In Alto Adige la Svp vuole epurare Fd’I dagli organismi di rappresentanza

Scoppia la polemica di fuoco tra gli esponenti del partito etnico tedesco e gli eredi della destra postfascista. La deflagrazione con il cambio di casacca dell’assessore regionale Cia, che ha portato la sua Agire tra le braccia della Meloni.

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claudio cia

In Trentino Alto Adige non accenna a placarsi la tempesta politica che si è innescata con il passaggio di casacca dell’assessore regionale agli enti locali, Claudio Cia, che ha trasportato la “suaAgire (una formazione minore di impronta civica operante nell’ambito del centro destra italiano da lui fondata) tra le braccia di Fd’I, il partito di Giorgia Meloni.

Il passaggio di Cia a Fratelli d’Italia ha scatenato una serie di ripercussioni: in provincia di Trento Cia consente l’ingresso di Fd’I nel Consiglio provinciale, mentre raddoppia in quello regionale. Non solo: il fatto che Cia alle ultime amministrative abbia gareggiato contro la coalizione di centro destra ha innescato una serie di ripercussioni che vedono coinvolto anche il vertice del Consiglio provinciale stesso, dove il presidente Walter Kaswalder è sotto scacco da parte delle minoranze, che non intendono nominare il vicepresidente di loro spettanza fintanto che Kaswalder non avrà mollato la poltrona, innescando un blocco di fatto, visto che per l’elezione di vicepresidente e presidente occorrono maggioranze qualificate che, da sola, la maggioranza di centro destra a trazione leghista non possiede.

La testa di Kaswalder, rotolata dalla presidenza del Consiglio provinciale, non rimarrà a lungo senza cadreghino, in quanto è in predicato di sostituire lo stesso Cia nella giunta regionale, mentre al suo posto in Consiglio provinciale dovrebbe andare l’attuale presidente del Consiglio regionale, il leghista Roberto Paccher, allorquando scatterà la staffetta con la Svp.

La questione più importante che assurge anche a profili di costituzionalità riguarda però Fd’I, dove la Svp chiede, oltre alla rimozione dalla giunta regionale, pure l’espulsione dall’ufficio di presidenza del Consiglio provinciale altoatesino, dove ora siede Alessandro Urzì. «Si tratta di un gesto gravissimocommenta Urzì – perché qui è in gioco l’indipendenza di un organismo politico quale il Consiglio provinciale dalle incursioni del segretario Svp e assessore provinciale Philipp Achammer. Si tratta di un comportamento che esprime una scarsa cultura democratica e una mancanza di rispetto istituzionale».

Urzì rincara le accuse alla Svp: «ricordo che in ufficio di presidenza assolvo ad un compito fondamentale, che è quello di rappresentare l’opposizione, e mai si era avuto notizia prima, nella storia parlamentare della nostra regione, che un partito di maggioranza intimidisse un consigliere di opposizione con parole che ricordano piuttosto approcci ed atteggiamenti tristemente noti in alcune regioni del Sud d’Italia o della Bielorussia».

A dar manforte alla Svp ci sono i cugini-coltelli della destra tedesca secessionista dei Südtiroler Freiheit, che attaccano Cia colpevole di avere cambiato casacca: «non è possibile che in giunta regionale sieda il rappresentante di una partito apertamente neofascista».

Nei confronti di Cia passato a Fd’I se la Lega manifesta freddezza, abbandonandolo al suo destino, il Patt si allinea alla Svp con un attacco frontale a Fratelli d’Italia da parte del giovane segretario Simone Marchiori: «il cambio di casacca di Cia stride, infatti, con il suo definirsi autonomista, vicino alle tradizioni e alla storia di questa terra: Fratelli d’Italia è, infatti, il partito più nazionalista, centralista, sovranista e antieuropeista presente sulla scena politica istituzionale italiana, partito che raccoglie pure i nostalgici del partito fascista che tanti danni ha causato alla nostra terra. Con buona pace di Giorgia Meloni che considera il fascismo un movimento che va “contestualizzato nella sua epoca”. Queste affermazioni e questi ideali viaggiano, lo diciamo con forza, su binari diametralmente opposti a quelli dell’autonomismo».

La questione giunge anche sulla ribalta parlamentare con un intervento del senatore e coordinatore veneto di Fd’I, Luca De Carlo, che attacca la senatore Svp, Julia Unterberger, rea di avere dichiarato al Südtiroler Tageszeitung – quotidiano pubblicato a Bolzano in lingua tedesca – «non ho nulla in comune con Giorgia Meloni, anzi, quando apre la bocca inorridisco» e «per noi sudtirolesi, Fratelli d’Italia è un tabù assoluto».

Contro le parole della senatrice meranese De Carlo ribatte: «a lei fa orrore la presidente Meloni? A noi invece non fanno orrore tanto le sue parole, perché siamo in una democrazia e rispettiamo le posizioni di tutti, anche di quelle minoranze tutelate e ben foraggiate dallo Stato e che puntualmente si scagliano contro l’Italia, ma piuttosto ci fa impressione la discriminazione continua che i cittadini di lingua italiana subiscono in Alto Adige».

De Carlo porta l’esempio più recente di questa discriminazione: «è contenuta nell’ultima Finanziaria, ed è la creazione nella provincia autonoma di Bolzano di una sezione speciale nell’albo dei medici per i professionisti che parlano solo tedesco. È anche così che si creano sanità e cittadini di serie A e di serie B all’interno della stessa nazione».

De Carlo lancia l’ultima frecciata ad Unterberger: «ci fa molto piacere che la stessa senatrice Svp riconosca a Giorgia Meloni, persona che tanto orrore le provoca, una grande coerenza nelle sue posizioni politiche; una coerenza premiata dai sondaggi e dal sostegno di tanti, e sono sempre di più, cittadini italiani. Se Fratelli d’Italia per gli altoatesini di lingua tedesca è un tabù perché chiede pari dignità e diritti per i cittadini di tutta la nazione, senza favoritismi e sostegni a quello che ormai è uno Stato nello Stato e che discrimina gli italiani, saremo felici di continuare a lavorare per sfatare questo tabù».

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