Elezioni Usa, Joe Biden ha vinto. E adesso?

Gli assetti geopolitici al tramonto del quadriennio trumpiano tra Usa, Cina, India ed Europa. Di Mauro Marino, nato a Peschiera del Garda ed esperto di economia

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Come avevamo ampiamente previsto nel precedente articolo “Cosa sta succedendo negli Stati Uniti”, Donald Trump, dopo aver minacciato di fare ricorso nei singoli Stati ed addirittura di ricorrere alla Suprema Corte Americana, ha accettato i risultati delle urne e si è reso disponibile a sostenere il processo di “transizione” verso la nuova presidenza di Joe Biden. 

Trump è stato convinto dagli organi dirigenti del suo partito repubblicano e dai rappresentanti del suo entourage dal momento che questo periodo di incertezza stava mettendo in pericolo la sicurezza, l’economia e la gestione della pandemia nel Paese. Trump, pertanto, si accingerà nelle prossime settimane a lasciare la Casa Bianca e nei prossimi mesi valuterà se riprovare o meno la corsa per tentare di ridiventare tra quattro anni presidente degli Stati Uniti d’America.

Solo che quattro anni nello scacchiere geopolitico internazionale sono moltissimi e tantissime cose possono essere mutate.

Fino alla caduta del muro di Berlino nell’anno 1989, lo scacchiere internazionale era sostanzialmente diviso in due blocchi. Gli attori sulla scena in pratica erano solamente due. Gli Stati Uniti con l’Europa da una parte e il blocco sovietico con la Russia e i paesi dell’Est europeo dall’altra. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, i due blocchi contrapposti, pur in una politica di guerra fredda, hanno mantenuto per circa cinquanta anni una sorta di instabile equilibrio. Con la caduta del blocco comunista rappresentato metaforicamente dalla caduta del muro di Berlino nell’anno 1989 tutto è cambiato.

C’è stata una corsa immediata all’autonomia. La repubblica di Jugoslavia si è completamente sfaldata in vari stati. La Russia si dovuta molto ridimensionare e a poco a poco un’altra potenza mondiale si è affacciata nello scenario geopolitico internazionale: la Cina che in pochissimi anni ha compiuto passi da gigante. Da paese poverissimo e con enormi problemi dovuti anche all’enormità della popolazione costituita da circa 1,5 miliardi di persone, la Repubblica Popolare Cinese dagli anni 80 in poi è diventata lo Stato dalla crescita più rapida al mondo. Ed è arrivata addirittura nell’anno 2013 ad essere la seconda economia più grande nel pianeta. La Cina inoltre è ufficialmente munita di armi nucleari, è membro delle Nazioni Unite ed è unanimemente riconosciuta come grande potenza internazionale e potenziale superpotenza. 

Tutti gli scenari sono completamente cambiati. La Gran Bretagna, che oramai non più definirsi tale, dopo il distacco dall’Unione Europea ha notevoli problemi interni. Con la Scozia che vuole l’indipendenza per poter fare un referendum per rientrare nell’Ue. Boris Jhonson, dopo la “Brexit”, ha cercato immediatamente di costituire un’asse preferenziale con Trump. Ora con il cambio di presidenza bisognerà vedere il comportamento di Biden. E’ abbastanza probabile che la politica Americana non cambierà di molto. Però è del tutto evidente che i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea sicuramente saranno rafforzati. Del resto Trump ha imposto dal punto di vista economico severi dazi oltre che alla Cina anche all’Europa che è stata molto danneggiata. 

Ma sullo scacchiere internazionale si sono create altre opportunità. Una è rappresentata dal Regional Comprehensive Economic Partenship: questo è un accordo di libero scambio avviato tra quindici stati di cui dieci situati nell’Asia e cioè Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam e cinque partner di libero scambio Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Questi 15 paesi rappresentano circa il 30% del Pil mondiale che lo rendono il più grande blocco commerciale terrestre. 

Questo accordo è stato firmato in piena pandemia il 15 novembre 2020 e dovrebbe entrare in vigore entro due anni dopo la ratifica da parte di ogni paese membro. È il primo accordo di libero scambio tra tre delle quattro maggiori economie asiatiche ed è il primo accordo multilaterale di libero scambio che include la Cina.

La Cina, inoltre, ha fatto diversi accordi commerciali con l’Australia (che tra l’altro in piena pandemia ha aumentato lo stanziamento di armi del 40% in 10 anni). Trump per cercare di rompere l’asse Australia-Cina che si stava consolidando ha addossato completamente la colpa del Covid-19 alla Cina e in tutte le occasioni ha sempre denominato il Covid-19 “virus cinese”.

Inoltre, la Cina da almeno dieci anni sta colonizzando l’Africa. Dall’anno 2010 ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di progetti commerciali. E nel vertice del 2018 durante il FOCAC, Forum per la Cooperazione tra Cina e Africa, il presidente Xi Jinping ha annunciato un nuovo fondo comune da 60 miliardi di dollari per lo sviluppo dell’Africa per rafforzare i legami tra Cina e Africa.

Come se non bastasse, abbiamo anche la famosa “Via della Seta”. La Cina tramite massicci investimenti infrastrutturali vuole creare una rete di zone industriali e corridoi economici al fine di realizzare una cooperazione economica tra i Paesi che aderiscono al progetto. Un’iniziativa per migliorare i collegamenti commerciali tra Europa e Asia. L’Italia nell’anno 2019 ne ha firmato l’adesione firmando accordi commerciali per 2,5 miliardi di dollari.

Si capisce perfettamente come oramai la Cina sia diventata sempre più un importantissimo interlocutore economico nello scacchiere geopolitico internazionale.

Non è tutto oro ciò che brilla: anche la Cina ha i suoi problemi. Prendiamo ad esempio un interlocutore poco considerato fino a pochi decenni fa. L’India che con 1,3 miliardi di abitanti è per popolazione secondo solo alla Cina e ha 3.400 Km di confine comune con il paese del Dragone. I rapporti non sono mai stati buoni. Questo ha portato pochi mesi fa a degli scontri tra i due stati con perdite umane nell’ordine di decine di unità. L’India sta offrendo dei terreni a titolo gratuito alle aziende attualmente attive in Cina per indurle a spostarsi sul proprio territorio, anche per sfuggire agli embarghi contro la Cina adottati dall’amministrazione Trump.

Inoltre, anche se facenti parte del Regional Comprehensive Economic Partership, tra Cina e Giappone i rapporti sono sempre stati difficili. E se c’è stato un riavvicinamento per contrastare la politica di Trump, la rivalità tra i due Stati rimane ed è un antagonismo storico difficilmente sanabile.

Questo è lo scenario internazionale analizzando solo alcune realtà, senza parlare dell’Africa del Nord, della Corea del Nord, e dei problemi in Medio Oriente ed in America del Sud per far capire come l’evoluzione dello scenario internazionale sia molto molto variabile e come in pochi anni la geopolitica possa completamente mutare.

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