il numero di interventi e il solo slittamento del pagamento delle rate ha portato cassa per le nostre imprese per 170 milioni di euro».

Andando al dettaglio dei numeri, i nuovi prestiti a tasso agevolato deliberati sul “Frie” nei primi dieci mesi del 2020 ammontano a complessivi 155,7 milioni di euro, in aumento rispetto al corrispondente dato del 2019 e anche del 2018 (quando le concessioni furono, rispettivamente, di 128,4 e 134,7 milioni).

Altrettanto significativi i dati relativi al Fondo per lo sviluppo delle Pmi e dei servizi, che nei primi 9 mesi 2020 ha finanziato la concessione di prestiti a tasso agevolato per l’importo complessivo di circa 20,2 milioni di euro, con una sostanziale tenuta rispetto al dato record dell’anno scorso (quando le concessioni furono di 23,1 milioni) e in deciso aumento rispetto al 2018 (15,6 milioni).

La Sezione Anticrisi ha beneficiato delle nuove possibilità offerte dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato, così che gli strumenti finanziari regionali hanno registrato un altissimo numero di domande che hanno comportato l’esaurimento delle pur rilevanti risorse messe a disposizione pari a circa 39,1 milioni. Soltanto nel periodo post confinamento, dal 21 maggio all’8 ottobre, sono state trattate 243 pratiche Covid-19 per complessivi 35,2 milioni di euro.

A questi, come ricordato da Bini, si aggiunge la liquidità lasciata nelle casse delle imprese con il provvedimento di sospensione del pagamento delle rate dei prestiti agevolati concessi tramite il Comitato di gestione del “Frie” (che include “Frie”, Fondo per lo sviluppo delle Pmi e dei servizi, Sezioni per gli interventi anticrisi a favore delle imprese artigiane e delle attività produttive e delle imprese commerciali, turistiche e dei servizi) fino a due semestralità, che ha interessato 2.500 imprese per un ammontare complessivo, tra i vari fondi e sezioni, di oltre 170 milioni di euro.

Numeri che hanno lasciato sorpreso lo stesso presidente Da Re, il quale ha evidenziato «una situazione di difficile analisi, in cui il “Frie” è in crescita, il Fondo sviluppo risente di un rallentamento nelle domande a magazzino e la sezione anticrisi è andata oltre le previsioni. Paradossalmente in questi mesi le imprese avrebbero potuto rinunciare ai finanziamenti richiesti prima dello scoppio della pandemia, invece il “Friesta lavorando e ha già erogato 27 milioni in più dell’anno scorso in dieci mesi».

In 65 anni di attività dalla sua fondazione, il solo “Frie” ha concesso 6.603 finanziamenti per un totale di oltre 7 miliardi di euro. Ora si guarda al futuro e ad un necessario adeguamento degli strumenti finanziari al nuovo contesto.

«Ci troveremo ad affrontare ancora una fase difficile – ha detto Bini -, ma arriveremo in aula a gennaio con la nuova legge regionale sull’economia, che conterrà anche una rivisitazione della legge 2/2012 sul credito agevolato; l’obiettivo che ci siamo dati è rendere il “Frie” uno strumento ancor più appetibile, caratterizzato da una minore onerosità e da una maggiore semplificazione degli strumenti messi in campo».

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