Provincia di Trento: il governo leghista aumenta la tassa di soggiorno

Il rincaro in due rate entra in vigore il 25 dicembre e stata dal 1° gennaio 2021: da 1 a 3 euro a notte di balzello. 

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centrodestra trentino
La sede centrale della provincia di Trento.

Nonostante il turismo, assieme alla ristorazione, sia uno dei settori più colpiti dalla crisi economica innescata dalla pandemia da Covid-19, in provincia di Trento Babbo Natale ha portato in dono l’aumento della tassa di soggiorno tramite un provvedimento inserito in una semplice circolare inviata il 21 dicembre scorso dall’Assessorato provinciale al turismo a tutte le Aziende di promozione turistica, in cui si rammenta che, a partire dal 25 dicembre, entra in vigore la nuova normativa stabilità dall’art. 15 della legge provinciale 8/2020, che sarà valida a partire dal 1° gennaio 2021.

L’aumento della tassa di soggiorno stabilito dalla giunta leghista (che quando la Lega era all’opposizione solo 3 anni fa faceva barricate contro l’introduzione della gabella sui pernottamenti…) prevede un rincaro in due tempi: uno per il 2021 e, l’altro, per il 2022. In sostanza, chi vorrà pernottare in una delle migliaia di realtà di accoglienza del Trentino dovrà aggiungere alle legittime spettanze del locandiere anche l’obolo da 1 a 3 euro/notte che, bontà della Provincia, andrà speso solo sul territorio dove è stato riscosso per migliorare i servizi d’ambito relativi al turismo.

Con il provvedimento, l’assessore al turismo, il leghista (e albergatore) Roberto Failoni ha uniformato l’imposta su tutto il territorio provinciale (prima erano le varie Apt a stabilirne autonomamente l’importo), ritoccandolo al rialzo per qualche categoria (l’importo varia in base alla qualità dell’alloggio: dal campeggio all’albergo extralusso).

Le critiche e i mugugni da parte degli operatori del settore non si sono fatte attendere: la più gettonata è riferita alla tempistica, visto che si va a rialzare una tassa, per quanto piccola e a carico dell’ospite, in un momento di fortissima crisi del comparto, dove i sostegni e gli indennizzi al settore sono ancora largamente disattesi, mentre le spese e le bollette degli esercenti continuano a correre.

Non solo: se il gettito della tassa di soggiorno è vincolato a finanziare i servizi sul territorio in cui è incassata, con la crisi nera del settore registrata nel 2020 è quasi certo che nel 2021 e, probabilmente anche nel 2022 (soprattutto se la coda del Covid-19 si allungherà a tutto il primo semestre 2021) le risorse disponibili per assicurare e migliorare i servizi ai turisti saranno molto scarse e il meccanismo vigente pare non comprendere alcun meccanismo perequativo da parte della stessa Provincia a favore dei territori interessati. 

Per il ricco turismo trentino si preannunciano anni di casse molto magre.

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