Commercio in Trentino: nel 2019 cala il numero degli esercizi

Secondo l’analisi della Camera di commercio di Trento il calo interessa sia il dettaglio che l’ingrosso. Bort: «le difficoltà dell’anno scorso amplificate dalla pandemia da Covid-19».

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commercio in trentino

Nonostante il protrarsi dell’emergenza sanitaria stia definendo nuovamente i contorni del contesto economico trentino, l’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento ritiene comunque utile comunicare i dati dell’analisi annuale sul commercio in Trentino, riferita al 2019, per permettere di completare il quadro conoscitivo di uno dei settori economici più rilevanti della provincia (sia in termini di numerosità delle imprese e degli addetti, sia per quanto riguarda il valore aggiunto prodotto).

Nell’analisi riferita alla fine dell’anno scorso, presso il Registro imprese della Camera di commercio di Trento risultano iscritte 3.652 unità dedite in via prevalente all’attività di commercio al dettaglio – di cui 3.349 attive – pari a circa il 7,2% del totale con sede sul territorio.

Considerando l’attività svolta sia in via prevalente sia in via secondaria, si rilevano 8.279 unità locali (negozi) che occupano una superficie complessiva di vendita pari a 910.969 mq. Rispetto al 2018 si registra una riduzione del numero degli esercizi, pari a 108 unità, a cui corrisponde una contrazione della superficie di vendita di quasi 3.000 mq.

Nei comuni di Trento e Rovereto è presente più del 28% degli esercizi commerciali in sede fissa dell’intera provincia e circa il 35% degli spazi di vendita complessivi. Trento dispone di 1.705 negozi per 219.527 mq di superficie, mentre Rovereto dispone di 666 negozi per 99.925 mq di superficie.

Per quel che riguarda le variazioni più rilevanti per singola specializzazione, rispetto a dieci anni fa, si nota una crescita significativa dei negozi dediti alla vendita di altri prodotti alimentari in esercizi specializzati, voce che racchiude il commercio al dettaglio di “latte e prodotti lattiero-caseari, caffè torrefatto, prodotti macrobiotici e dietetici e altri prodotti non classificati” (+38 unità), di negozi specializzati nella vendita di medicinali (+37), di articoli sportivi (+34) e di prodotti del tabacco (+32). Le diminuzioni più significative riguardano gli esercizi al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiali da costruzione (-85), i negozi specializzati nella vendita di prodotti tessili (-78), i negozi di giornali e articoli di cartoleria (-59) e le macellerie (-51). 

Una porzione non trascurabile dell’attività di vendita al dettaglio è svolta al di fuori dei negozi. Al termine del 2019 questa realtà è rappresentata da 825 sedi o unità locali. Di queste, 518 svolgono attività di commercio al dettaglio ambulante, 175 esclusivamente via Internet, 74 vendita a domicilio, 20 per mezzo di distributori automatici e 31 per corrispondenza, telefono, radio, televisione e Internet.

Gli addetti del settore che lavorano in provincia sono 15.826 di cui 11.743 dipendenti e 4.083 indipendenti.

Il settore del commercio all’ingrosso risulta composto da 1.340 imprese registrate e 1.180 attive, in calo da alcuni anni. Rispetto al 2010 le prime sono diminuite di 194 unità e le secondo di 179. A differenza di altri settori, dove prevalgono le forme giuridiche “semplici”, il comparto del commercio all’ingrosso si caratterizza per la preponderanza delle forme giuridiche più complesse, quali le società di capitale (53,3%). 

Gli addetti del commercio all’ingrosso che operano in provincia sono 6.736 di cui 5.778 dipendenti e 958 indipendenti.

«Analogamente a quanto rilevato nella recente indagine sugli investimenti – ha commentato Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio di Trento e di Confcommercio Trentino – anche il commercio registrava alcune criticità già in epoca pre-Covid, che rendono ulteriormente complicata la gestione del comparto in piena emergenza sanitaria. È dunque indispensabile trovare un equilibrio tra le necessità sanitarie e quelle aziendali, ma è impossibile riuscirci se non si parte dal presupposto che entrambi gli ambiti sono colpiti in egual misura e che sarà la capacità di considerarli e sostenerli con pari attenzione che ci salverà da un futuro drammatico. Bisogna individuare modalità e sistemi ragionati e intelligenti che permettano di arrestare il diffondersi del contagio per ridurre la congestione degli ospedali e, contemporaneamente, permettere all’economia di riprendersi operando in sicurezza».

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