Collettore fognario del Garda: opera di primaria importanza da finanziare con i fondi europei

De Berti: «fondamentale intervenire al più presto per tutelare l’ambiente, la salute e l’economia del territorio». Gelmini: «si passa dalla fase progettuale a quella operativa».

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La presentazione dell'appalto del primo lotto del nuovo collettore fognario della sponda veronese del lago di Garda.

Il progetto di dotare le sponde bresciane e veronesi del lago di Garda di un nuovo sistema di raccolta e depurazione delle fognature inizia a passare dalla fase burocratica a quella operativa con la pubblicazione del primo bando di appalto per la realizzazione del collettore fognario sulla sponda veronese. Un’opera fondamentale per assicurare la sicurezza del più grande bacino di acqua dolce, a rischio di potenziale inquinamento per via di una struttura obsoleta, che per molti tratti scorre proprio all’interno del lago.

«Le comunità che vivono sulle sponde del lago, gli operatori turistici e commerciali, le famiglie e le aziende gardesane debbono poter guardare al loro futuro con la certezza che la loro principale risorsa, data dallo straordinario ecosistema lacuale, non sia a rischio – ha detto la vicepresidente e assessore ai lavori pubblici e infrastrutture della Regione del Veneto, Elisa De Berti -. L’opera, di cui oggi finalmente si indicano le tappe realizzative, consentirà non solo di eliminare una spada di Damocle che da troppo tempo incombe su questi territori, ma anche di riqualificarli dal punto di vista ambientale, economico, della sicurezza e salubrità, rilanciandone l’immagine sul piano internazionale».

De Berti è intervenuta a Verona alla presentazione del piano per la realizzazione lungo la sponda veronese del nuovo collettore fognario del Garda da parte dell’Azienda Gardesana Servizi, che andrà a sostituire l’ormai vetusta e inadeguata infrastruttura fognaria, vecchia di 40 anni.

Il quadro economico del progetto definitivo approvato per la sponda veronese ammonta a circa 116,5 milioni di euro, già finanziato per il 38% con 40 milioni di risorse statali, 3,3 milioni della Regione del Veneto e 1 milione della provincia di Verona. L’Azienda Gardesana Servizi, per coprire la rimanente spesa di 72 milioni di euro, al fine di non gravare sulla tariffa del servizio idrico integrato, sta ricercando altre fonti di finanziamento e ha inoltrato al ministero della Transizione Ecologica richiesta di inserimento nell’elenco delle opere finanziabili attraverso le risorse europee del Pnrr. 

«Mi auguro – ha aggiunto De Berti – che a livello statale si comprenda l’importanza di sostenere economicamente la realizzazione di un’opera che serve a mettere in sicurezza uno dei maggiori laghi d’Europa e una delle più grandi riserve continentali di acqua dolce, in un’area vasta che coinvolge i comuni rivieraschi e quelli del relativo entroterra di tre province di altrettante regioni, sommando complessivamente oltre 24 milioni di presenze turistiche. Nelle strutture ricettive della sola sponda veronese, nel 2019, prima della tragica pandemia dalla quale speriamo di uscire al più presto, sono state registrate oltre 13 milioni di presenze, 11 delle quali di turisti stranieri».

L’attuale collettore fognario è stato costruito a partire dagli anni Settanta del secolo scorso per raccogliere gli scarichi fognari (quasi interamente di natura civile) provenienti dagli insediamenti dei comuni rivieraschi e di alcuni comuni contermini, convogliando i reflui dell’intero sistema (sia della sponda veronese che di quella bresciana) al depuratore di Peschiera. Dal 2013, per eliminare il possibile rischio di inquinamento ambientale derivante dall’attuale presenza di condotte di grosso diametro sul fondale del lago, le due aziende che gestiscono il servizio idrico integrato lungo le sponde veronese e bresciana del lago, l’Azienda Gardesana Servizi Spa e la Acque Bresciane Srl, hanno sviluppato il progetto del nuovo sistema di raccolta delle acque reflue a servizio dei comprensori di entrambe le sponde, perseguendo l’obiettivo di ottimizzare e migliorare l’attuale schema idraulico, separando i due ambiti veronese e bresciano e assegnando a ognuno il proprio impianto di depurazione. 

«Per tutelare l’intero territorio – ha evidenziato De Berti – è necessario eliminare al più presto le condotte sublacuali che presentano segni di ammaloramento, ma anche sostituire tratti di collettore fognario in prossimità dei quali si sono verificati cedimenti delle infrastrutture sovrastanti, come strade carrabili e percorsi ciclopedonali del lungolago. Abbiamo un patrimonio da difendere e un progetto per farlo: non possiamo più permettere che passi altro tempo per intervenire».

«Credo che sia una giornata importante, cominciamo a compiere un passo in avanti molto significativo – ha detto il ministro degli Affari regionali e presidente della Comunità del Garda, Mariastella Gelmini -. Al termine della prossima stagione turistica inizieranno i lavori. Il nuovo collettore del Garda è la più importante opera infrastrutturale della provincia di Verona. Il progetto, del valore complessivo di 250 milioni di euro (116 milioni per la sponda veronese, 140 per la sponda bresciana) è già stato finanziato per 100 milioni di euro dal Governo. Il primo passo fondamentale è nel Veronese – ha spiegato Gelmini -. Mi auguro che in tempi brevi si possa trovare una soluzione condivisa anche nel Bresciano. Mettere in sicurezza le acque del lago di Garda che rappresentano il 40% del patrimonio di acqua dolce nazionale è un fatto molto importante. Si tratta di un’opera significativa non solo a livello interregionale, ma a livello nazionale, è un tema sul quale siamo molto attenti anche come Governo e non solo come Comunità del Garda».

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