Prospettive negative per l’economia trentina per il 2020 e 2021

L’analisi sull’andamento congiunturale del III trimestre della Camera di commercio di Trento. Bort: «primi 9 mesi 2020 contrazione del 10,5%».

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Nel terzo trimestre 2020, gli effetti dell’emergenza da Covid-19 sull’economia trentina sono stati piuttosto contenuti e i dati riferiti all’indagine congiunturale del periodo luglio-settembre – curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento – mettono in evidenza una situazione di recupero, rispetto ai trimestri precedenti, che però interessa in maniera molto differenziata i vari comparti economici.

La ripresa è abbastanza significativa per i servizi alle imprese (+4,0%), che crescono anche a causa di una maggiore richiesta determinata dall’emergenza (pulizia, sanificazione), per il commercio all’ingrosso (+2,0%) e per le costruzioni (+1,6%). Il manifatturiero e il commercio al dettaglio presentano una dinamica stagnante (-0,3%), mentre continuano a soffrire i trasporti (-3,8%), a causa della diminuzione dei traffici oltrefrontiera. 

Tra i settori più colpiti dell’economia trentina dall’emergenza figura il comparto ricettivo, che perde complessivamente il 20,4% del fatturato a causa dell’andamento ancora non soddisfacente del mese di luglio e della riduzione delle presenze straniere, compensata solo in parte da una crescita di quelle nazionali nel mese di agosto. Male anche bar-ristoranti (-17,5%), settore che in parte dipende dalle presenze turistiche, e attività sportive e di intrattenimento (-24,3%). Meno negativa, ma pur sempre significativa la perdita del comparto dei servizi alla persona (-10,3%). Complessivamente, nel III trimestre 2020 si registra una variazione di fatturato del -3,3%.

Per quanto riguarda la domanda interna da fuori Trentino, si riscontra una ripresa moderata, mentre continuano a contrarsi le esportazioni (-2,9%), seppur su valori più contenuti rispetto a quelli dei mesi precedenti.

Dal punto di vista occupazionale, considerando la proroga a marzo 2021 del blocco dei licenziamenti, i dati non sono ancora particolarmente indicativi della situazione di crisi. Il mancato rinnovo dei contratti a termine e le mancate assunzioni programmate incidono sensibilmente sui settori più colpiti dalla crisi (alberghi, ristoranti-bar, attività sportive, servizi alla persona), con riduzioni degli addetti su base tendenziale che si aggirano attorno al 10%. Per tutti gli altri settori la variazione è complessivamente prossima allo zero, con un incremento degli addetti presso il comparto dei servizi alle imprese.

Dal punto di vista finanziario, il 34,6% delle imprese non ha incrementato il debito per far fronte alla crisi, il 30,6% lo ha aumentato solo leggermente (fino a +5%), il 25,9% abbastanza (da +5 a +25%), mentre solo il 9,3% si è indebitato di molto (oltre +25%). 

Come avvenuto nei trimestri scorsi, anche in questa rilevazione sull’economia trentina è stata data la possibilità agli imprenditori di indicare quali sono i principali ostacoli che ritengono di dover affrontare negli ultimi mesi del 2020. Dalle testimonianze emerge la consapevolezza di dover agire in un contesto di crescente incertezza, che non dipende solo da fattori economici contingenti e da restrizioni sociali soggettive – che incidono negativamente sui consumi e sull’operatività dell’impresa – ma anche dal mutevole quadro normativo, che dovrebbe definire se, e con quali modalità, sia possibile gestire l’attività economica in una situazione di emergenza. Su tutte, però, la maggiore preoccupazione riguarda l’eventualità che venga imposto un nuovo confinamento generalizzato.

«Con la conclusione dell’indagine del terzo trimestre – ha commentato Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio di Trento e di Confcommercio Trentino – è possibile fare una stima dei primi nove mesi del 2020, che registrano una contrazione del fatturato complessivo pari a –10,5%. Si tratta di un dato allarmante che, purtroppo, non è destinato a migliorare, visti i pesantissimi risvolti provocati dalle chiusure e dalle restrizioni che le nostre imprese sono attualmente obbligate a sopportare per il riacutizzarsi dell’emergenza». 

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