Azzolina rimanda sine die l’autonomia per Veneto e Lombardia

«Criticità insuperabili per le due regioni che hanno chiesto 23 materie. Evitare le discriminazioni». Zaia: «difficile sentire un siciliano che critica la propria autonomia».

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Lucia Azzolina (M5s), ministro all'Istruzione

Per la bocca sgargiante rosso carmino del ministro all’Istruzione, la siciliana M5s Lucia Azzolina, nel corso di un’audizione in Commissione Questioni regionali alla Camera, il regionalismo differenziato, per le regioni che hanno chiesto la gestione in autonomia di 23 materie (ovvero Veneto e Lombardia), prevede «l’intero governo del sistema istruzione», la formazione dei docenti, la gestione dell’alternanza-scuola lavoro, un ruolo regionale del personale scolastico distinto da quello statale. «Si avrebbe un sistema a doppio binario con una sovrapposizione di personale dipendente statale e regionale – sottolinea il ministro – con complessità di attuazione del sistema immaginato e di criticità insuperabili per l’effettività del diritto allo studio da garantire in modo uniforme su tutto il Paese». 

Azzolina ha poi chiarito che le due regioni in questione – Lombardia e Venetochiedono, nell’ambito della richiesta di autonomia in tutte le 23 materie di cui all’art. 116 terzo comma, della Costituzione, «il riconoscimento di rilevanti e specifiche competenze legislative e amministrative» nel settore scolastico spingendosi alla richiesta di «gestione e organizzazione della pubblica funzione scolastica regionale, prevedendo il trasferimento all’ente delle competenze, delle risorse umane, finanziarie e strumentali dell’Ufficio scolastico regionale e degli Uffici d’ambito territoriale, attualmente ministeriali. Viene richiesta, inoltre, l’istituzione del ruolo regionale dei dirigenti scolastici, in cui far transitare i dirigenti attualmente in servizio nelle scuole del territorio regionale, fatta salva, tuttavia, la facoltà di permanere nei ruoli della dirigenza scolastica statale». 

Relativamente al personale docente, educativo ed ATA in servizio presso le istituzioni scolastiche della regione, secondo Azzolina «verrebbe stabilita la permanenza nei ruoli statali, salva diversa volontà del personale stesso. In particolare, detto personale potrà optare per il passaggio nei ruoli regionali, da istituirsi con apposita legge regionale, in cui confluirà anche il personale di nuova assunzione. Si creerebbe, quindi, una sovrapposizione, all’interno delle scuole, di personale appartenente a ruoli statali e personale appartenente a ruoli regionali». Veneto e Lombardia richiedono, inoltre, autonomia legislativa in materia di edilizia scolastica. 

Azzolina sottolinea che il «diverso approccio, ma ugualmente di estrema delicatezza, assume l’iniziativa della regione Emilia Romagna, che appare tesa a una migliore e di maggior respiro programmazione della politica regionale negli ambiti dell’istruzione senza spinte eccessivamente autonomistiche».

La diseguaglianza «tra i livelli di sviluppo dei diversi territori induce a scongiurare l’opportunità di un regionalismo differenziato in materia di istruzione – aggiunge il ministro dei banchi con le rotelle -. Sorge il dubbio che, stante l’eterogeneità dei contesti, la predeterminazione dei livelli essenziali delle prestazioni possa comunque non rivelarsi esaustiva e realmente efficace in un’ottica di eguaglianza sostanziale». Eguaglianza che significa «parità nelle condizioni di partenza nella necessaria mobilità sociale. Mettere a rischio strutturalmente questa parità equivale a frustrare le aspettative di miglioramento delle condizioni di provenienza per i nostri studenti e studentesse capaci e meritevoli, a detrimento non solo del senso di giustizia ma anche delle opportunità del Paese nel suo complesso che deve poter attingere i migliori dal bacino sociale più ampio possibile». Un’affermazione che fa a pugni con la realtà quotidiana, dove proprio nelle regioni meridionali l’istruzione pubblica zoppica e molto nella capacità di adeguata preparazione degli alunni, rispetto a quella delle regioni del Nord che competono a pari livello con le migliori realtà europee in una medesima cornice istituzionale e gestionale. Di fatto, nell’attuale unitarietà di gestione statale, il mondo della scuola è già un vasto arcipelago di efficienza e capacità didattica.

Non paga, Azzolina insiste nell’affermare che «la valutazione delle istanze regionali non può prescindere dalla definizione rigorosa di ambiti che lo Stato deve trattenere integralmente, per mantenerne l’unità e di scongiurare fenomeni discriminatori, specie in frangenti fortemente critici come quello attuale. Non è possibile immaginare un “regionalismo delle disuguaglianze”. Solo delimitata questa cornice potranno avere seguito le istanze di valorizzazione delle specificità regionali. Tuttavia, non potranno mai ammettersi quelle spinte che, anziché di differenziazione adattativa alle esigenze del territorio regionale, appaiano marciare nella direzione di una recisa specialità da intendersi quale inaccettabile netta rescissione dal sistema nazionale d’istruzione e formazione». 

Graffiante il commento del governatore del Veneto, Luca Zaia: «giudico le parole di Azzolina un grande contributo da un politico che proviene da una regione, la Sicilia, che ha uno Statuto addirittura precostituzionale. È difficile sentire dire un siciliano che l’autonomia è tutta sbagliata. Interessante».

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