Legge Finanziaria 2021: per Confindustria Udine provvedimento debole sulla crescita

Mareschi Danieli: «non risolti alcuni nodi problematici per la ripresa dell’economia italiana».

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legge finanziaria 2021

La legge Finanziaria 2021, appena approvata dal Parlamento in una corsa contro il tempo con la ripetuta violazione del dettato costituzionale secondo cu le leggi devono essere discusse (e approvate) da ogni ramo assembleare, già mostra tutti i suoi limiti e le critiche non si sono fatte attendere.

«La legge Finanziaria 2021 ci dice che, dal punto di vista della visione e dei provvedimenti adottati, siamo ancora in fase di emergenza, non di ripartenza – commenta Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine -. Infatti, salvo alcune misure positive, gli interventi di più lungo periodo su crescita e competitività del sistema industriale appaiono ancora deboli e le principali scelte sono rinviate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza». 

In occasione dell’approfondimento sulla legge Finanziaria 2021 promosso dagli industriali friulani con l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili della provincia di Udine e con l’Associazione nazionale tributaristi, secondo Mareschi Danieli la legge «ha tentato di coniugare interventi volti a tamponare gli impatti economico-sociali dell’emergenza con misure dirette al rilancio degli investimenti per sostenere la ripresa post pandemica».

Riferendosi alle misure di carattere emergenziale, la presidente di Confindustria Udine ha sottolineato che «anche grazie all’intervento di Confindustria, alcune modifiche apportate nel corso dell’esame parlamentare hanno migliorato questo impianto, nell’ottica di un più efficace sostegno alle attività produttive in questa fase di crisi, pur senza aver del tutto risolto alcuni nodi problematici che pure erano stati segnalati». 

Sulle misure fiscali di rilancio, Mareschi Danieli ha evidenziato che «nella manovra non hanno trovato spazio alcuni interventi migliorativi proposti da Confindustria quali l’introduzione di un meccanismo di cessione alle banche dei crediti di imposta e di una “penalty protection” per il bonus ricerca. In particolare sulle verifiche in tema di bonus ricerca – ha concluso – la preoccupazione delle imprese è grande».

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