Export formaggi italiani: dati incoraggianti nel primo trimestre 2021

Secondo Alleanza Coop, +2,8% in Ue, record in Cina, male il Regno Unito con -15,4%. In Alto Adige il settore regge nonostante pressioni sui prezzi del latte.

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Arrivano segnali incoraggianti dai dati dell’export dei formaggi italiani nel primo trimestre 2021, che mostrano un pareggio del fatturato estero rispetto al 2020 (+0,1%) e addirittura un aumento dei volumi venduti (+1,1%). Questo lo scenario che emerge dalle elaborazioni di Alleanza Cooperative Agroalimentarisui dati del commercio con l’estero relativi al primo trimestre 2021 pubblicati dall’Istat.

Ancora una volta, il mercato europeo dimostra di essere l’ago della bilancia delle esportazioni di formaggi italiani che nel solo mese di marzo sono aumentate le vendite intracomunitarie del 22% sfiorando i 200 milioni di Euro. Tale risultato ha controbilanciato le perdite di gennaio e febbraio, portando il dato cumulato Ue del primo trimestre a +4,9% in volume e +2,8% in valore rispetto al 2020.

«Si tratta di una inversione di tendenza rispetto all’inizio dell’anno – commenta il coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari, Giovanni Guarneriche fa ben sperare in vista dei mesi estivi e di una progressiva e graduale riapertura del canale Horeca in molti paesi. Valutiamo però con molta cautela i dati registrati a marzo, poiché si tratta di variazioni rispetto al marzo dello scorso anno, quando lo scenario vedeva il mercato già colpito dai primi grandi contraccolpi causati dalla pandemia».

Nei mercati extra-Ue, continuano a soffrire il Regno Unito (-15,4% in valore rispetto al primo trimestre dello scorso anno) e il Giappone (-32% in valore), mentre gli Usa registrano una leggera crescita nel mese di marzo, che ridimensiona il dato negativo cumulato del trimestre che si attesta su un -10,5%. Continua a registrare incrementi record la Cina, che quasi triplica le vendite in valore registrate nei primi tre mesi del 2020. Riguardo alle categorie, nei tre mesi, c’è da segnalare ancora la crescita dei freschi (soprattutto mascarpone e mozzarella) e del provolone; calano tutti gli altri prodotti anche se con variazioni meno sostanziali rispetto al periodo gennaio-febbraio 2021.

Il mese di marzo, infatti, ha mostrato crescite in doppia cifra per l’export di quasi tutti i formaggi italiani rilevati: tra gli altri, Pecorino +31%, Gorgonzola +19%, Grana e Parmigiano +13%.

In Alto Adige il settore lattiero caseario è stato messo sotto pressione. «Nel 2020 abbiamo dovuto reinventare le catene logistiche, sviluppare nuovi canali di vendita e rielaborare modelli di marketing provati», ha affermato il presidente della Federazione Latterie Alto Adige, Joachim Reinalter.

Analizzando l’anno 2020 l’associazione giunge alla seguente conclusione: nonostante la crisi, il prezzo del latte è rimasto stabile, le future sfide saranno però molte. L’anno di crisi è stato affrontato il meglio possibile con molto impegno da parte di tutti i coinvolti.

«Per poter continuare la raccolta e la lavorazione del latte abbiamo dovuto riesaminare la situazione, dato che tutto quello che abbiamo dato per scontato fino ad oggi, nella produzione, nella logistica e nella vendita, non corrispondeva più alla realtà – spiega Annemarie Kaser, direttore della Federazione Latterie Alto Adige -. Dopotutto, le mucche danno latte ogni giorno».

Nello scorso anno la quantità prodotta è rimasta stabile. Complessivamente sono stati consegnati 402 milioni di chilogrammi di latte vaccino, poco meno dell’1% in più rispetto all’anno precedente. Con 1,62 milioni di chilogrammi, la quantità di latte di capra consegnata è stata di circa il 5,3% superiore rispetto al 2019. D’altra parte, il numero di aziende lattiero-casearie è in costante calo. «Purtroppo – afferma Reinalter -, non siamo riusciti a fermare il trend negativo dell’anno precedente, tanto che negli ultimi 20 anni abbiamo perso più di 1700 aziende».

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