Trentino, una donna propone la modifica alla legge elettorale per abolire il vincolo di genere

L’iniziativa del consigliere provinciale della lista Civica, Vanessa Masè: «via la doppia preferenza e l’alternanza dei nomi all’interno delle liste».

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legge elettorale
Vanessa Masè, consigliere provinciale lista Civica.

Ridare alle donne quel che spetta alle donne, senza alcun vincolo o riserva particolare: se la parità dev’essere, parità sia: da questo ragionamento parte l’iniziativa del consigliere provinciale di Trento della lista Civica, Vanessa Masè, che ha presentato il disegno di legge n. 80 lo scorso 30 novembre con cui si rivoluzione l’impianto della legge elettorale vigente varata nel 2003 dai governi del centrosinistra, con cui si prevede, oltre all’ingrandimento da 2 a 2,5 cm del diametro dei simboli elettorali pubblicati sulla lista, anche l’abolizione della doppia preferenza di genere sostituita dalla tripla preferenza e abrogando l’alternanza nella formazione delle liste elettorali tra i due diversi generi, uomo-donna.

Un provvedimento di portata reazionaria, che va a demolire uno dei feticci del femminismo più deteriore, quello della logica della riserva e delle azioni positive a prescindere, con la scusa di promuovere l’effettiva parità dei generi in politica. Con il risultato, sotto gli occhi di tutti, che, nonostante le “azioni positive”, le donne in politica sono ancora una sparuta minoranza e quelle che la praticano attivamente riproducono i peggiori cliché della politica al maschile, spesso riuscendo anche a peggiorarli ulteriormente. Tant’è che senza la riserva di legge e la presenza di quote, le attuali rappresentanti del popolo ben difficilmente avrebbero potuto essere elette per meriti esclusivamente propri, contendendo una ad una le preferenze.

Nell’Assemblea provinciale di Trento, su 35 consiglieri in servizio eletti nel 2018, 9 sono femmine, pari al 26% del totale, in crescita rispetto al dato del 2013, quando le elette furono 6, e a quello del 2008, con 4 elette.

Nella sua proposta di aggiornamento della legge elettorale, Masé deve avere fatto i conti con la realtà. È oggettivo che tutte le forze politiche abbiamo serie difficoltà a rispettare la parità di genere imposta per legge, specie per le formazioni minori, a meno di ricorrere al mezzo più comune di infarcire le liste di gentili signore e signorine, mogli, madri, figlie, amanti del candidato maschio o del segretario politico. 

Ad urne chiuse, il risultato di questo obbligo si vede in termini di preferenze personali riportate, con alcune che raggiungono neanche una manciata di voti, quasi che nemmeno i propri parenti più stretti l’abbiano votate. 

E che dire della qualità delle candidate risultate elette anche nell’ultima tornata? Meglio stendere un velo pietoso. E formare le liste sulla base della reale volontà di partecipare a una competizione elettorale, dove siano tutti e 34 i candidati a portare un contributo elettorale che non si limiti ai propri famigli, contrariamente a quanto accade oggi dove i “trattori” del consenso si riducono ad una decina di candidati o poco più.

Se le donne vogliono fare realmente la loro parte in politica è necessario che ci mettano più impegno e partecipazione, partendo dal basso, dalle militanze e dalle partecipazioni attive ai vari circoli di partito e di quartiere. Da lì, le migliori possono iniziare il loro percorso di crescita su basi solide che le portino ad avere un adeguato spessore quando si tratti di entrare in realtà dove si maneggiano leggi e decisioni importanti.

Le modifiche proposte da Masè, esponente della maggioranza che sorregge il governo dell’Autonomia trentina a guida leghista, prevede anche l’introduzione della tripla preferenza che, se espressa, deve prevedere l’alternanza di genere: due uomini e una donna o due donne e un uomo, ma anche due soli uomini o due sole donne se non si va oltre. Inoltre, si stabilisce la fine dell’obbligo dell’alternanza dei generi tra i candidati nelle liste elettorali.

In cuor loro, i segretari di tutti i partiti auspicano la rapida approvazione delle modifiche alla legge elettorale, anche se molti se ne guarderanno bene dal dichiararlo, prigionieri del “non possumus” tanto caro a certi ambienti. Ma la realtà è questa: la politica attiva non è femmina, almeno non ancora.

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