L’Europa, come al solito, bacchetta l’Italia

La pandemia da Covid-19 forse cessa e la Commissione torna a mandare i compiti da fare a casa.  Di Mauro Marino, esperto di economia 

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europa parlamento europeo Europa circondata da stelle

Molto, molto lentamente l’Italia sta tornando alla normalità dopo la terribile pandemia da Covid-19 che ha colpito tutto il mondo. In Italia il piano vaccinale sta andando a gonfie vele con oltre 500.000 inoculazioni giornaliere grazie alla supervisione del generale Figliuolo, le attività sono finalmente quasi tutte riaperte e si aspetta un’estate molto positiva, con una grande voglia di vacanze da parte degli italiani e anche degli stranieri che arriveranno nel Belpaese.

C’è una grande voglia di ripartenza, c’è grande entusiasmo e sia in questo 2021 che l’anno prossimo ci si aspetta un significativo rimbalzo del PIL, dopo che nel 2020 questo aveva perso il 9% rispetto all’anno precedente.

In questo scenario, con un orizzonte finalmente positivo, immediatamente ci pensa Bruxelles a rimettere l’Italietta nuovamente in ansia. La Commissione Europea, infatti, tramite un alto funzionario fa sapere che «l’Italia, assieme a Cipro e Grecia continua a registrare squilibri eccessivi, legati all’elevato debito pubblicoe all’elevata quota di crediti deteriorati, per questo motivo il Belpaese dovrebbe limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale ma anche aumentare gli investimenti, pur proseguendo una politica di bilancio prudente».

In una conferenza stampa, il vicepresidente della Commissione europea, Vladis Dombrovski, avvisa che «l’intera attività economica dovrebbe tornare al livello di pre-crisi entro quest’anno e ci aspettiamo che tutte le economie degli stati membri torneranno ai livelli di pre-crisi entro la fine dell’anno prossimo quando tornerà il patto di stabilità».

Le criticità esistenti in Italia sono in quattro grandi ambiti: debito pubblico, fisco, lavoro e pensioni.

L’elevato debito pubblico italiano, che quest’anno arriverà al 160% del PIL, viene definito come fonte di vulnerabilità per l’economia oltre che una potenziale fonte di contagio per l’intera Eurozona. Secondo la Commissione europea, il debito rimarrà oltre il 155% per la maggior parte di questo decennio. Pertanto, si chiede all’Italia di limitare le spese correnti e incrementare la revisione della spesa pubblica, di aumentaregli investimenti e attuare le riforme a cominciare dalla pubblica amministrazione che annovera ancora grandi sacche d’inefficienza e spreco.

Sul fronte del Fisco, Bruxelles si aspetta la riforma anche per ridurre l’elevata pressione fiscale sul lavoroche rappresenta un ostacolo agli investimenti in Italia, invitando a limitare i casi di IVA agevolata e ad aumentare le tasse sugli immobili. Dando un forte impulso all’evasione fiscale.

Per quanto riguarda il fronte lavoro, la Commissione critica il blocco dei licenziamenti che considera un provvedimento privo di efficacia e addirittura controproducente se estesa troppo a lungo e punta il dito sul costo del sistema previdenziale, criticando senza mezze misure “quota 100” che ha determinato un aumento della spesa pensionistica dell’0,4% annuo, e prevede che tale spessa negli anni possa aumentare vertiginosamente fino ad arrivare al 18% del PIL nell’anno 2036.

Insomma, niente di nuovo: il Belpaese è nuovamente chiamato a fare i compiti a casa. Non è ancora terminata la pandemia da Covid-19 che in Italia ha causato oltre 126.000 decessi, un calo dell’aspettativadi vita scesa di oltre 1 anno e 6 mesi, la perdita di oltre 1.000.000 di posti di lavorio, senza dimenticare le decine di suicidi da parte di piccoli imprenditori disperati, oltre a svariate migliaia di Partite IVA che non sono più in grado di riprendere le loro attività, che l’Unione Europea bacchetta l’Italia.

Sembra che la pandemia con tutto quello che ha portato sia stata solamente una brutta parentesi e tutto possa tornare come prima. Si torna nuovamente, immediatamente, al patto di stabilità, e tutti i miliardi di euro del Pnrr che dovrebbero arrivare nei prossimi sei anni saranno condizionati all’effettuazione delle riforme che l’Europa pretende con il ricatto che se non saranno effettuate nel modo che vogliono loro non ci saranno nemmeno i fondi sperati.

In pratica, l’Europa si comporta come ha sempre fatto e i segnali di cambiamento che sembravano esserci allo scoppio della pandemia sono stati solamente di facciata, non di sostanza.

E Draghi? Il Paese aspetta ancora un cambio di passo, che si passi dal “ce lo chiede l’Europa” di montiana memoria ad un modo di ragionare non subalterno all’Europa. Qualche timida risposta da parte del Presidente del Consiglio in verità c’è stata, come quando ha criticato la gestione insoddisfacente dei vaccini da parte della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quando ha liquidato il tema del MES sanitario con la frase “non serve a questi rendimenti”, già, perché il risparmio in termini di interessi sarebbe stato poca cosa se confrontata con il rischio politico insito in una tale decisione.

La speranza è che quando Draghi lascerà il suo incarico, i nostri politici acquisiscano una diversa forma mentis riguardo al rapporto con l’Europa che non dovrà essere più subalterno, ma bensì dignitario.

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