Il Covid-19 porta la povertà nelle regioni produttive del Nord Italia

Maggiormente penalizzate Veneto, Piemonte e Trentino Alto Adige.

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Tra gli effetti indotti dalla pandemia da Covid-19 c’è anche l’aumento della povertà nelle regioni del Nord Italia, perché il blocco generalizzato per mesi di interi settori dell’economia ha finito con il zavorrare la capacità di reddito delle famiglie che lavorano e rischiano in proprio, quei circa 5,5 milioni di Partite Iva sostanzialmente dimenticati dallo Stato.

Lo Schiacciasassi” si occupa di questo tema per evidenziare come dietro una Partita Iva ci siano almeno altre 2-3 persone, cosa che porta le persone in difficoltà economica ad un livello spaventoso di almeno 15 milioni di persone. Tutti soggetti che prima della pandemia costituivano quella classe media che da oltre 12 mesi di pesante rallentamento dell’economia esce con le ossa rotte e i portafogli svuotati.

Se l’azione di governo rimane quella dell’ultimo anno, con i soggetti garantiti (pensionati e lavoratori del pubblico impiego) sostanzialmente indenni dagli effetti della crisi economica, mentre lavoratori dipendenti privati hanno registrato un taglio dei propri redditi causa cassa integrazione, chi è stato totalmente trascurato dall’azione dello Stato è stato proprio il mondo del lavoro autonomo, delle Partite Iva, che dall’inizio della crisi hanno ottenuto due elemosine da 600 euro, una terza elemosina elevata a 1.000 euro e, con l’avvento del decretoSostegni”, almeno altri 1.000 euro di mancetta. Ben poca cosa rispetto alle centinaia di miliardi di perdita di fatturato.

Una situazione di malessere strisciante che inizia ad esplodere, sia in Italia che all’estero, perché i blocchi indistinti ad interi settori produttivi e di servizio senza adeguati indennizzi sta aprendo una pericolosa crepa nella tenuta della società, non foss’altro che per chi non ha mai lavorato in vita sua il il governo BisConte e pure il Draghi hanno stanziato 8 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza per erogare circa 500 euro in media al mese per persona (6.000 euro all’anno; almeno 15.000 euro per una famiglia) ad ogni soggetto in difficoltà economica, mentre a chi ha avuto la colpa di lavorare in proprio ha ottenuto in tutto 2.200 euro, a prescindere dai carichi di famiglia, aprendo il baratro della povertà. Due pesi e due misure per una situazione sempre più insostenibile e vergognosa.

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