Per le trafilerie dell’acciaio cala l’utile ma migliora la solidità

Lo ha rilevato l’analisi di siderweb basata sui numeri contenuti in Bilanci d’Acciaio 2020.

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trafilerie dell'acciaio

Per le trafilerie dell’acciaio il 2019 è stato l’anno peggiore dell’ultimo triennio (2017-2019): è quanto emerge dall’analisi che siderweb ha effettuato su questo comparto della filiera siderurgica nazionale, basandosi sui numeri contenuti in Bilanci d’Acciaio 2020 diffuso ne giorni scorsi.

Sono stati presi in considerazione i bilanci di 64 trafilerie (24 specializzate in acciai comuni, 24 in acciai speciali, 9 in acciai inox e 7 multiprodotto). Il fatturato delle trafilerie dell’acciaio è sceso del 12% rispetto al 2018. Tuttavia, il valore aggiunto è riuscito, in termini di rapporto con il giro d’affari, a replicare i risultati del 2018. Si è registrato un calo tendenziale sia dell’Ebitda che l’utile netto, tanto rispetto al 2018 quanto al 2017.

Sul versante della solidità, il triennio 2017-2019 è stato caratterizzato da un recupero delle posizioni e da un miglioramento del comparto nel suo complesso, con una dinamica meno positiva per gli acciai comuni.

In termini di redditività, i settori degli acciai comuni e delle trafilerie multiprodotto hanno avuto performance nettamente migliori rispetto agli acciai speciali e inox. I risultati di questi sotto-segmenti si sono fatti più omogenei, rispetto a quanto si era rilevato nel 2017 e 2018.

Per il comparto delle trafilerie dell’acciaio, ha dichiarato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio studi siderweb, «il 2019 ha avuto un’evoluzione non entusiasmante. Il settore, nel suo complesso, è risultato in utile, ma su valori nettamente inferiori al recente passato. Ciò non rappresenta una notizia positiva, data la crisi alle porte. Tuttavia, il miglioramento della solidità rappresenta sicuramente un punto a favore».

L’Ufficio studi siderweb ha effettuato anche un confronto di filiera tra le trafilerie (cioè i fornitori) e i mollifici e le viterie (i principali clienti), prendendo in considerazione sia i dati del 2019, che l’evoluzione del triennio 2017-2019.

«L’evoluzione del fatturato e della redditività di trafilerie e mollifici – ha illustrato Ferrari – ha avuto un andamento allineato: il giro d’affari è calato in modo contenuto (rispettivamente del -0,8% e del -2,5%). È diminuita in modo maggiore la redditività, sia industriale che in termini di reddito netto. Le viterie, invece, hanno fatto registrare un’evoluzione diversa: il fatturato è diminuito maggiormente (-16,6%), mentre utile ed Ebitda sono scesi in misura minore perché le viterie sono riuscite a ottenere una diminuzione costo lavoro nel triennio (-13,6%), quando per gli altri due comparti è aumentato».

Quanto all’indebitamento, trafilerie e mollifici si sono mossi all’unisono, vedendo calare sia quello complessivo che quello finanziario. Le viterie hanno ottenuto progressi inferiori, ma hanno valori assoluti molto positivi.

Il generalizzato recupero dei prezzi delle materie prime accompagnato da una contrazione dell’offerta, e la ripresa della domanda industriale globale trainata in gran parte dalla Cina, hanno portato a un generale rialzo delle quotazioni dei prodotti siderurgici nelle ultime settimane.

«I prezzi internazionali dei coils, per esempio, hanno già superato i massimi 2019, proiettandosi verso i picchi del 2018» ha spiegato nel proprio intervento Achille Fornasini, partner & responsabile analisi di siderweb, spinti dal rialzo dei prezzi del minerale di ferro, che sono «saliti a livelli che non si vedevano da sette anni» e che ora «dovrebbero progressivamente ridimensionarsi, ma comunque su livelli mediamente più alti di quelli dello scorso anno». Meno significativi gli aumenti dei prezzi dei prodotti lunghi, «pur in presenza di un contestuale maggior incremento del rottame ferroso – ha specificato Fornasini -. Da fine agosto si osserva un incremento dei prezzi della vergella da trafila (+11%), che tornano a posizionarsi sui valori del secondo semestre dello scorso anno».

La difficoltà di approvvigionamento è stata sottolineata da Francesco Silvestri, presidente di Anccem, l’associazione nazionale dei mollifici: «se i tempi di consegna continueranno ad allungarsi ci creeranno problemi nel rimanere al passo con il mercato, che ci chiede la massima flessibilità». Il comparto, ha aggiunto, «stima di chiudere l’anno con un calo dei volumi tra il 10 e il 30%, a seconda della struttura aziendale e dei prodotti trattati».

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