Politiche ambientali europee, cresce l’allarme sull’impatto economico e sociale

A differenza di altre grandi realtà (Usa, Cina, India, Russia) forti inquinatrici, il Vecchio continente, responsabile di solo il 9% delle emissioni totali, vuole strafare puntando all’impatto zero. Con conseguenze pesantissime sull’economia e sull’occupazione. 

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politiche ambientali

L’Unione Europea vuole strafare in ambito delle politiche ambientali, puntando a diventare la prima della classe puntando all’impatto zero, ma con fortissime ricadute economiche e sociali, tanto che gli allarmi iniziano a farsi forti e frequenti verso una miopia politica comunitaria che pare correre felice ed indisturbata verso il baratro.

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Dall’avvento di Ursula von der Leyen alla guida dell’Unione Europea, le politiche ambientali sono diventate una sorta di mantra, un argomento che ha la priorità su tutto il resto, a partire dall’impatto sull’economia e sulla società che inizia a farsi sentire in modo sostanziale in termini di aumento del costo di molti prodotti, ad iniziare da quelli energetici e ad alto contenuto di carbonio, con le quotazioni della borsa sulle emissionidi CO2 schizzate da una media di 20 a 50 euro alla tonnellata, con le bollette delle forniture di gas ed energia che hanno registrato rialzi rispettivamente del 10% e del 15% nell’ultimo trimestre 2021 (con una tendenza destinata alla crescita anche per il resto dell’anno), con tante imprese europee alle prese con una competitività internazionale sempre più difficoltosa. Questo perché i concorrenti esteri, ad iniziare dalla Cina, dall’India, dalla Russia e anche dagli Stati Uniti, non sono zelanti come l’Europa a tagliare le emissioni, anzi.

Cina e India, nonostante siano due economie altamente inquinanti ed energeticamente poco efficienti, non intendono ridurre, se non marginalmente, le loro emissioni prima del 2040 o del 2050, gli Usa sono sempre stati molto tiepidi sulla transizione energetica, in Russia non se ne parla proprio. Ecco che la prima della classe vuole fare ancora meglio e azzerare il già ridotto contributo del 9% delle emissioni inquinanti globali. Solo che per fare questo dovrà investire montagne di miliardi di euro per ridurre l’inquinamento di produzioni strategiche come l’acciaio o i prodotti energetici. Con il risultato di mettere fuori mercato molte produzioni europee a favore delle importazioni da paesi più convenienti, guarda caso proprio quella Cina, India e anche Indocina che continuano ad inquinare come e più di prima.

La domanda fatale è se l’Europa può permettersi di andare avanti su questa rotta che porta dritto verso il baratro, uno scenario di decrescita (in)felice fatta sì di poche emissioni locali (forse si giungerà a mettere il catalizzatore persino alle vacche per ridurre le emissioni di gas serra…), con buona pace delle correnti globali che diluiscono gli effetti dell’inquinamento praticamente ovunque. Ne vale la pena? Secondo “Lo Schiacciasassino. E per questo è necessario un forte ripensamento delle politiche europee finché si è in tempo per non finire ulteriormente stritolati da altre realtà di conquista.

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.politiche ambientali

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