Incentivi auto, per il rilancio servono provvedimenti strutturali a media scadenza

Indagine Anfia sulle ricadute degli incentivi: a fronte di 250 milioni di investimento pubblico per l’acquisto delle auto termiche a basse emissioni, generato un fatturato di 2,7 miliardi e 883 milioni di sola Iva. 

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Il settore automotive italiano ha bisogno di interventi strutturali a medio lungo termine, sia per accompagnare una difficile transizione tecnologica ed ambientale, sia per evitare un mercatostop & go”, tra improvvise ripartenze quando sono disponibili gli incentivi auto e altrettante repentine frenate quando questi terminano.

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Soprattutto, secondo “Lo Schiacciasassi”, specie ora che il Parlamento pare intenzionato a rinnovare gli incentivi per l’acquisto di un’auto con motore termico (quelli per l’auto elettrica, ridondanti rispetto all’andamento del mercato, sono sempre stati avanzati) con altri 400 milioni di euro, è necessario passare da una logicaspot” ad un intervento di carattere strutturale, capace di dare per almeno i prossimi due-tre anni un quadro di riferimento chiaro, sicuro e concreto, tale da potere programmare, da un lato, la produzione nazionale e, dall’altro, di programmare gli acquisti da parte delle famiglie senza patemid’animo per timore che gli incentivi s’esauriscano.

In quest’ottica, sempre secondo “Lo Schiacciasassi”, è necessario equiparare gli incentivi tra tutti i veicoli a basso impatto ambientale, abolendo ogni differenza tra elettrico, ibrido e termico Euro 6: si tratta di abbattere una giungla di interventi che confonde gli acquirenti, soprattutto in considerazione che la soglia emissiva, specie dei veicoli ibridi e termici, basta poco per superarla, come un diverso allestimento del veicolo che ne fa aumentare di poco il peso e i consumi. Quindi, per tutti un incentivo basatosull’esenzione dall’Iva 22% per tutti i veicoli con emissioni fino a 200 grammi CO2/km, tale da non penalizzare la produzione italiana e gli acquisti delle famiglie numerose che cercano una vettura spaziosa(e pesante) rispetto a chi acquista un’utilitaria o una sportiva.

In questo contesto, serve cambiare anche le regole della deducibilità fiscale dell’auto aziendale, dove l’Italia è fanalino di coda in Europa. Cosa che ne penalizzano le vendite di almeno 150/200.000 pezzi nuoviall’anno. Senza considerare che da una ridotta deducibilità (il 40% dell’Iva pagata e il 20% di un tetto di poco più di 18.000 euro del prezzo d’acquisto) influisce sulla competitività delle imprese e delle Partite Iva italianerispetto alla concorrenza estera. Quindi, ben venga la proposta avanzata dalla Lega di portare l’autoaziendale italiana in Europa, con la deducibilità del 100% del prezzo d’acquisto e dell’Iva pagata.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.incentivi auto

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