Cosa sta succedendo negli Stati Uniti?

Nel post elezioni Trump non si risolve a riconoscere la vittoria a Biden, ritardando la tradizionale “transizione” tra l’amministrazione uscente e quella entrante. di Mauro Marino, nato a Peschiera del Garda ed esperto di economia

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Il presidente eletto degli Usa, Joe Biden, e quello uscente, Donald Trump.

Novembre 2020, dopo quasi un anno di campagna elettorale in piena emergenza Covid-19 gli Stati Uniti d’America hanno votato per il loro Presidente. Sarà riconfermato il repubblicano Donald Trump o verrà eletto il democratico Joe Biden?

Ma andiamo con ordine.

Dopo i due mandati consecutivi con il presidente Barak Obama (e Biden nelle vesti di vicepresidente), nel 2016 viene eletto forse un po’ a sorpresa Donald Trump. Trump sconfigge la democratica Hillary Clinton, già segretario di Stato con Obama e moglie di quel Bill Clinton presidente degli Usa per due mandati, che però, fatto abbastanza singolare, ottiene nel complesso più voti. Il sistema di voto per le presidenziali USA non si basa sulla somma dei voti popolari espressi, bensì sui voti dei cosiddetti Grandi Elettori. Chi vince in ognuno dei 52 Stati della federazione statunitense si aggiudica un certo numero di voti dei Grandi Elettori e colui il quale raggiunge la somma di almeno 270 Grandi Elettori viene eletto Presidente degli Stati Uniti d’America.

L’imprenditore Trump nell’anno 2016, pur avendo meno voti complessivi (62.000.000) rispetto alla concorrente Clinton (65.000.000), ma investendo moltissimi dollari nella campagna elettorale, ed essendo molto risoluto nei suoi proclami, con molte promesse e anche perché quasi sempre dopo due mandati i cittadini americani sono soliti cambiare ed alternare i presidenti repubblicani e democratici, ottiene 304 Grandi Elettori e diventa Presidente.

Trump è stato da subito un Presidente molto divisivo, che ha spaccato l’America in due. Molto aggressivo nei confronti della politica estera soprattutto nei confronti della Cina, mettendo al primo posto l’America (“American First” il suo famoso motto). Ha attuato, soprattutto nei confronti della Cina, una continua guerra economica mettendo dazi molto pesanti sui loro prodotti e imponendoli perfino nei confronti dell’alleata Europa. Questa politica ha effettivamente diminuito di molto la disoccupazione interna e aumentato di molto gli indici economici nazionali. Wall Street va a gonfie vele e viene festeggiato il record degli indicatori economici nel novembre dell’anno 2019.

Poi, però, quando già pregustava il rinnovo al suo mandato purtroppo arriva in tutto il mondo il Covid-19. Qui Trump comincia a fare una serie continua di errori. Per prima cosa si scaglia senza alcuna prova oggettiva contro il governo cinese affermando che il Covid-19 l’hanno creato loro in laboratorio per indebolire gli Stati Uniti, poi minimizza completamente la portata della malattia, facendosi continuamente vedere in pubblico senza mascherina e considerando questa terribile malattia solo come un’influenza un po’ più forte. Poi, affermando che in pochissimi mesi un’azienda (ovviamente americana) avrebbe trovato il vaccino definitivo e che entro l’estate 2020 tutto sarebbe stato risolto. Purtroppo per lui, però, questo non si è verificato e gli Stati Uniti sono attualmente il Paese più colpito al mondo con oltre 11.000.000 di casi e oltre 250.000 morti da Covid-19. 

Le immagini della morte dell’afroamericano George Floyd ucciso da un agente per soffocamento a Minneapolis nel maggio 2020 fanno il giro del mondo e in pochi mesi diverse manifestazioni sorgono spontanee contro gli agenti e contro il governo federale in generale. Anche in queste occasioni, Trump anziché stemperare la situazione diventata esplosiva accende ancora di più gli animi con dichiarazioni molto divisive. Inoltre, in pochi mesi a causa del Covid-19, in una società come quella americana problematica, non tutelata socialmente e molto conflittuale, il numero dei disoccupati arriva al numero di 40.000.000.

Queste continue tensioni hanno creato una profonda spaccatura tra gli Americani. Questo modo di essere di Trump, o con me o contro di me, con questi toni sempre molto accesi, hanno portato ad una partecipazione alle urne record negli ultimi 100 anni.

Alla fine si può dire che, più che Biden abbia vinto le elezioni, è stato Trump che le ha perse.

Negli ultimi anni solamente Carter e Bush padre sono stati presidenti per un solo mandato. Doppio mandato, invece, per Clinton, Bush figlio e Obama. Il tranquillo, mite e per la verità poco appariscente Biden ha portato a casa una vittoria praticamente senza fare molto e approfittando delle continue “azioni” di Trump.

A differenza di Trump che era un imprenditore molto famoso e sempre sulle pagine dei giornali e che poi ha deciso di entrare in politica senza averla mai prima frequentata, Biden è un politico di carriera, eletto senatore per la prima volta nel 1973, sempre presente nella politica americana, ma sempre nell’ombra. Nella convention democratica di Denver nel 2008 nelle primarie che contrapponevano i due candidati democratici Barak Obama e Hillary Clinton erano divisi da pochissimi voti a favore di Obama. Quando si trattò di designare l’eventuale vicepresidente, Obama si guardò bene da proporre la Clinton che le avrebbe sicuramente fatto ombra e quindi, dopo il famoso discorso in cui la Clinton ritirò la sua candidatura a favore di un unico candidato democratico forte, Obama propose come vicepresidente in caso di vittoria tale Joe Biden. Un politico certamente navigato, ma che quasi nessuno conosceva. Obama fu successivamente eletto sia nel 2008 che nel 2012 ed in entrambe le occasioni il vicepresidente fu Biden.

Casomai, la vera novità delle elezioni 2020 è l’elezione a vice presidente della senatrice Kamala Harris l’indo-americana prima donna ad occupare tale prestigiosa carica e che vista l’età di Biden già si appresta tra quattro anni ad essere la candidata democratica alla carica di Presidente.  

Probabilmente, la politica estera americana del quadriennio di Biden dal punto di vista sostanziale non sarà molto diversa da quella di Trump, ma ci sarà sicuramente più attenzione nei confronti dell’Europa (che infatti ha immediatamente proclamato Biden vincitore, a differenza della Cina che ha aspettato oltre una settimana e della Russia che al momento non si è ancora espressa) e ci sarà più diplomazia e attenzione nei confronti della Cina. Bisognerà vedere, inoltre, il comportamento di Biden nei confronti della Corea del Nord che aveva trovato maggior attenzione con Trump rispetto ad Obama.

Ora, Trump non accetta la sconfitta, non ritiene validi i voti arrivati per posta dopo il 3 novembre, chiede il riconteggio dei voti, minaccia ricorsi nei singoli Stati ed addirittura il ricorso alla Suprema Corte Americana dove su nove giudici ben sei sono di area repubblicana, non concedendo la vittoria a Biden e non consentendo un tranquillo periodo di transizione (la nomina ufficiale del nuovo Presidente avverrà il 20 gennaio 2021) che ha sempre contraddistinto la democrazia americana. 

Il tutto si risolverà entro metà dicembre, e nel caso malaugurato che non fosse ancora designato ufficialmente il Presidente, in gennaio la persona che governerà gli Stati Uniti sarà la presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, acerrima nemica di Trump. Alla fine, Trump sarà convinto dai suoi ad ammettere la sconfitta e Joe Biden sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.

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