Ciambetti ricorda l’autonomista Alcide De Gasperi

Secondo il presidente del Consiglio regionale del Veneto «lo statista trentino è stato un precorritore dell’autonomia per i territori». 

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piano marshall Alcide de Gasperi 1
Alcide De Gasperi, fautore della ricostruzione italiana.

Nella giornata di commemorazione della figura di Alcide De Gasperi nell’anniversario della sua scomparsa avvenuta il 19 agosto del 1954 a Pieve Tesino, il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha voluto ricordare la figura dello statista trentino e artefice con il suo governo della ricostruzione dell’Italia all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale.

«Giustamente nello stabilire un parallelo tra la ricostruzione dopo il Secondo Dopoguerra e le radicali riforme che attendono l’Italia, Mario Draghi ha citato Alcide De Gasperi, con una scelta più che corretta e giusta, innanzitutto per il ruolo decisivo avuto dallo statista trentino sia nella ricostruzione non solo materiale dell’Italia sia nell’avvio di quella che sarebbe diventata l’Unione Europea, ma anche per la rettitudine, l’etica, il vivere la politica come missione al servizio della comunità, il profondo rispetto per i suoi avversari politici» afferma Ciambetti, evidenziando aspetti culturali e comportamentali che oggi mancano a gran parte della classe politica in servizio a livello locale e nazionale.

Il presidente del Consiglio regionale veneto continua sottolineando come «non posso dimenticare che sin dai primi anni del suo apprendistato politico agli inizi del Novecento, De Gasperi fu un autentico autonomista, e già da studente universitario, come notava padre Igino Rogger, aveva sviluppato l’idea di una “coscienza nazionale positiva, ovvero la possibilità di distinguere tra appartenenza nazionale e appartenenza statuale”. Egli riuscì a coronare il suo sogno di un Trentino autonomo inserito nella Costituzione italiana, individuando una soluzione efficace anche per la questione tiroleseappunto attraverso l’autonomia che coglieva per i Sudtirolesi l’esigenza di tutela della loro identità, lingua e cultura. Dapprima con gli Austriaci, poi con i Savoia, De Gasperi aveva compreso come i pesanti apparati burocratici degli stati centralistici tendessero a negare e soffocare le specificità locali, negando anche l’evidenza in quelle realtà che per storia avevano una lunga tradizione di autogoverno e autogestione, come appunto il Trentino o il Tirolo meridionale. La soluzione che De Gasperi trovò per la sua terra rimane – sottolinea Ciambetti – di straordinaria attualità e lo dimostra non solo il buongoverno delle due province autonome, ma anche l’impegno profuso nella costituzione dell’Euregio Tirolo Alto Adige Trentino, nella partecipazione ai programmi transfrontalieri Italia-Austria o Central Europe, oltre che nella macro strategia europea EusAlp: le due province autonome sono un esempio europeo. Il merito di sudtirolesi e trentini è stato quello di aver difeso la loro autonomia onorando così la straordinaria intuizione di Alcide De Gasperi».

Un progetto che il grande statista trentino spiegò così nel suo intervento nella seduta del 29 gennaio 1948 all’Assemblea Costituente: «io che sono pure autonomista convinto e che ho patrocinato la tendenza autonomista, permettete che vi dica che le autonomie si salveranno, matureranno, resisteranno, solo a una condizione: che dimostrino di essere migliori della burocrazia statale, migliori del sistema accentrato statale, migliori soprattutto per quanto riguarda le spese. Non facciano la concorrenza allo Stato per non spendere molto, ma facciano in modo di creare una amministrazione più forte e che costi meno. Solo così le autonomie si salveranno ovunque, perché se un’autonomia dovesse sussistere a spese dello Stato, questa autonomia sarà apparente per qualche tempo e non durerà per un lungo periodo».

«Parole di una lungimiranza straordinaria che valgono ancor oggi e che assumono – conclude Ciambetti – un valore straordinario per chi oggi vuole ricostruire il Paese quadrando il cerchio tra libertà, impresa, solidarietà fra le generazioni e democrazia».

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