Confindustria, la produzione industriale a novembre torna in negativo (-2,3%)

Previsioni negative anche nel IV trimestre 2020. Calo generalizzato dell’indice PMI manifattura dell’Eurozona.

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reddito centro studi confindustria

Nella periodica rilevazione del Centro studi Confindustria la produzione industriale italiana, dopo il recupero rilevato in ottobre (+1,2%), a novembre torna a diminuire (-2,3%), a causa della contrazione della domanda conseguente alle misure di contenimento introdotte in Italia e nei principali partner commerciali esteri. Le prospettive per il quarto trimestre sono negative, come mostra l’andamento della fiducia tra gli imprenditori manifatturieri e tra le famiglie, in netto peggioramento specialmente nelle componenti relative alla situazione corrente e alle attese sul contesto economico nei prossimi mesi. 

Lo scenario non muta allargando lo scenario: l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona cala di un punto, a 53,8 punti a novembre da 54,8 punti di ottobre. 

La dinamica della produzione industriale nazionale rilevata in ottobre e novembre riporta in territorio negativo la variazione congiunturale acquisita nel quarto trimestre (-1,9%), dopo il +28,6% rilevato dall’ISTAT nel terzo (-16,9% nel secondo). In novembre i livelli di attività sono inferiori del 6,3% rispetto a gennaio. Secondo le indagini qualitative (ISTAT e Ihs-Markit PMI) i comparti di produzione di beni durevoli e di beni strumentali sono quelli che hanno risentito maggiormente dell’attuale contesto. 

Sull’andamento dell’attività nei due mesi di rilevazione hanno inciso negativamente il decumulo delle scorte (per soddisfare ordini pregressi), un calo della domanda interna e difficoltà nel reperire nuovi ordini esteri a causa delle restrizioni introdotte presso i partner commerciali. Secondo quanto emerso dall’indagine Markit sul PMI manifatturiero, si è avuto un repentino aumento dei tempi medi di consegna, un indicatore che in condizioni “normali” segnala un forte incremento della domanda non tempestivamente soddisfatto dall’offerta, ma che nella situazione attuale dipende invece – stando a quanto dichiarato dagli imprenditori – da interruzioni lungo la catena di fornitura a causa delle più rigide misure anti Covid-19 che hanno determinato ritardi nei trasporti e problemi di natura logistica. Ciò tende a frenare l’attività nei prossimi mesi, come peraltro segnalato nell’indagine ISTAT. 

Si è rilevato un netto ridimensionamento delle attese degli imprenditori manifatturieri su ordini, produzione e, soprattutto, sulle prospettive dell’economia italiana (il saldo è diminuito di 23 punti solo a novembre). Stesse preoccupazioni sono emerse anche dall’indagine ISTAT sulla fiducia delle famiglie, tra le quali sono fortemente peggiorate le aspettative sulla situazione economica dell’Italia, sui bilanci familiari e sulla disoccupazione, mentre sono migliorate le valutazioni sull’opportunità attuale e futura di risparmio. 

Una lettura integrata di questi indicatori congiunturali evidenzia, per il trimestre in corso, un nuovo aumento del risparmio a scopo precauzionale (guidato anche dall’incertezza sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria) e un rinvio delle decisioni di investimento delle imprese, dopo il forte incremento nei mesi estivi (+12,4% la spesa delle famiglie e +31,3% gli investimenti fissi lordi).

Alla luce di ciò, per il quarto trimestre secondo il Centro studi Confindustria c’è da attendersi un contributo negativo dell’industria alla variazione congiunturale del PIL, che è atteso diminuire rispetto al terzo (quando è rimbalzato del 15,9%) soprattutto per il calo nei servizi, la cui attività è stata fortemente compromessa dalle misure introdotte nelle ultime settimane per contrastare la crescita dei contagi da Covid-19. 

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