Allarme infondato del Pd circa lo storno di 4,6 miliardi dal fondo perequativo

De Menech: «tentativo di sottrarre risorse alla montagna». Carfagna: «notizia infondata». Bond: «le aree con gap infrastrutturale non vengono penalizzate. Indispensabile, invece, accelerare sull’erogazione delle risorse alla montagna dei decreti Ristori e Sostegni». 

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«C’è un tentativo di sottrarre risorse alla montagna, alle aree interne e al Sud. Grave il colpo di mano che ha tolto dal decreto leggeSemplificazioni” i 4,6 miliardi del fondo perequativo destinato alle aree in cui è più alto il gap infrastrutturale, previsti all’articolo 59, per spalmarli in una serie di interventi generici» scrive il deputato Dem, Roger De Menech, che promette un «confronto serrato», quando il provvedimento arriverà alla Camera per la conversione in legge. «Faremo di tutto per modificarlo e credo ci riusciremo. Il Partito democratico è compatto su questo punto. Abbiamo già coinvolto la segreteria nazionale e i capigruppo alla Camera e al Senato».

Il fondo perequativo era stato introdotto dal precedente governo al termine di un confronto con la conferenza delle Regioni e prevede interventi di riequilibrio sulle infrastrutture tenendo conto degli indici di montuosità, di inserimento nelle aree interne e del Sud.

«Tutti elementi spariti nel testo del decretoSemplificazioni” – afferma De Menech -. Il nostro obiettivo rimane l’attuazione all’autonomia differenziata e soprattutto sostenere i territori più fragili e più bisognosi di infrastrutture. L’articolo 59 deve essere soppresso e come PD faremo in modo di ridare i 4,6 miliardi previsti ai loro beneficiari: i territori montani, quelli delle aree interne e quelli del Sud».

Di parere assolutamente diverso i ministri delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, e del ministro per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, che in una nota congiuntasottolineano come «l’articolo 59 del decreto leggeSemplificazioniappena adottato è uno strumento di accelerazione degli interventi di coesione territoriale e di perequazione infrastrutturale. L’articolo non muta l’obiettivo posto dalla b – che è quello di ridurre il divario infrastrutturale -, ma ne semplifica il procedimento. Nell’ambito dell’istruttoria sono pienamente coinvolti gli enti locali che devono trasmettere i dati, così come è coinvolta la conferenza unificata in sede di individuazione degli obiettiviprioritari” di recupero del deficit. Non c’è un solo motivo per asserire che in sede applicativa questa norma finisca per penalizzare le aree interne, le zone di montagna o più in generale il Mezzogiorno, che proprio in virtù del deficit infrastrutturale rispetto alla media nazionale saranno oggetto prioritario degli interventi di perequazione».

Per Giovannini e Carfagna «come la norma novellata indica chiaramente, con delibera Cipess saranno stabiliti i criteri di priorità e le azioni da perseguire per la riduzione del divario. Nella indicazione di tali criteri, la specificità delle aree di montagne e delle aree interne sarà naturalmente valorizzata. La precedente norma legava la ricognizione ad una serie di indici normativi tale da renderla nei fatti complicata, se non impossibile. Si è invece intervenuto per rendere l’opera di ricognizione semplice e gli interventi di perequazione infrastrutturale fattibili e concreti, in linea con lo spirito del decretoSemplificazioni”».

Non c’è solo il fondo perequativo a far tribolare la montagna. A favore della montagna interviene anche il deputato di Forza Italia, Dario Bond, che sollecita il governo Draghi alla rapida erogazione delle risorse già stanziate: «entro metà luglio gli impiantisti, i maestri di sci e il settore ricettivo devono ricevere i ristori tanto attesi. Si tratta di una iniezione di liquidità fondamentale, e insieme uno spiraglio di fiducia per l’estate che sta partendo. Senza impianti, alberghi, ristoranti e attività, la montagna muore».

Bond ha voluto sentire direttamente il ministro del Turismo, il leghista Massimo Garavaglia, e il vice ministro dell’Economia, la pentastellata Laura Castelli. «Ho voluto sentire da loro tempistiche e situazione precisa dei ristori per il turismo invernale. I famosi 430 milioni di euro per gli impianti di risalita, a cui si aggiungono i 40 milioni per i maestri di sci e i 230 milioni per gli altri settori di riferimento del turismo. Ho ricevuto rassicurazioni su una rapida erogazione – sottolinea Bond -, già entro la metà di luglio. Ma sarò vigile su questa questione, un passaggio quanto mai indispensabile, non solo per far partire l’estate, ma anche e soprattutto per far respirare gli operatori, dopo un inverno drammatico. Molte attività sono alla canna del gas, perché hanno dovuto pagare le spese senza aver avuto nemmeno un euro di entrata negli ultimi mesi. Stiamo parlando di bar, ristoranti, negozi: tutte imprese che dietro hanno famiglie e posti di lavoro, vale a dire il cuore pulsante di chi in montagna ci vive e ci lavora. Garavaglia e Castelli sembrano aver capito che senza una rapida erogazione dei ristori si rischia davvero di far chiudere la montagna, che già è stata costretta alla chiusura imposta durante i mesi invernali. Ora l’augurio è che l’estate possa segnare la ripartenza, non solo per i prossimi mesi, ma da qui ai prossimi anni, finalmente liberi dal Covid».

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