Solidarietà: serve rafforzare quella tra garantiti e non garantiti

Bella la storia dello sconosciuto che lascia nottetempo nella maniglia di un bar di Pergine una busta con dentro 500 euro, o la signora in pensione che al bar sotto casa paga il caffè 2 euro invece di 1,20 per dare una mano al gestore.

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Al mondo non ci sono solo notizie cattive: ci sono anche quelle buone di cui si occupa questa volta “Lo Schiacciasassirelative alla solidarietà tra le categorie dei garantiti e quelle dei non garantiti.

Come è noto, la pandemia da Covid-19 ha ampliato i solchi tra la società, aumentando drammaticamente quella dei nuovi poveri, soprattutto per le migliaia di lavoratori autonomi che sono stati costretti dallo Stato a sospendere la loro attività ottenendo in cambio poco o nulla, con il risultato di andare a infoltire le fila dinanzi alle organizzazioni caritative che offrono pacchi alimentari o la mensa.

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Chi ha perso poco o nulla, talvolta pure guadagnandoci stando all’andamento dei depositi nei conti correnti sono stati i dipendenti pubblici e i pensionati che hanno continuato a incassare stipendio o pensione piena, talvolta pure risparmiando con il lavoro da remoto (sempre che lavoro sia stato…), mentre tanti lavoratori dipendenti del privato hanno subito qualche danno da una cassa integrazione parziale. Ecco, tutti costoro, non potendo andare al ristorante, al negozio o in vacanza hanno pure incrementato i risparmi, mentre altri gli hanno azzerati in mancanza di entrate.

In questo contesto vanno segnalati alcuni episodi di solidarietà tra categorie, ad iniziare da quella barista di Pergine Valsugana in Trentino che, alla riapertura del locale alla mattina, ha trovato nella maniglia della porta una busta anonima con dentro 500 euro e un biglietto con la scritta “un aiuto da un cittadino anonimo che ti vuole dare una mano a tenere aperto il locale”. Per non dire della signora in pensione che si reca ogni mattina nel bar sotto casa per l’amato caffè pagandolo 2 euro invece dei 1,20 euro di listino con la scusa di «dare una mano, per quanto posso». Per finire con quei cittadini che vanno a pranzo (o a cena) nei locali per dare una mano a ripartire.

Ecco, a coloro che dicono che non serve essere solidali con coloro che sono, a torto, identificati solo come evasori patentati, bisognerebbe rispondere se questi censori non sono mai caduti nella tentazione di pagare all’artigiano un lavoro in nero per godere di un servizio quasi a metà prezzo, oppure a quelli che chiedono ad un soggetto privo di qualificazioni di imbiancare casa o di riparare l’impianto idraulico o quello elettrico sapendo che costano meno di un artigiano in regola.

Proprio così, ogni tanto è bello vedere la solidarietà tangibile e silenziosa, quella che fa bene al cuore. Ecco come la matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.solidarietà

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