“Green pass” aumenta la confusione tra gli operatori economici e i cittadini

Dubbi circa l’opportunità di chiedere il certificato per l’accesso agli esercizi pubblici. Bond (FI): «a breve la soluzione per i guariti Covid con una sola dose di vaccino». 

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Attorno al “Green pass”, ovvero la certificazione che viene rilasciata a coloro che hanno effettuato la vaccinazione con doppia dosecontro il Covid-19 monta la confusione, specie per chi vuole frequentare luoghi ed esercizi pubblici, oltre che per frequentare i luoghi di lavoro, senza trascurare il problema di coloro che hanno avuto il Covid-19 e tecnicamente sono immunizzati, ma non rientrano tra coloro che al momento possono richiedere la “carta verde”.

Il problema sta nel fatto che il governo Draghi punta a rafforzare il numero dei vaccinati con doppia dose per cercare di limitare le conseguenze sanitarie in caso di contagio, in considerazione del fatto che i vaccinati hanno meno conseguenze rispetto a coloro che non lo sono. Solo che ci sono ancora molte sacche di persone che non sono affatto intenzionate a vaccinarsi, con la conseguenza di trovare soluzioni rispettose della Costituzione per favorire l’aumento dei vaccinati.

Un po’ sull’onda francese, cresce la spinta per legare la libera fruizione di alcuni servizi pubblici – ad iniziare da bar e ristoranti, oltre che per gli eventi – al possesso del “Green pass”, suscitando però le critiche perché ciò corrisponderebbe ad un obbligo di fatto di vaccinazione.

Chi spinge sulla vaccinazione sono le categorie economiche manifatturiere e di servizio che paiono essere intenzionate a legarel’ingresso al posto di lavoro al possesso del “Green pass”, con il passaggio non trascurabile che chi non entra al lavoro per mancanzadel documento perde pure il diritto alla retribuzione.

Intanto, si cerca di risolvere la questione del rilascio della certificazione a coloro che sono guariti dal Covid-19. Se ne è fatto carico il deputato azzurro Dario Bond che ha sollecitato al proposito il ministro alla sanità, Roberto Speranza, il quale «ha garantito che al prossimo Consiglio dei ministri sarà discussa la questione del “Green pass” per i guariti Covid. Bene – afferma Bond -, perché si rischiava di creare un problema per le persone che si erano vaccinate e anche un danno di immagine sulla campagna vaccinale».

Bond aveva sollevato la questione del cortocircuito nei “Green pass” delle persone negativizzate. Il documento vaccinale riportava la scritta “1 di 2 dosi”, come se queste persone dovessero ancora completare la profilassi obbligatoria. Invece, per i protocolli sanitari nazionali, chi è guarito dal Covid deve fare solo una dose di vaccino.

«Ho ricevuto diverse segnalazioni, anche nel Bellunese, e ho interessato della cosa immediatamente il ministro competente. Non si poteva lasciare in sospeso la questione. E difatti il ministro mi ha assicurato che il tema sarà sul tavolo del prossimo consiglio dei ministri, per trovare rapida soluzione. Si tratta di un problema importante, anche per il turismo della montagna, che ha bisogno di ripartire in sicurezzae non può dover fare i conti con “cortocircuitisimili».

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