Il mercato del lavoro veneto frena decisamente nel I trimestre 2021

Tra gennaio e marzo si è registrato in Veneto un calo delle assunzioni del 17% rispetto al 2020 e del 31% rispetto al 2019, nonostante un saldo trimestrale positivo. Turismo e commercio, ancora soggetti a pesanti restrizioni, i settori più colpiti. 

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Nel primo trimestre 2021 si è registrato per il lavoro veneto un saldo occupazionale positivo per circa 29.000 posizioni di lavoro dipendente, un risultato sensibilmente migliore rispetto a quello del 2020 (+18.169), che scontava l’emorragia di posti di lavoro registrata a marzo in occasione dell’avvio del confinamento, ma ancora di molto inferiore a quello del 2019 (+44.411). 

Considerato che il peso della pandemia si è scaricato in larghissima parte sul lavoro stagionale, fortemente penalizzato nell’ultimo anno, il saldo annualizzato risulta sostanzialmente invariato, a dimostrazione di un mercato del lavoro ancora ingessato e la cui lettura risulta alterata dai provvedimenti di tutela dell’occupazione tuttora in vigore, primi fra tutti il divieto di licenziamento e l’ampia copertura garantita dalla cassa integrazione.

Le difficoltà del mercato del lavoro veneto appaiono evidenti dall’analisi dell’andamento delle assunzioni, maggiormente significativo rispetto ai saldi lavorativi in un periodo di difficile confronto con il passato. Tra gennaio e marzo 2021 si sono infatti registrate poco più di 100.000 assunzioni (104.503), il 17% in meno rispetto al 2020 e il 31% in meno rispetto al 2019. 

Lo scarso dinamismo del mercato del lavoro veneto si riflette anche sulle cessazioni, in calo del 29% rispetto al corrispondente periodo dei due anni precedenti, soprattutto per effetto della diminuzione dei licenziamenti collettivi (-68%) o per motivi economici individuali (-65%) e di quelli legati alla fine dei rapporti a termine (-39%), quale conseguenza delle mancate assunzioni dei mesi precedenti. Le donne si confermano le più penalizzate dalla crisi, con una flessione delle assunzioni del 22% rispetto al 2020, a fronte del -13% fatto registrare dagli uomini.

Il calo della domanda di lavoro si è concentrato principalmente nei settori soggetti alle restrizioni ancora in vigore, ovvero servizi turistici, ricettività e ristorazione (-60% rispetto al primo trimestre 2020 e -75% sul 2019) e commercio (rispettivamente -23% e -34%). In calo anche editoria e attività culturali (-15%), servizi di vigilanza (-19%) e di pulizia (-16%), e alcuni settori industriali quali industria farmaceutica (-56%), legno-mobilio (-13%) e industria alimentare (-12%). La stagionalità spinge, come usuale in questo periodo, l’agricoltura, che contiene la flessione delle assunzioni al -2,5% e mostra un saldo occupazionale di poco inferiore a quello dello scorso anno.

Nonostante il saldo trimestrale positivo, la flessione della domanda di lavoro si mantiene significativa in tutte le province. Venezia e Verona, territori a forte vocazione turistica, mostrano un calo delle assunzioni rispettivamente del 38% e del 17%. Variazioni più contenute a Padova (-12%), Vicenza (-11%), Treviso (-9%) e soprattutto Rovigo, sostanzialmente invariata (-1%). Belluno si conferma invece l’unica eccezione, con una crescita delle assunzioni del 10%, seppure con un saldo occupazionale di modesta entità (+105 posizioni lavorative). 

Ancora in calo la disoccupazione, quale effetto del minor dinamismo sul mercato del lavoro e dell’aumento degli scoraggiati. Nei primi tre mesi dell’anno ai Centri per l’impiego del Veneto sono state presentate 25.800 dichiarazioni di immediata disponibilità, il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Le donne rappresentano oltre la metà dei nuovi disoccupati (55%), gli stranieri mantengono la loro presenza attorno al 26% del totale, mentre cresce il peso dei giovani, che valgono il 35% dei flussi totali.

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