Amazon Europa: nel 2020 tasse a zero nonostante 44 miliardi di ricavi

Crescita di 12 miliardi in un anno, le perdite annullano ogni fiscalità sul fatturato del gigante del commercio elettronico. Aumenta la differenza di competitività del commercio tradizionale. 

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Fa discutere e anche molto incazzare i milioni di operatori commerciali attivi in Italia e in Europa la notizia che Amazon, il colosso internazionale del commercio elettronico, nel 2020, nonostante la crescita dei ricavi di ben 12 miliardi di euro a 44 miliardi, non pagherà un solo centesimo di tasse. Anzi, a causa della perdita di 1,2 miliardi di euro dovuto, a detta dell’azienda, agli ingenti investimenti in corso, la multinazionale del commercio elettronico ha accumulato crediti fiscali per ben 2,7 miliardi di euro, buoni per compensare ogni futuro utile, sempre che questo venga riportato nei bilanci dopo la serie di alchimie contabili (legali) che servono per abbattere se non annullare gli obblighi fiscali che gravano sulle multinazionali di ogni genere.

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Una situazione grandemente diversa per i milioni di esercizi commerciali fisici situati nei vari comuni d’Italia e d’Europa che un trattamento simile ad Amazon se lo sognano: per tutti costoro, l’appuntamento con il fisco, almeno in Italia, miete almeno il 50% degli utili. Ovvio che con siffatte differenze di trattamento tributario la concorrenza è sleale ancora prima di iniziare.

Non meravigli, quindi, che in tantissime realtà si assista ad una progressiva desertificazione commerciale che si accompagna a quella sociale, dove tanti borghio quartieri sono ormai privi di negozi di vicinato, costringendo gli abitanti a trasferte di qualche chilometro per acquistare i generi di consumo quotidiano. Con tanti esercenti che abbassano la serranda per trasformarsi in corrieri delle multinazionalidel commercio elettronico per cercare di guadagnare qualcosa.

Come se ne esce? Con un’Europa che esca finalmente dalle secche dell’inconcludenza e dell’inefficienza, arrivando ad un accordo complessivo dove tutti i paesi membri accettino di cessare pratiche di concorrenza fiscale sleale per attirare sul loro territorio le aziende estere, finendo con l’applicare una tassazione minima (10%? 15%?) ed uguale per tutte le imprese con sede legale e attività sul territorio europeo. In caso contrario, non ci si stupisca se l’Europa progressivamente s’impoverirà a favore di quale stato isoletta dove le multinazionali fanno affluire i loro grassi utili in regime di quasi esenzione fiscale.

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