In Trentino niente più palloncini liberati in aria: inquinano troppo. Ma le fogne no?

La terza Commissione del Consiglio provinciale approva all'unanimità l'emendamento di Claudio Cia (Fratelli d'Italia) per evitare la dispersione nell'ambiente di ulteriore plastica. Ma la Provincia tollera lo scarico delle fogne nel lago di Garda.

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Davvero strano il Trentino, quella terra dove l’Autonomia specialissima è sovrana anche nei cortocircuiti della politica che utilizza due pesi e due misure per ridurre l’inquinamento ambientale.

Con un lodevole esempio di evitare la diffusione di plastiche nell’ambiente, la terza Commissionelegislativa del Consiglio provinciale di Trento presieduta dal leghista Ivano Job ha approvato all’unanimità il disegno di legge 70 proposto da Claudio Cia (ex Agire, ora Fd’I) per introdurre nel territorio provinciale il divieto di liberare palloncini all’aria aperta in modo da contrastare la dispersione di plastica nell’ambiente.

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Se la proposta di Cia supererà anche il vaglio dell’Aula nelle prossime settimane, il lancio o il rilascio di palloncini nell’ambiente sarà assimilato all’abbandono di rifiuti già sanzionato dai vari comuni. Con il risultato che sul territorio provinciale si potrà continuare a vendere liberamente palloncini, ma non a disperderli nell’ambiente.

Peccato solo che simile solerzia non si sia vista nei confronti della tutela dei corpi idrici come fiumi e laghi, dove si tollera lo sversamento dei liquami fognari, specie in occasione di forti piogge, visto che in molti comuni la rete delle fognature bianche non è separata da quelle nere, con il risultato che il sistema va in sofferenza e conseguente scarico dei reflui non depurati nei fiumi o nei laghi.

Il caso più eclatante venuto alla luce pochi giorni fa di cui è stata data anche in queste pagine la notizia è legato al lago di Garda dove il depuratore del Linfano di Arco è stato protagonista di numerosi, ripetuti sversamenti di fogne non trattate nel fiume Sarca a poche centinaia di metri dal suo sbocco nel lago di Garda a ridosso delle spiagge di Torbole e di Arco.

Nella sua risposta all’interrogazione dell’esponente di Onda Civica Trentino, Filippo Degasperi, l’assessoreall’ambiente della provincia di Trento, Mario Tonina, ha scritto che negli ultimi 20 anni, l’impianto di Linfano ha scolmato per sovraccarico idraulico, 28.702 metri cubi di liquami non trattati nel Sarca e, di qui, nel lago di Garda. Il problema è che la situazione si è aggravata negli ultimi 10 anni. Considerando il periodoche va dal 2016 al 2020 tramite il fiume Sarca sono finiti nel lago di Garda 16.745 metri cubi di liquamilegati a 22 diversi sversamenti. Nel 2018 venne diramato anche un divieto di balneazione.

Secondo Tonina «il sovraccarico idraulico dell’impianto di Linfano è determinato esclusivamente dalle acque bianche che erroneamente confluiscono nella rete fognaria, soprattutto in occasione di eventi meteorologici”. Nel corso del 2020, i giorni di scarico diretto nel Sarca delle fognature non trattate sono stati 4 con uno sversamento di 8.696 metri cubi di liquami, livello più elevato in assoluto dal 2000.

Una situazione che si è riverberata su tutto il lago di Garda, con la stessa Comunità del Garda decisamente preoccupata della situazione venutasi a creare in Trentino, con il segretario generale, Pierlucio Ceresa, che ha chiesto al Trentino di farsi parte attiva per ridurre i fenomeni di inquinamento del lago. Fenomeniche si verificano in simili occasioni anche sulle altre coste, con i collettori fognari che sversano il sovrappiùnel lago, talvolta proprio in prossimità del bagnasciuga.

Una situazione che potrebbe essere facilmente risolta se solo la giunta provinciale a trazione Lega dimostrasse al stessa buona volontà utilizzata nel combattere l’inquinamento da palloncini. «La soluzioneal problema dei ripetuti sversamenti di fogne non trattate sarebbe semplice e di rapida realizzazione – commenta Degasperi che nelle prossime ore depositerà una mozione in Consiglio per richiamare il governo provinciale ad agire -: basterebbe costruire una vasca di accumulo di capacità adeguata all’ingresso del depuratore, di ogni depuratore attivo in Trentino. Un sistema economico che avrebbe il vantaggio, oltre adevitare lo sversamento di fogne non trattate, anche di consentire una migliore gestione del carico di lavoro degli impianti, specie di quelli operanti in ambito turistico, soggetti a forti fluttuazioni di carico. Mi meraviglio dei ritardi che i vari governi provinciali con cui hanno mancato di affrontare questa situazione, che ha anche forti ripercussioni sul richiamo turistico del lago di Garda, specie all’estero».

Proprio sulle ricadute d’immagine dei ripetuti scarichi delle fogne nel lago, il neo direttore dell’Apt Garda Dolomiti, Oskar Schwazer, professa ottimismo: «non ero informato di questa situazione, ma negli ultimi giorni la rassegna stampa delle testate estere non ha dato spazio a questa notizia. Sono fiducioso che non appena si potrà tornare liberamente a circolare tra stati, tedeschi e olandesi torneranno a frequentare in forza le spiagge del Garda».

Ecco come la matita graffiante di Domenico La Cava interpreta la situazione.trentino

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