“Manovra” 2021, poco o nulla per il mondo delle professioni

Stella (Confprofessioni): «il Parlamento realizzi ora le riforme improcrastinabili e corregga squilibri e iniquità che affliggono in particolare il settore del lavoro autonomo professionale».

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La maggioranza delle quattro sinistre che sorregge il governo BisConte si conferma cieca, sorda e inerme nei confronti del mondo delle professioni, ovvero cinque milioni di persone altamente qualificate che nel corso del 2020 e delle conseguenze connesse con la pandemia da Covid-19 sono stati praticamente dimenticati ed abbandonati a se stessi. E lo stesso rischia di ripetersi anche per il 2021 con la legge di bilancio in corso di discussione.

Una situazione denunciata anche da Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, intervenuto in videoconferenza in audizione in Commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera dei Deputati: «una manovra finanziaria con poche luci e molte ombre, che tradisce le aspettative del mondo del lavoro autonomo e dimentica riforme da tempo improcrastinabili, mantenendo squilibri e iniquità». 

Per Stella la bozza di legge di bilancio 2021 è vuota di contenuti qualificanti per il mondo delle professioni: «rinviata la riforma fiscale, assente la riforma del sistema di welfare, invisibile il lavoro autonomo professionale. Il governo ha scelto di ignorare le legittime aspettative di un settore fondamentale per il PIL nazionale e sottovalutare l’iniquità, aggravata dalla crisi economica, del trattamento tra lavoratori autonomi e altri soggetti economici, come dimostra l’esclusione dei professionisti dai crediti di imposta per la formazione del personale, dalle agevolazioni fiscali per start up e PMI innovative e dal credito d’imposta per ricerca e sviluppo, a cui i professionisti non possono accedere ancora oggi».

Anche il “Pacchetto lavoro” è caratterizzato da ambivalenze: se la Confederazione accoglie favorevolmente gli incentivi all’occupazione femminile e giovanile, d’altra parte le misure destinate al Mezzogiorno rischiano invece di produrre squilibri a medio termine, senza sbloccare investimenti necessari, come quelli nelle infrastrutture e nello sviluppo tecnologico. 

Condivisibili per Confprofessioni il rinnovo degli ammortizzatori sociali – che richiedono però una significativa semplificazione delle procedure – e gli investimenti per il sostegno alla patrimonializzazione delle imprese, che devono raggiungere prima di tutto le PMI, tradizionalmente più fragili sotto il profilo patrimoniale. 

Favorevole anche il parere sulla proroga della moratoria sui debiti finanziari delle piccole, micro e medie imprese e sul credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, due misure aperte anche ai professionisti, e sull’istituzione del fondo a sostegno dell’impresa femminile, che tuttavia meriterebbe uno stanziamento più cospicuo degli attuali 20 milioni di euro.

«Il Parlamento ha ora la possibilità di intervenire per correggere i difetti di impostazione della manovra – commenta Stella -. Ribadiamo l’urgenza di interventi legislativi per la garanzia dell’equo compenso dei servizi professionali e il necessario avanzamento del progetto di legge presentato dal Cnel in tema di tutele per i lavoratori autonomi e i professionisti iscritti alla Gestione separata Inps. Crediamo inoltre sia maturo il tempo per l’unificazione delle detrazioni Irpef sui redditi da lavoro autonomo e da lavoro dipendente, equiparandoli al livello di quest’ultimo, e per l’introduzione di crediti d’imposta per le aggregazioni, aperti anche ai professionisti nella forma di Stp multidisciplinari e reti di impresa».

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