Governo Draghi, sempre più traballante la posizione del ministro alla Salute Speranza

Non si placano le polemiche politiche sulla sua gestione della pandemia, nell’attuale governo come in quello precedente. Dure critiche alle affermazioni nel suo libro di memorie. Le inchieste iniziano a sfiorarlo. La vignetta di La Cava.

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Il governo Draghi ha appena sessanta giorni di vita e rischia già di perdere per strada qualche pezzo traballante come il ministro alla Salute, l’esponente della scheggia post comunista di Liberi & Uguali Roberto Speranza, nonostante che il premier si sia incautamente speso a suo favore affermando che «Speranza ha la mia fiducia e che per la guida della sanità nazionale lo ha scelto lui».

La gestione della pandemia da Covid-19 da parte del ministro Speranza, che ha ricoperto lo stesso incarico anche nel precedente governo BisConte, è ben lungi dall’essere soddisfacente e, a questo proposito, le parole del Premier Draghi sono forse state un tantino frettolose. Speranza e il suo entourage di gestione dell’emergenza hanno collezionato una serie di fallimenti che si stanno trasformando, giorno dopo giorno, in altrettanti scandali su cui la magistratura sta indagando: dall’inchiesta di Bergamo sulla mancata istituzione della “zona rossa” e del mancato aggiornamento del piano pandemico con tanto di “manine” vicine allo stesso ministro che avrebbero purgato un rapporto Oms per non danneggiarne l’immagine, alla gestione degli acquisti di mascherine inefficienti a multipli del loro prezzo, per non dire dei banchi con le rotelle per le scuole finiti subito nel magazzino perché scomodi. 

La cosa che in queste ore sta minando ancora più la residua credibilità del ministro Speranza è la diffusione di alcuni passaggi contenuti nel suo libro di memorie “Perché guariremo dai giorni più duri a una nuova idea di salute” (Feltrinelli, 226 pagine) che in Italia è stato ritirato dall’editore ancor prima di essere distribuito, ma che circola in maniera carbonara all’estero sui canali di qualche distributore digitale. 

Bene, il libello oltre a contenere una serie di ricostruzioni dei fatti connessi con la pandemia che sono stati puntualmente smentiti dalla realtà, ci sono anche una serie di elucubrazioni degne di altri tempi oscuri, dove Speranza afferma che lui, alla guida del ministero della Salute, avrebbe sfruttato la pandemia per una sorta di grande esperimento sociale, per guidare il popolo italiano verso i principi predicati, ma fortunatamente non realizzati, dai vari Gramsci, Togliatti & C. Tra le righe del testo, in filigrana, emerge chiaramente un pensiero politico spregiudicato, un tentativo di piegare la gestione della pandemia ad una sorta di grande lezione pedagogica, dove i vari confinamenti e blocchi delle attività tipicamente svolte della piccola e media borghesia non sarebbero stati istituiti tanto per reali motivi sanitari ma, piuttosto, per sperimentare una “nuovasocietà di eguali.

Insomma, quello che per anni non è riuscito ai vari teorici del comunismo alla luce del sole, sarebbe invece quasi riuscito in modo subdolo ad un oscuro giovane politico meridionale che ha messo in pratica i dettami dei suoi ideologi, riuscendo a fare piangere quella classe media e piccolo borghese che nei mesi della pandemia gestita da Speranza è diventata improvvisamente povera e ha ingrossato le mense delle organizzazioni caritative in cerca di un pasto.

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Il “caso” Speranza visto da Domenico La Cava.

In attesa di vedere l’esito delle inchieste della magistratura, solo per quanto scritto o lasciato trasparire nel suo libro, Speranza merita l’allontanamento immediato dal governo Draghi.

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