Ripresa economica un nuovo miracolo italiano? Forse anche no

Nei prossimi mesi, per le aziende italiane i nodi nascosti verranno al pettine. Di Gianfranco Merlin, esperto di comunicazione politica

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ripresa economica
Gianfranco Merlin.

Vedendo quello che le principali testate di quotidiani e televisioni stanno diffondendo circa l’economia italiana, sembrerebbe di essere tornati indietro ai mitici Anni Cinquanta del secolo scorso, quelli che iniziavano ad annunciare la ripresa economica del Paese, il boom economico che si lì a poco avrebbe iniziato a galoppare. Il Sole 24 Ore addirittura commentava il dato della crescita del PIL al 4,5% sul primo trimestre al boom economico, cui s’è aggiunto anche un Renato Brunetta, colto in questo periodo da visioni mistiche. Per non dire dell’Ufficioparlamentare di bilancio che si spinge in previsioni in cui nel 2021 il Pil italiano dovrebbe sfiorare su base annua addirittura il 6% e nel 2022 andare oltre il 4%. Roba forte, anzi, fortissima.

Tutti parlano di nuovo miracolo economico italiano (i dati sono decisamente superiori a Germania e Francia e in linea con quelli della Spagna) e di forte ripresa perché i dati del secondo trimestre confrontati all’anno scorso, sono di poco superiori alle previsioni che su base annua significherebbe una crescita del 4,8% annuo: peccato che qui ci sia un inghippo, perché l’anno scorso l’Italia ha accumulato quasi un 9% di perdita del Pil, una delle cadute più forti in Europa. Quindi, facendo un elementare conteggio, il dato sarebbe sicuramente confortante se in Italia la crescita del PIL fosse di almeno del 10%, tale da superare d’un botto – così come stanno facendo altri paesi europei – la crisi del 2020. Centrando un 5% o anche un 6% non si sarebbe nemmeno recuperato le perdite accumulate nel 2020. Con in più un’avvertenza: prima della crisi da Covid-19, l’Italia era l’unico tra i grandi paesi a non avere ancora recuperato dalla crisi finanziaria del 2008, quando tutti gli altri hanno recuperato e guadagnato ampiamente a doppia cifra.

Chi oggi si entusiasma dei dati sulla ripresa economica sul Pil o è in mala fede o non capisce nulla di economia oppure, ancora, i politici usano una strategia fuorviantemente ottimista per dare lustro al proprio operato e blandire le masse.

Per risollevare la barca Italia, si dovrebbe sperare almeno di raggiungere quello che in economia si chiama il “rimbalzo del gatto morto”, arrivare perlomeno a recuperare le perdite dell’anno precedente.

Purtroppo per quelli che si stanno sgolando nel proclamare la grande ripresa economica, di avere spezzato le reni alla crisi economica da Covid-19, è opportuno far notare che i prossimi due trimestri saranno condizionati da diversi fattori negativi, con molti nodi irrisolti che stanno arrivando al pettine.

Con lo sblocco inevitabile dei licenziamenti si sono già avute le prime avvisaglie di crisi sociale. Il turismo, settore trainante per molti settori economici e di molti territori, è stato nuovamente ammazzato dal “Green Pass”, con disdette a pioggia proprio a metà stagione estiva. Per non parlare, poi, del fenomeno delle piccole aziende italiane, il 25% delle quali sono a rischio chiusura che vanno ad aggiungersi al circa un milione di partite Iva già chiuse nel corso del 2020. Entro il 2021, il numero dei fallimenti è destinato inevitabilmente a crescere, specie tra quelle imprese deboli che rantolavano ancora prima dell’avvento del Covid-19.

Agli imprenditori in difficoltà per i corsi economici, il colpo di grazia arriverà il prossimo autunno quando cesseranno il blocco delle cartelle esattoriali, moratoria dei ratei dei mutui bancari, affitti e bollette in sospeso.

Se non bastasse, ci sono già ora le prime avvisaglie della bolla finanziaria, che le banche centrali stanno cercando in tutti i modi di tenere a bada, inondando di liquidità i mercati per non soffocare la ripresa economica. Nonostante ciò, arriverà anche il “cigno nero” nel mercato finanziario, che in questo momento sta vivendo una innaturale fase positiva pompato esclusivamente dalla facile liquidità e dalla speculazione, non rappresentando assolutamente la realtà economica attuale del mercato reale. Gli esperti indipendenti dicono che si è in una bolla enorme e che prima o poi scoppierà: è solo questione di tempo, come già accaduto con la crisi dei mutui subprime negli Usa che poi è dilagata in tutto l’orbe finanziario.

Altra incognita che attende chi governa l’economia è il fenomeno nuovo della superinflazione. In questo momento, tutte le banche centrali stampano denaro a tutta forza creando, assieme al deciso rialzo del costo delle materie prime (del 30, 50 e anche del 100% per alcuni componenti strategici come i chip elettronici, spesso introvabili che stanno bloccando la catena della produzione di gran parte dei manufatti), inflazione sempre più galoppante, non seguita da un aumento corrispondente dei relativi prezzi al consumo come succedeva negli anni ’70, che finisce con il ridurre i margini delle aziende.

Qualcuno, mente libera, con orecchi non otturati e occhi non coperti da un doppio strato di fette di speck (o di salame: al lettore la scelta) teme che i successi che si stanno artatamente pompando con la grancassa mediatica siano solo un fuoco fatuo, destinato a trasformarsi in breve tempo i un nuovo collasso economico, tanto più per una realtà di pura trasformazione come quella italiana, legata a doppio filo alle importazioni delle materie prime. Se poi ci si mette anche la politica a gambizzare con decisioni demagogiche ed irrealistiche l’economia reale con l’applicazione in un contesto estremamente fragile e delicato come l’attuale di tasse ambientali come un prezzo delle emissioni di CO2 a 50 dollari alla tonnellata, oltre sei volte quella che pagano realtà come Cina e India, si capisceche gli aneliti di ripresa duratura dell’economia italiana (ed europea) si fondano sulle sabbie mobili. Molto più probabile che a breve si assista ad una nuova crisi economica e che serva almeno un paio d’anni per tornare ai livelli del 2019, che erano, per la sola Italia, ancora inferiori a quelli del 2008.

A chi vaticina troppo facili successi dell’economia nazionale, complice anche le elezioni amministrative del prossimo autunno, è meglio consigliare prudenza, molta prudenza, perché il risveglio dai sogni può essere molto butto. Insomma, vale sempre il vecchio detto: “non dire gatto fin che non è nel sacco”.

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