Garantire l’attività dei Consorzi di tutela italiani in Cina

Richiesta degli europarlamentari friulani Lizzi e Dreosto ai commissari UE Vestager, Wojciechowski e Breton.

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consorzi di tutela italiani

Con una lettera aperta ai commissari Vestager, Wojciechowski e Breton, gli europarlamentari friulani Elena Lizzi e Marco Dreosto (Lega), congiuntamente ad altri colleghi di partito, hanno chiesto la modifica dei regolamenti dei consorzi di tutela italiani per la protezione delle indicazioni geografiche nella Repubblica Popolare Cinese. 

Recentemente, la Repubblica Popolare Cinese ha chiesto ai Consorzi di tutela italiani di adeguarsi ad una legge cinese del 2017 contro le organizzazioni non profit, nonché di avere un rappresentante legale locale per poter svolgere attività su tutto il territorio cinese. 

I Consorzi di tutela italiani sono elencati e considerati organizzazioni senza scopo di lucro dalla Repubblica Popolare Cinese: conseguentemente, non potrebbero più continuare nella loro attività principale, la promozione e tutela dei prodotti agroalimentari di alta qualità con indicazione di origine, che causerà un danno enorme a tutto il “Prodotto in Italia”, aggravando la già difficile situazione causata dal Covid-19 con la riduzione dei consumi e delle vendite.

Se i Consorzi di tutela italiani avranno bisogno di assumere un rappresentante legale locale potrebbero andare incontro a problemi come la riduzione dell’autonomia delle loro iniziative su territorio cinese. Questo, inoltre, comporterebbe ai consorzi l’aggravio di costi di gestione aggiuntivi, sia per l’assunzione di un rappresentante legale che per gli oneri burocratici. Infine, l’attività dei consorzi potrebbe subire un’interruzione a causa del prolungamento dei tempi necessari per ottemperare alle richieste delle autorità cinesi.

La richiesta delle autorità cinesi appare in netto contrasto con il recente accordo stipulato tra l’Unione Europea e la Repubblica Popolare Cinese sulla cooperazione e la protezione di 200 indicazioni geografiche europee e cinesi, entrato in vigore il 1° marzo 2021. Per evitare pesanti ripercussioni sulle esportazioni e sui fatturati già pesantemente colpiti dei produttori è necessario che l’Unione Europa agisca con la dovuta decisione, pena l’applicazione di provvedimenti similari anche per gli operatori cinesi attivi sul mercato comunitario.

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