Professionisti: urgente l’approvazione delle norme sull’equo compenso e sugli indennizzi

Bitonci: «invece di tagliare per legge del 25% gli onorari, il governo BisConte s’impegni per approvare la norma sui minimi tariffari per porre fine allo scandalo degli incarichi a costo zero».

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professionisti risollevare l’economia nazionale
Massimo Bitonci.

In questi giorni, il governo BisConte sta valutando la possibilità di ridurre per legge l’onorario dei professionisti impegnati ad assistere le aziende in crisi applicando un taglio del 25% dei compensi spettanti. Uno scenario che ha scatenato le giuste e risentite rimostranze del mondo delle professioni intellettuali, qualcosa come 5 milioni di Partite Iva da sempre neglette e trascurate dall’azione dei governi della Repubblica degli ultimi vent’anni.

«Invece di pensare ad applicare per legge un sostanzioso taglio agli onorari dei professionisti, il governo BisConte s’impegni piuttosto nell’approvazione della normativa riguardante l’equo compenso spettante ai professionisti – afferma Massimo Bitonci, deputato della Lega e già sottosegretario al Mef -, stretti nella doppia morsa di compensi sempre più al ribasso, o a richieste di lavorare addirittura gratis, crisi economica e riduzioni del fatturato degli studi, a fronte di spese fisse e variabili in continuo aumento, tanto che molti cessano dal svolgere l’attività in modo ufficiale per rifugiarsi al “nero”».

Il problema da sempre negato dagli amministratori delle sinistre al governo è che un professionista è a tutti gli effetti una microimpresa, molto spesso con dei collaboratori che lo assistono in studio per lo svolgimento degli incarichi. Per fronteggiare i costi del personale, quelli fissi di funzionamento e, magari, pure il guadagno del professionista stesso non è possibile lavorare sotto costo o gratis: è necessario guadagnare il giusto che compensi la professionalità, la capacità e l’esperienza del professionista incaricato di svolgere una determinata mansione che, spesso, comporta anche una diretta responsabilità civile e penale, oltre che economica.

Bitonci rilancia anche su un altro aspetto finora negato: «è necessario che i professionisti iscritti alle casse privatizzate possano accedere, come è già accaduto per quelli iscritti all’Inps, all’equo indennizzo derivante dalla riduzione del giro d’affari indotto dal blocco delle attività economiche causato dalla pandemia da Coronavirus». Già, perché tanti professionisti si trovano coinvolti a lavorare con aziende che hanno ridotto drasticamente i loro fatturati, riducendo le commesse o, addirittura, diventando insolventi con fatture ricevute dai professionisti.

«Assieme ad altri colleghi della Lega, ho proposto alla Camera dei Deputati una specifica proposta di legge per sanare un pesante vulnus al mondo delle professioni che, a seguito delle “lenzuolate” dei decreti Bersani, hanno privato il lavoro autonomo dei minimi professionali – prosegue Bitonci -. Il risultato più eclatante è costituito dalle proposte a professionisti provenienti da ministeri e tante amministrazioni locali di lavorare gratuitamente per lo svolgimento di incarichi in commissioni, progetti, consulenze, ecc. Non solo: dai grandi gruppi economici è in svolgimento una gara al continuo ribasso degli onorari per i professionisti dell’ambito legale, amministrativo, commerciale con tariffe che spesso non coprono neppure i costi operativi del professionista».

Bitonci giustifica il motivo dell’introduzione dell’equo compenso: «la prestazione professionale, per le sue caratteristiche di esclusività, specificità, complessità, esperienza non è una merce da contrattare al massimo ribasso. Il Paese non può permettersi il lusso di studi, pareri, perizie fatte superficialmente. Anche nel mondo delle professioni, la qualità di un lavoro è giusto e doveroso che venga pagata secondo criteri di equità e ben più di lavori privi di professionalità e di responsabilità».

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