Le Partite Iva mordono il freno per ripartire

Per il dopo Pasqua fervono le iniziative per riaprire gli esercizi commerciali che dovrebbero rimanere chiusi fino alla fine di aprile.

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partite iva

Le Partite Iva obbligate alla chiusura dei loro esercizi commerciali sono stufe e non ci stanno più, anzi: si stanno organizzando per riaprire subito dopo Pasqua, trasgredendo il diktat governativo che vorrebbe tenerli chiusi fino alla fine di aprile.

La tensione è tanta e non si contano le manifestazioni locali dei vari operatori, tanto che “Lo Schiacciasassiha acceso un faro per capire come evolverà la situazione. Sì perché gli animi dei vari imprenditori sono molto accaldati, visto che non è ulteriormente tollerabile tenere le serrande abbassate quando le spese fisse (affitti, bollette, fornitori, ecc.) continuano a correre, mentre si sono fermate le entrate per pagare i dipendenti, fatture e, con quel che rimane, anche il lavoro dell’imprenditore.

Da parte di chi vuole ripartire a prescindere dalle decisioni del governo centrale una banale constatazione: chi ne ha dettato la chiusura continua a percepire un reddito da lavoro dipendente o da indennità politica, mentre chi deve tenere chiuso non ha in mano nulla, tanto che una Partita Iva è trattata dal governo peggio di uno sfaticato percettore del reddito di cittadinanza, alla cui famiglia viene corrisposta una prebenda da circa 540 euro al mese per ciascun componente, oltre 2.000 euro/mese in media per una famiglia. Un fatto che grida vendetta, visto che alle Partite Iva costrette a non lavorare il governo dà poco più di 1.000 euro una tantum. Due pesi e due misure davvero odiosi.

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